Con il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo, nel sistema pensionistico italiano gli stipendi sono diventati meno determinanti rispetto al passato. Oggi, infatti, ciò che conta davvero è la contribuzione versata durante la carriera lavorativa. Questo è vero, ma solo in parte. Anche con il sistema contributivo, infatti, lo stipendio resta un fattore molto importante.
Il motivo è semplice: il sistema contributivo si basa sul cosiddetto montante contributivo, cioè sull’insieme dei contributi versati nel corso degli anni. Più alto è lo stipendio medio durante la carriera, maggiori saranno i contributi accreditati e, di conseguenza, più elevata sarà la pensione futura.
A parità di carriera, ad esempio con 40 anni di contributi, un lavoratore che ha percepito uno stipendio medio di 2.000 euro al mese avrà una pensione più alta rispetto a chi ha avuto uno stipendio medio di 1.500 euro.
I contributi previdenziali, infatti, sono direttamente collegati alla retribuzione percepita.
Uno stipendio elevato non incide soltanto sull’importo della pensione, ma può avere effetti anche sui tempi di uscita dal lavoro. In alcuni casi, infatti, una retribuzione più alta può permettere di andare in pensione prima, soprattutto per chi rientra nel sistema contributivo puro.
Pensioni a 64 anni, con questo stipendio si esce anche con meno di 20 anni di contributi, tutto vero
La possibilità di andare in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi, o anche con qualcosa in meno in casi particolari, dipende proprio dal livello dello stipendio percepito durante la carriera.
La misura in questione è la pensione anticipata contributiva, riservata ai lavoratori che hanno tutti i contributi versati dal 1° gennaio 1996 in poi. Per accedervi non basta avere l’età e gli anni di contributi richiesti: è necessario anche raggiungere una soglia minima di importo della pensione.
Attualmente questa soglia è pari a circa 1.638 euro mensili, cioè tre volte l’Assegno Sociale. Questo significa che il montante contributivo accumulato deve essere sufficientemente elevato da garantire una pensione almeno pari a questo importo.
Nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, i contributi versati corrispondono al 33% dello stipendio. Considerando 20 anni di contributi e il coefficiente di trasformazione a 64 anni, pari a circa 5,088%, si può stimare quale montante contributivo sia necessario.
In linea generale, per ottenere una pensione intorno alla soglia minima richiesta serve un montante contributivo superiore ai 400.000 euro. Questo implica, nella maggior parte dei casi, uno stipendio medio durante la carriera tra 1.500 e 1.600 euro mensili.
Età o contributi, ecco alcuni vantaggi del sistema contributivo
Va però precisato che per le donne la soglia minima richiesta è più bassa, grazie ad alcune agevolazioni previste dalla normativa.
Le lavoratrici che hanno avuto figli possono accedere alla pensione anticipata contributiva con un importo minimo inferiore:
- 2,8 volte l’Assegno Sociale se hanno avuto un figlio
- 2,6 volte l’Assegno Sociale se hanno avuto due o più figli
Questo significa che è sufficiente un montante contributivo più basso, e quindi anche uno stipendio medio inferiore può consentire l’accesso alla pensione anticipata.
Inoltre, sempre per le donne, è previsto anche un vantaggio sull’età pensionabile.
Nel sistema contributivo, infatti, ogni figlio consente di anticipare la pensione di 4 mesi, fino a un massimo di 16 mesi per chi ha avuto quattro o più figli.
Questo significa che una lavoratrice potrebbe accedere alla pensione prima dei 64 anni, riducendo ulteriormente i tempi di permanenza nel lavoro.
Va però considerato che uscire prima riduce il coefficiente di trasformazione utilizzato per calcolare la pensione. Ad esempio, a 63 anni il coefficiente scende a circa 4,936%, rendendo più difficile raggiungere l’importo minimo richiesto.
Pensioni a 64 anni, non esistono precoci dentro il sistema contributivo, o almeno, non ancora
In futuro potrebbe verificarsi un’altra situazione interessante. Alcuni lavoratori potrebbero riuscire a raggiungere il requisito dei 20 anni di contributi utili anche avendone versati meno.
Nel sistema contributivo esiste infatti una regola particolare: i contributi versati prima dei 18 anni di età vengono valorizzati 1,5 volte. In pratica, un anno di contributi versato prima dei 18 anni vale un anno e mezzo ai fini pensionistici.
Questo significa che, ad esempio, un lavoratore con 19 anni di contributi effettivi, di cui due versati prima dei 18 anni, potrebbe considerare raggiunto il requisito dei 20 anni utili.
Al momento però questa situazione non è ancora applicabile nella pratica. Chi oggi ha 64 anni e ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni, infatti, avrebbe necessariamente iniziato a versare contributi prima del 1996, e quindi non rientrerebbe nel sistema contributivo puro.
Con il passare del tempo, tuttavia, questo limite temporale verrà superato. E nei prossimi anni potrebbe diventare più frequente il caso di lavoratori che, grazie a queste maggiorazioni contributive, riescano ad accedere alla pensione anticipata con meno di 20 anni di contributi effettivi.