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Pensioni con errori: anche 400 euro in meno al mese, ecco come recuperare gli arretrati

Molti sono gli errori sul calcolo di una pensione e spesso questa è pagata in misura inferiore a quella spettante.
15 Maggio 2026
Errori pensioni
Foto © Investireoggi

Una pensione su tre erogate dall’INPS potrebbe presentare errori di calcolo a sfavore del pensionato. È questo il dato che emerge periodicamente durante le campagne di sensibilizzazione promosse dai sindacati dei pensionati e da diverse associazioni di tutela.

Verificare la propria pensione e controllare di percepire davvero quanto spetta è quindi un passaggio fondamentale. Anche perché, secondo uno studio di Consulcesi & Partners, ripreso pure dalla stampa nazionale, alcuni pensionati potrebbero subire decurtazioni fino a 400 euro al mese rispetto all’importo corretto.

E la cosa più importante è che, in molti casi, si può ancora intervenire:

  • correggendo il trattamento;
  • e recuperando anche gli arretrati non percepiti.

Pensioni con errori: anche 400 euro in meno al mese, ecco come recuperare gli arretrati

Il network legale multidisciplinare Consulcesi & Partners evidenzia proprio quanto già emerge da anni: una quota significativa di pensioni potrebbe essere stata liquidata con importi inferiori rispetto al reale diritto maturato dai contribuenti.

Si tratta di pensioni più basse del dovuto, spesso percepite inconsapevolmente dai titolari, che continuano a ricevere ogni mese assegni ridotti anche di centinaia di euro.

Gli errori possono avere origini molto diverse e dipendono da numerosi fattori:

  • contributi non considerati;
  • prestazioni integrative non richieste;
  • anomalie tecniche nei conteggi;
  • oppure errori sulle carriere contributive.

I cosiddetti “diritti inespressi”

Una delle cause più frequenti riguarda i cosiddetti diritti inespressi.

Si tratta di somme aggiuntive che spettano al pensionato, ma che non vengono riconosciute automaticamente dall’INPS se non vengono richieste espressamente dall’interessato.

Tra gli esempi più comuni troviamo:

  • le maggiorazioni sociali;
  • le integrazioni al trattamento minimo;
  • gli assegni familiari;
  • la quattordicesima;
  • e altri emolumenti collegati al reddito.

Sono tutte prestazioni che interessano soprattutto chi percepisce pensioni basse.

In molti casi, però, il pensionato:

  • non è informato;
  • dimentica di presentare le dichiarazioni reddituali richieste;
  • oppure ignora completamente di avere diritto a queste integrazioni.

Il risultato è una pensione inferiore rispetto a quella realmente spettante.

Errori sui contributi e sulle carriere previdenziali

Le anomalie possono però riguardare anche aspetti più tecnici e complessi.

Per esempio:

  • contributi figurativi non conteggiati correttamente;
  • periodi lavorativi mancanti;
  • errori nelle ricongiunzioni previdenziali;
  • oppure coefficienti di calcolo applicati in modo errato.

Le norme previdenziali cambiano continuamente e ciò che in passato non sembrava valido ai fini pensionistici potrebbe oggi esserlo.

È il caso, per esempio, di alcuni contributi figurativi che inizialmente non venivano considerati utili al calcolo della pensione e che successivamente, anche grazie a sentenze o chiarimenti normativi, hanno assunto valore pieno.

Quando il problema è l’omissione contributiva

Tra le situazioni più delicate ci sono anche i casi di omissione contributiva.

Può accadere che una pensione venga liquidata quando alcuni contributi:

  • non risultano ancora accreditati;
  • non sono stati versati dal datore di lavoro;
  • oppure non sono stati correttamente registrati nell’estratto conto previdenziale.

Anche strumenti come:

  • le ricongiunzioni;
  • le totalizzazioni;
  • o i passaggi da una gestione previdenziale all’altra;

possono aver generato errori o perdite contributive lungo il percorso.

A tutto questo si aggiunge il tema dei coefficienti di trasformazione, che cambiano ogni due anni in base all’andamento dell’aspettativa di vita della popolazione.

In alcuni casi, anche l’utilizzo di coefficienti errati ha prodotto pensioni più basse del dovuto.

Si può ancora intervenire e recuperare gli arretrati

La buona notizia è che il pensionato può ancora agire per correggere la propria situazione, anche a distanza di anni dalla decorrenza della pensione.

La verifica è consigliabile soprattutto:

  • ai titolari di pensioni minime;
  • a chi ha avuto carriere discontinue;
  • oppure a chi ha cambiato più gestioni previdenziali durante la vita lavorativa.

Lo strumento principale è la ricostituzione della pensione, che può essere:

  • reddituale;
  • contributiva;
  • oppure legata ad altri elementi del trattamento.

Attraverso questa procedura si può chiedere all’INPS di ricalcolare l’assegno pensionistico.

Se la richiesta è accolta, il pensionato può recuperare:

  • le somme non percepite;
  • fino a cinque anni arretrati.

E in alcuni casi, grazie anche a contenziosi giudiziari, è possibile ottenere persino arretrati più vecchi rispetto al limite ordinario dei cinque anni.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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