C’è frustrazione alla Casa Bianca. Sono passati 17 giorni dall’inizio della guerra contro l’Iran e gli USA non ne intravedono la fine. Soprattutto, non sanno come liberare lo Stretto di Hormuz per renderlo transitabile alle navi petroliere. Il blocco di fatto operato dai pasdaran con attacchi nell’area ha fatto schizzare le quotazioni di petrolio e gas, con il primo a costare ormai stabilmente sopra 100 dollari al barile. Il presidente americano Donald Trump si è rivolto agli alleati della NATO per ricevere sostegno, ma si è sentito replicare picche. E forse non poteva essere altrimenti dopo un anno trascorso a imporre dazi a destra e a manca.
Che possano essere proprio i dazi a sbloccare la situazione?
Richiesta di aiuto USA
Ieri, anche la premier Giorgia Meloni ha chiarito che un intervento nel Golfo Persico implicherebbe un “coinvolgimento” in una guerra che già il governo ha definito come non dell’Italia. Insomma, di mandare le nostre navi militari non se ne parlerebbe. E questa è l’aria che tira in tutta Europa, tant’è che ieri Trump ha sbottato affermando che gli alleati della NATO quando servono non ci sono mai. Una mezza verità: i partner dell’Alleanza Atlantica non sono stati neanche informati dell’attacco congiunto di USA e Israele. E gli stati europei, in particolare, non hanno alcuna intenzione di mettere in pericolo i propri uomini e la sicurezza nazionale dopo essere stati trattati malamente sui dazi.
Poco più di un anno fa, con il Liberation Day del 2 aprile Trump innalzò i dazi sulle merci europee, portati in estate al 15%.
Ha preteso un impegno degli alleati per aumentare le spese militari al 5% del Pil, minacciando altrimenti di non garantire più la loro sicurezza. Adesso, non pare vero ai leader del continente di potersi “vendicare”. La richiesta di aiuto suona già quasi come una rivincita: gli USA hanno bisogno di alleati considerati fino a pochi giorni fa irrilevanti, per non dire altro. In verità, all’Europa fa malissimo il blocco di Hormuz. Più giorni passano con il caro barile e più alto il rischio inflazione per la sua economia già a basso tasso di crescita.
Dazi vs Hormuz: possibile baratto NATO?
Come cercare di uscirne? Con il presidente più “negoziale” della storia americana, l’unica sarebbe intavolare un accordo. Su cosa? Sostegno agli USA per liberare Hormuz, a patto che le merci europee beneficino dell’azzeramento dei dazi aggiuntivi. Una soluzione “win-win” per entrambe le parti, anche se la questione resta pratica: cosa dovrebbero fare gli alleati della NATO per rendere lo stretto transitabile che gli americani già non abbiano fatto? E saremmo disposti a mettere a repentaglio uomini e mezzi per entrare di fatto in un conflitto del quale non siamo stati preventivamente allertati?
Sul piano geopolitico per l’Europa sarebbe un’uscita dall’irrilevanza. Al contrario, gli USA ammetterebbero dinnanzi al mondo di avere avuto bisogno degli alleati per portare a compimento la loro guerra contro l’Iran.
Sul piano strettamente economico, doppio beneficio per noi: minori dazi e recupero della disponibilità di energia con cui stanare l’inflazione sul nascere. E chissà che Trump non cambierebbe atteggiamento verso la NATO. Ma Hormuz non si libera con le chiacchiere. Se il regime islamista non collassa entro breve, si renderà necessaria un’azione militare di tutta l’alleanza per non fare precipitare l’economia globale nel baratro.
giuseppe.timpone@investireoggi.it