Se sei andato in pensione prima dell’età pensionabile, devi considerarti piuttosto fortunato. Non tutti infatti riescono a uscire dal lavoro in anticipo, visto che molte misure prevedono requisiti molto severi. Tuttavia bisogna sapere che una volta raggiunti i 67 anni, cioè l’età della pensione di vecchiaia, alcune regole cambiano.
Ci sono infatti vincoli e limitazioni che sono stati accettati per poter uscire prima dal lavoro e che cessano automaticamente al compimento dei 67 anni.
Il caso del divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro
Una delle principali limitazioni riguarda il divieto di cumulare pensione e redditi da lavoro.
Diverse misure di pensionamento anticipato prevedono infatti che il pensionato non possa tornare a lavorare, salvo alcune eccezioni.
In particolare, il divieto riguarda misure come:
- Ape Sociale
- Quota 100
- Quota 102
- Quota 103
Chi è andato in pensione con queste formule non può svolgere attività lavorativa, se non lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro l’anno.
Si tratta di una regola molto rigida. Non rispettarla può avere conseguenze pesanti: la normativa prevede infatti la sospensione della pensione e la restituzione delle somme percepite nel periodo in cui si è svolta l’attività lavorativa non consentita.
Negli ultimi anni non sono mancati casi finiti nelle cronache, come pensionati costretti a restituire l’assegno anche per redditi di poche centinaia di euro, ad esempio per piccole collaborazioni o partecipazioni occasionali.
Tuttavia questo divieto non dura per sempre. Con il raggiungimento dei 67 anni di età, cioè l’età pensionabile ordinaria, il vincolo cessa automaticamente.
In pratica, una volta arrivati a 67 anni scatta una sorta di liberi tutti: il pensionato può tornare a lavorare senza limiti di reddito, continuando a percepire la pensione.
Pensioni anticipate: a 67 anni addio vincoli
Per chi è andato in pensione prima e ha contributi versati prima del 1° gennaio 1996, esiste anche un’altra possibilità interessante che si può valutare proprio al compimento dei 67 anni.
Si tratta della cosiddetta neutralizzazione o sterilizzazione dei contributi.
Questa procedura permette di escludere dal calcolo della pensione fino a 5 anni di contributi che risultano penalizzanti per l’importo dell’assegno.
In pratica, chi è uscito dal lavoro anticipatamente ha utilizzato tutta la contribuzione disponibile per raggiungere il requisito pensionistico, compresi eventuali periodi meno favorevoli dal punto di vista retributivo.
Arrivati però all’età della pensione di vecchiaia, la situazione cambia. A quel punto infatti bastano 20 anni di contributi per avere diritto alla pensione.
Se negli ultimi anni di carriera sono stati versati contributi con retribuzioni più basse, che quindi riducono la media utilizzata per il calcolo pensionistico, è possibile chiedere all’INPS il ricalcolo dell’assegno escludendo quei periodi.
Questo può consentire di aumentare l’importo della pensione, eliminando i contributi che risultavano dannosi per il calcolo finale.