E’ una fase delicata per il mercato dei bond, che con l’inizio della guerra in Iran ha subito un altro colpo. I rendimenti sono aumentati e i prezzi sono contestualmente scesi. Ieri, la seduta è stata positiva in Asia, Europa e Nord America. Per quanto riguarda i nostri titoli di stato, il rendimento decennale è sceso fino al 3,65% dall’apice del 3,82% toccato l’11 marzo scorso. E lo spread con il Bund di pari durata si è ristretto fin sotto i 75 punti base o 0,75%.
Bond fiduciosi su fine della guerra in Iran
La schiarita è arrivata dopo che l’IDF, l’esercito di Israele, ha reso nota l’uccisione di Ali Larijani e Gholamreza Soulemani, rispettivamente a capo della difesa e della milizia Baji. Il primo era di fatto la guida dell’Iran dopo l’uccisione dell’ayatollah Khamenei subito dopo l’inizio della guerra a fine febbraio.
I bond sembrato avere ripreso fiato da questa notizia, come suggerisce il grafico di sotto:

Rischio inflazione sale di settimana in settimana
Gli investitori sperano che l’indebolimento del regime porti, se non alla resa vera e propria (scenario poco probabile), quantomeno alla disponibilità a trovare un accordo con USA e Israele. E cosa più importante sul piano strettamente economico e finanziario, cessi di bloccare lo Stretto di Hormuz. Una soluzione a breve del conflitto ridurrebbe di gran lunga il rischio inflazione, consentendo nuovamente alle petroliere di trasportare i barili nei porti dei clienti. Per il momento, però, la fiammata dei prezzi esiste e il mercato dei bond non la ignora più. Da qui alla fine del prossimo anno le aspettative d’inflazione in Italia sono lievitate di oltre mezzo punto percentuale rispetto a meno di tre settimane fa.
Nel medio-lungo periodo restano sotto il target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea (BCE), segnale che ancora non vi sia quel pessimismo circa un rialzo generalizzato dei prezzi al consumo. Sempre il mercato dei bond, sul tratto medio-breve della curva, sconta un rialzo dei tassi di interesse per lo 0,25-0,50% entro l’anno. Prima della guerra in Iran si aspettava un avvio della stretta monetaria nell’Eurozona non prima dell’estate del 2028. I tempi sono stati ad oggi anticipati di ben 2 anni.
Petrolio sempre sopra 100 dollari, Iran non molla
Ciononostante, il Brent era ed è rimasto sopra i 100 dollari al barile dopo la notizia di ieri. Né stanno servendo più di tanto le esternazioni del presidente americano Donald Trump sulla fine imminente della guerra in Iran, grazie ad una vittoria “senza precedenti” per gli USA. Il mercato dei bond guardano ai fatti e non alle parole. Finché da Hormuz le navi non passano, il rischio inflazione resta concreto. E ogni giorno che scorre, diventa più alto. L’unica vera calmierata ai prezzi rispetto ai picchi di quasi 120 dollari toccati ad inizio della settimana scorsa è arrivata dal rilascio delle scorte di petrolio dei 32 membri AIE (Agenzia Internazionale per l’Energia).
I 400 milioni di barili dell’accordo basteranno per coprire l’intero ammanco di greggio per una ventina di giorni, trascorsi i quali il rischio è che i mercati vadano nel panico per carenza di energia. E l’Iran ha tutta la convenienza a procrastinare la guerra fino ad allora per indebolire il nemico sul piano economico e politico. La stessa Russia, che dietro le quinte sostiene Teheran, sfrutta il momento per riportare l’Europa alle proprie dipendenze sul piano energetico. I bond non scontano ancora questo scenario estremo, anzi il calo di spread e rendimenti nelle ultime sedute lasciano supporre che gli obbligazionisti siano, tutto sommati, fiduciosi sui tempi. Le prossime 2-3 settimane ci sveleranno se stiano peccando di ottimismo o si prospetti per loro un nuovo rally.
giuseppe.timpone@investireoggi.it