Solo chi si è trovato ad affrontarlo sa quanto sia frequente vedere respinte le domande di invalidità civile, accompagnamento o pensione di inabilità. Nella maggior parte dei casi, la bocciatura da parte dell’INPS dipende dalla mancanza del requisito sanitario.
Quando ciò accade, è fondamentale sapere come muoversi e quali strumenti attivare. Il punto di partenza è uno: l’ATP (Accertamento Tecnico Preventivo).
Pensioni: domanda di invalidità respinta dall’INPS? Ecco cosa fare iniziando dall’ATP
Per ottenere una prestazione legata alla disabilità è necessario innanzitutto un certificato medico introduttivo, redatto dal medico curante. Questo documento consente di avviare la pratica, che poi viene completata tramite patronato o direttamente sul portale INPS.
Successivamente, l’Istituto convoca il richiedente a una visita medica collegiale. È proprio in questa fase che si decide tutto:
- i medici della commissione INPS/ASL valutano la documentazione;
- effettuano la visita diretta;
- stabiliscono il grado di invalidità.
Da questo giudizio dipende l’esito: accoglimento, rigetto oppure riconoscimento parziale (ad esempio con accesso a benefici della Legge 104 ma senza prestazioni economiche).
Se la domanda viene respinta, il cittadino non resta senza strumenti: esiste una procedura precisa per far valere le proprie ragioni.
Ecco la corretta procedura da seguire per fare le cose per bene
A differenza di altre controversie con la Pubblica Amministrazione, nel caso delle invalidità non si può ricorrere subito al giudice con un’azione ordinaria.
Il motivo è evidente: si tratta di una valutazione medico-sanitaria, e un giudice non ha le competenze tecniche per sostituirsi direttamente ai medici della commissione.
Per questo la legge (articolo 445-bis del Codice di Procedura Civile) prevede un passaggio obbligato: l’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP).
Con questa procedura:
- si chiede al giudice di nominare un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU);
- il CTU è un medico terzo e imparziale;
- effettua una nuova valutazione, basata su visita e documentazione;
- redige una relazione tecnica che diventa centrale nella decisione.
Si tratta, in sostanza, di una seconda valutazione sanitaria, indipendente rispetto a quella dell’INPS.
I due scenari che si aprono per sbloccare la domanda di invalidità respinta dall’INPS in precedenza
Dopo la relazione del CTU si aprono due possibili scenari.
Se il consulente conferma il rigetto:
- il richiedente ha 30 giorni per contestare la relazione;
- successivamente, entro ulteriori 30 giorni, può avviare un vero e proprio ricorso giudiziario.
Se invece il consulente dà ragione al richiedente:
- la decisione passa all’INPS;
- l’Istituto ha 30 giorni per opporsi;
- se non lo fa, il giudice emette il decreto di omologa, che rende definitiva la valutazione favorevole.
A quel punto, l’INPS è obbligato ad adeguarsi e a riconoscere le prestazioni richieste.
In sintesi, l’ATP rappresenta un passaggio cruciale: non è solo una formalità, ma il vero snodo attraverso cui si può ribaltare una decisione negativa e ottenere il riconoscimento dei propri diritti.