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Pensione di reversibilità divisa tra coniugi, novità Cassazione e gli ex festeggiano

Come si ripartisce la pensione di reversibilità tra vedovi ed ex coniugi divorziati dopo la recente sentenza della Cassazione.
22 Aprile 2026
Reversibilità pensione
Foto © Pixabay

La pensione di reversibilità è una materia complessa e, quando il pensionato defunto ha avuto più coniugi, la situazione si complica ulteriormente. L’ultimo coniuge e l’ex possono entrambi rivendicare il diritto alla prestazione, dando spesso origine a contenziosi che arrivano davanti ai giudici.

Proprio su questo terreno si registra oggi un cambio di orientamento importante: una recente sentenza della Cassazione individua un criterio guida più chiaro per stabilire sia il diritto sia la ripartizione della reversibilità tra più coniugi superstiti. Una novità che potrebbe favorire molti ex coniugi, anche con quote più rilevanti rispetto all’ultimo coniuge.

Pensione di reversibilità divisa tra coniugi, novità Cassazione e gli ex festeggiano

Tradizionalmente, la ripartizione della pensione di reversibilità tra coniugi è stata caratterizzata da una forte discrezionalità dei giudici.

Le decisioni si basavano su una valutazione complessiva del caso concreto, tenendo conto di diversi fattori:

  • il tenore di vita durante i matrimoni;
  • la durata delle unioni;
  • il periodo in cui sono stati versati i contributi;
  • la situazione economica dei superstiti.

Oggi, però, la Cassazione introduce un criterio gerarchico più definito: la durata del matrimonio diventa il fattore principale.

Questo riduce, almeno in parte, la libertà interpretativa dei giudici, che dovranno attribuire priorità a questo elemento rispetto ad altri, come le condizioni economiche dei coniugi superstiti.

La durata del matrimonio diventa il principale fattore della ripartizione della pensione

La durata del matrimonio non è una novità tra i criteri di valutazione, ma con la sentenza n. 3955 del 2026 assume un ruolo centrale e prevalente.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la differenza tra i due matrimoni era significativa:

  • 30 anni di unione per l’ex coniuge;
  • 7 anni per la vedova.

Questo squilibrio ha portato la Suprema Corte a ribadire che il peso della durata deve essere determinante nella distribuzione della quota di reversibilità.

Pensione di reversibilità divisa tra coniugi, cosa dice la nuova sentenza della Cassazione

Il caso nasce da due pronunce contrastanti:

  • il Tribunale di Roma aveva attribuito l’80% all’ex coniuge e il 20% alla vedova;
  • la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, assegnando l’80% alla vedova e il 20% all’ex.

Le due sentenze riflettevano approcci diversi:

  • la prima valorizzava la durata del matrimonio;
  • la seconda dava maggiore peso all’assegno divorzile e al rischio di un arricchimento eccessivo per l’ex coniuge.

Con il suo intervento, la Cassazione ha chiarito che la durata del matrimonio deve prevalere sugli altri criteri.

In sintesi, elementi come:

  • condizioni economiche dei superstiti;
  • tenore di vita durante il matrimonio;
  • importo dell’assegno divorzile;

restano rilevanti, ma assumono un ruolo secondario rispetto alla durata delle unioni.

Il risultato è un orientamento più stabile e prevedibile, destinato a incidere in modo concreto sulle future decisioni in materia di ripartizione della pensione di reversibilità.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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