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Pensioni con il contributivo per tutti: vantaggi e svantaggi della novità INPS

Il sistema contributivo oggi dedicato a chi ha iniziato a versare per la pensione dopo il 1995, diventerà per tutti.
11 Marzo 2026
pensioni col contributivo per tutti
Foto © Investireoggi

Da tempo il metodo contributivo per le pensioni è stato individuato dai legislatori come una delle possibili soluzioni ai problemi del sistema previdenziale. Tuttavia, se per chi fa le leggi il contributivo rappresenta una risposta alla crescente spesa pubblica per le pensioni, alcune considerazioni sorgono spontanee.

Se infatti con il sistema contributivo si riesce a contenere, almeno in parte, la spesa previdenziale nel lungo periodo, significa inevitabilmente che per chi andrà in pensione il metodo può risultare meno favorevole rispetto al passato. Si tratta di una riflessione legittima e che presenta diversi elementi di verità. Per comprenderla davvero, però, è necessario analizzare cosa significhi concretamente parlare di contributivo per tutti nel sistema pensionistico.

Perché il sistema contributivo presto sarà l’unico attivo per le pensioni?

Il metodo contributivo nasce con la riforma Dini del 1995 e ancora oggi non riguarda tutti i lavoratori allo stesso modo. Esistono infatti contribuenti che rientrano nel cosiddetto sistema misto, sia dal punto di vista del calcolo della pensione sia da quello dei requisiti per il diritto al trattamento.

Il sistema contributivo prevede che la pensione venga calcolata esclusivamente sulla base dei contributi effettivamente versati durante la carriera, cioè sul cosiddetto montante contributivo accumulato. Il sistema retributivo, invece, basava il calcolo soprattutto sugli stipendi o sui redditi degli ultimi anni di lavoro, generalmente più elevati.

Oggi chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 rientra nel sistema misto. Questo significa che ha diritto al calcolo retributivo fino al 31 dicembre 1995. Per chi invece aveva almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, il calcolo retributivo può arrivare fino al 31 dicembre 2011, mentre per i periodi successivi si applica il sistema contributivo.

In ogni caso, anche con il metodo contributivo redditi e stipendi continuano a incidere sulla pensione. I contributi versati, infatti, sono proporzionati alla retribuzione o al reddito: più alti sono questi valori, più elevata sarà la quota di contributi accumulata e, di conseguenza, la pensione futura.

Pensioni con il contributivo per tutti: vantaggi e svantaggi della novità INPS

Il sistema contributivo viene spesso considerato più equo rispetto al sistema retributivo. Questo perché riduce il fenomeno di chi, negli ultimi anni di carriera, riusciva a ottenere pensioni molto elevate rispetto ai contributi effettivamente versati, grazie a stipendi più alti nella fase finale della vita lavorativa.

Tuttavia il contributivo non presenta solo svantaggi. Guardando al diritto alla pensione, emergono anche alcune opportunità.

Ad esempio, il sistema contributivo consente:

Si tratta di possibilità che non esistevano nel sistema retributivo e che rappresentano una certa flessibilità nell’accesso alla pensione.

Il contributivo per tutti sulle pensioni e la previdenza integrativa

Negli ultimi tempi anche l’INPS, attraverso il suo presidente Gabriele Fava, ha sottolineato come il sistema previdenziale stia andando sempre più verso il contributivo per tutti.

Il motivo è soprattutto anagrafico e temporale.

Anche le pensioni oggi calcolate con il sistema misto presentano ormai una quota contributiva predominante, perché con il passare degli anni la parte retributiva si riduce progressivamente.

Nei prossimi anni, quindi, è probabile che scompaiano quasi del tutto i pensionati con quote significative di calcolo retributivo.

Per garantirsi una pensione almeno sufficiente per vivere, il sistema contributivo impone alcune riflessioni importanti. Per accumulare un montante contributivo elevato servono infatti:

  • redditi e stipendi adeguati
  • carriere lunghe e continue

Un lavoratore dipendente versa infatti circa il 33% dello stipendio in contributi previdenziali. Più alto è lo stipendio, maggiore sarà la quota che alimenta il montante contributivo.

Anche la continuità lavorativa diventa fondamentale. I periodi senza lavoro non generano contributi e riducono quindi la pensione futura. Allo stesso modo, i periodi coperti da ammortizzatori sociali o con redditi più bassi producono contributi inferiori e quindi un montante più contenuto.

Il calcolo e le regole per andare in quiescenza

Uno dei problemi più discussi del sistema contributivo riguarda le soglie minime di pensione necessarie per ottenere il trattamento.

Ad esempio, oggi per accedere alla pensione anticipata contributiva a 64 anni è necessario che l’assegno maturato sia almeno pari a circa tre volte l’Assegno Sociale, cioè intorno ai 1.600 euro mensili.

Proprio per questo motivo, accanto al sistema contributivo, cresce l’attenzione verso la previdenza integrativa.

Nel 2025, ad esempio, è stata introdotta la possibilità di sommare la rendita della previdenza complementare con quella della previdenza obbligatoria per raggiungere la soglia minima necessaria ad accedere alla pensione anticipata contributiva.

Si tratta di una soluzione sperimentale, applicata solo per il 2025, ma che potrebbe tornare centrale nel dibattito previdenziale. Con l’arrivo del contributivo per tutti, infatti, il ruolo dei fondi pensione integrativi potrebbe diventare sempre più importante per garantire trattamenti pensionistici adeguati.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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