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Oggi: 10 Feb, 2026

Pensioni più alte: la guida dettagliata alla sterilizzazione dei contributi, come fare per prendere di più

Come prendere una pensione più alta grazie alla sterilizzazione dei contributi dannosi e perché alcuni dovrebbero farlo.
2 settimane fa
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contributi pensioni
Foto © Pixabay

Sterilizzare i contributi è un termine che ricorre spesso quando si parla di calcolo della pensione. A volte si utilizza anche l’espressione neutralizzazione dei contributi, ma si tratta della medesima cosa. In base alla carriera di un contribuente, possono rendersi necessarie determinate azioni e iniziative. Quella di cui parliamo oggi, però, è una possibilità poco conosciuta e di conseguenza poco utilizzata.

Capita infatti che la pensione liquidata sia più bassa di quanto dovrebbe essere. Non sempre tutti i contributi versati risultano utili al trattamento previdenziale: in alcuni casi, paradossalmente, possono addirittura penalizzare il pensionato. È proprio in questo contesto che entra in gioco uno strumento specifico, pensato per eliminare tale problema.

La neutralizzazione dei contributi nasce esattamente per offrire questa possibilità.

Pensioni più alte: la guida dettagliata alla sterilizzazione dei contributi, come fare per prendere di più

L’operazione di sterilizzazione dei contributi dannosi può essere richiesta in sede di domanda di pensione, ma anche successivamente alla liquidazione del trattamento.

Non conviene a tutti e non sempre produce l’effetto sperato, cioè l’aumento della pensione. Tuttavia, ci sono categorie di lavoratori per le quali è opportuno effettuare una verifica accurata. Ad esempio, chi negli ultimi anni di carriera ha perso il lavoro ed è passato alla NASpI dovrebbe valutare attentamente se la neutralizzazione sia conveniente. Lo stesso vale per chi ha trascorso periodi significativi in Cassa Integrazione.

Analoga attenzione dovrebbero prestare coloro che, nella fase finale della carriera, hanno subito un demansionamento, indipendentemente dalle cause, oppure una riduzione dell’orario di lavoro. In tutti questi casi, un calo del reddito negli ultimi anni di attività può incidere negativamente sull’importo della pensione.

Il problema riguarda esclusivamente chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Chi ha cominciato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995 non può ricorrere a questo strumento, perché nel sistema contributivo ogni euro versato produce pensione e non esistono periodi “dannosi” da neutralizzare.

Nel sistema precedente, quello retributivo, contano invece le retribuzioni, in particolare quelle degli ultimi anni di carriera. Ne consegue che una diminuzione dello stipendio in questa fase ha un impatto diretto e negativo sulla pensione.

Il sistema di calcolo dei trattamenti, gli stipendi e tutto ciò che incide

Il calcolo retributivo si applica ai lavoratori con primo accredito contributivo anteriore al 1996. I periodi maturati fino al 31 dicembre 1995 vengono calcolati sulla base delle ultime 5 o 10 annualità di retribuzione. Se al 31 dicembre 1995 risultano almeno 18 anni di contributi, il calcolo retributivo si estende fino al 31 dicembre 2011.

La quota retributiva della pensione può essere penalizzata da periodi caratterizzati da retribuzioni basse, come quelli di part-time, NASpI, Cassa Integrazione e situazioni analoghe. Grazie alla neutralizzazione, è possibile chiedere all’INPS di non considerare questi periodi nel calcolo. In sostanza, i contributi dannosi possono essere esclusi con un colpo di spugna.

Questa operazione è ammessa solo se, anche dopo l’eliminazione dei periodi penalizzanti, il contribuente mantiene comunque il diritto alla pensione. È evidente, ad esempio, che chi raggiunge i 42 anni e 10 mesi necessari per la pensione anticipata proprio grazie a tali periodi, non può neutralizzarli, perché altrimenti perderebbe il requisito contributivo.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, però, ha introdotto una novità rilevante: chi è già andato in pensione anticipata può chiedere la neutralizzazione dei contributi dannosi al compimento dei 67 anni di età. In quel momento, infatti, maturando il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria, per la quale bastano 20 anni di contributi, l’eliminazione dei periodi penalizzanti non incide più sul diritto al trattamento.

Va infine ricordato che la normativa consente di neutralizzare fino a un massimo di 5 anni di contributi di questo tipo.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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