Si avvicina la Pasqua e Codacons ha trovato aumenti per le uova di cioccolato in media dal 6% al 10% rispetto all’anno scorso. Eppure, il prezzo del cacao sui mercati internazionali è letteralmente precipitato. Un anno fa esatto, superava ancora gli 8.000 dollari per tonnellata e questa mattinata stava sotto i 3.400 dollari (-60%). Rispetto al picco di due anni fa, quando le quotazioni internazionali sfondarono i 12.000 dollari e segnarono un record storico, c’è stato un tonfo di circa i tre quarti. Prima di capire del perché di questo paradosso tra prezzo di vendita al consumatore e costo della materia prima, spieghiamo brevemente cosa accadde negli anni passati.

Prezzo di cacao e cioccolato: mercato rigido
Dobbiamo sapere che Costa d’Avorio e Ghana rappresentano da soli i due terzi della produzione mondiale di cacao. A causa di fenomeni come siccità, la diffusione di un virus che ha colpito le piante e gli scarsi investimenti per nuove piantagioni, i raccolti tra il 2023 e il 2024 si ridussero drasticamente e anche durante la stagione scorsa sono stati deboli. In questi mesi, invece, hanno superato le previsioni e l’offerta globale adesso è tornata a superare la domanda.
Il problema è che il mercato del cacao funziona con una certa rigidità. I contratti vengono stipulati dalle grosse società internazionali come Ferrero, Nestlè, Lindt & Sprüngli, Mondelez Internazional e Mars a lungo termine, così da tutelarsi dalla volatilità del prezzo. Molti di questi sono stati siglati proprio nei periodi in cui le quotazioni erano salite alle stelle, per cui oggi la filiera sostiene costi come se queste fossero rimaste tali.
Ruolo della finanza
Un’altra spiegazione molto pratica è la seguente: le fabbriche di cioccolato sono in mano a un gruppo di oligopolisti, che senza bisogno di fare cartello hanno tutta la convenienza a non scatenare tra loro una guerra sul prezzo. Lo vediamo anche con il carburante in queste settimane: i rialzi vengono trasferiti istantaneamente al consumatore finale, mentre per i ribassi c’è sempre tempo. Ma c’è un fenomeno di cui è bene prendere nota: la “speculazione” finanziaria.
Vogliamo precisare che con questo termine non s’intende nulla di negativo. Trattasi di quel fenomeno che sfrutta il disallineamento dei prezzi nel tempo e/o nello spazio. Chi specula, punta a guadagnare vendendo a un prezzo superiore al prezzo di acquisto. Semplice. Come avviene la fissazione del prezzo del cacao, che a sua volta influisce sul cioccolato? Tramite i contratti futures: compro a un prezzo x tot tonnellate per una certa data di consegna, nella speranza di rivenderlo anche prima della scadenza a prezzi ancora più alti. Questo è il tipico scenario rialzista. Succede l’opposto in uno scenario ribassista: vendo prima che il prezzo si abbassi.
Effetto leva
Questi contratti possono spostare ingenti somme con capitali modesti. Come? Ricorrendo alla leva. Ecco di cosa parliamo.
Un investitore si espone su 1.000 tonnellate di cacao, che al prezzo odierna gli costerebbero circa 3,4 milioni di dollari. Tuttavia, spende effettivamente solo un decimo di tale somma. La differenza la copre il broker. Se il prezzo sale prima della scadenza del contratto, per ipotesi del 5%, l’investitore avrà guadagnato 170.000 dollari: il 50% del capitale impiegato nell’operazione. D’altra parte, se le cose andassero male, rischierebbe di perdere finanche il 100% del capitale anticipato.
L’effetto leva rende i mercati molto liquidi. E questo è un bene. L’aspetto meno positivo come nel caso che stiamo osservando, consiste nel fatto che amplifica i movimenti dei prezzi. Poiché bastano bassi capitali per acquistare ingenti quantità di materie prime (o asset finanziari), l’impatto sul mercato può diventare anche estremo. E’ quanto accaduto in questi ultimissimi anni. E sapete perché ne stiamo discutendo? Questa ampia capacità di smuovere i prezzi è diretta conseguenza della facilità di prendere denaro in prestito a basso costo. Già, perché i broker non fanno beneficienza: investono per conto del cliente dietro compenso, legato all’entità e alla durata dell’investimento.
Cioccolato caro con prezzo del cacao basso? C’entrano i tassi
In un contesto di tassi di interesse molto bassi, gli investimenti a leva risultano convenienti. Diverso è il caso di un mercato con tassi alti e minore convenienza a ricorrere alla leva per investire denaro. Questo è il punto che riguarda il prezzo del cacao, così come il petrolio e ogni altro asset: la liquidità a basso costo genera inflazione. Anche nel caso del cioccolato siamo portati a credere che l’alto costo per il consumatore non c’entri nulla con le politiche monetarie delle banche centrali. Lo si dice sempre anche con riferimento al caro carburante: se il petrolio manca, non è alzando i tassi che il suo prezzo si abbassa. Chi conosce come funzionino i mercati, sa che le cose stanno diversamente.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
