Il lavoro notturno è una delle attività lavorative che consentono di anticipare in modo significativo l’uscita dal mondo del lavoro. Sono infatti due le misure che permettono ai lavoratori notturni di andare in pensione prima rispetto alle regole ordinarie.
La prima prevede un requisito anagrafico variabile in base al numero di notti lavorate ogni anno, oltre ad almeno 35 anni di contributi. In questo caso, il lavoro notturno deve essere stato svolto per almeno la metà della vita lavorativa oppure per 7 degli ultimi 10 anni.
La seconda misura, invece, non prevede alcun limite di età, ma richiede una carriera contributiva di almeno 41 anni.
In compenso, presenta requisiti meno rigidi per quanto riguarda il numero di notti lavorate ogni anno.
La prima misura è il cosiddetto scivolo per lavori usuranti. La seconda è la Quota 41 per i lavoratori precoci. Ed è proprio su quest’ultima che ci concentriamo oggi, perché consente il pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica.
Pensione anticipata a qualsiasi età: quante notti di lavoro servono all’anno?
La possibilità di accedere alla pensione anticipata senza un requisito minimo di età può derivare anche dallo svolgimento di lavoro notturno.
Questa attività rientra sia tra quelle che consentono l’accesso allo scivolo usuranti sia tra quelle che permettono di ottenere la Quota 41 precoci, seppure con differenze significative tra le due misure.
E proprio queste differenze appaiono, sotto alcuni aspetti, favorevoli alla Quota 41 precoci.
Come detto, entrambe le misure consentono di lasciare il lavoro prima delle regole ordinarie. Tuttavia, lo scivolo usuranti per il lavoro notturno prevede un’età pensionabile che aumenta progressivamente al diminuire del numero di notti lavorate.
Ad esempio, sono necessarie almeno 78 notti di lavoro all’anno per almeno 7 degli ultimi 10 anni oppure per la metà della vita lavorativa, per poter accedere alla pensione a 61 anni e 7 mesi di età, a condizione di aver maturato la quota 97,6.
Se il numero di notti lavorate scende tra 71 e 77 all’anno, anche soltanto per un anno rispetto ai requisiti richiesti, la quota necessaria sale a 98,6 e l’età minima richiesta passa a 62 anni e 7 mesi.
Con un numero di notti compreso tra 64 e 70 all’anno, invece, l’età minima sale a 63 anni e 7 mesi, mentre la quota richiesta diventa 99,6.
Per la Quota 41 precoci, al contrario, non esistono limiti anagrafici. Inoltre, per ogni anno utile ai fini del requisito, è sufficiente aver svolto almeno 64 notti di lavoro.
Il lavoro notturno deve essere effettuato per 7 degli ultimi 10 anni oppure, in alternativa, per 6 degli ultimi 7 anni. Non è invece richiesto che l’attività sia stata svolta per la metà dell’intera vita lavorativa.
Da questo punto di vista, e al netto del requisito contributivo più elevato, la Quota 41 precoci può risultare più vantaggiosa rispetto allo scivolo usuranti.
Quota 41 precoci per i lavoratori notturni
La pensione anticipata per i lavoratori notturni tramite Quota 41 precoci può quindi essere ottenuta a qualsiasi età.
L’elemento fondamentale è il raggiungimento di 41 anni di contributi.
Tra questi 41 anni, almeno 12 mesi di contribuzione effettiva devono essere maturati prima del compimento del diciannovesimo anno di età, requisito che caratterizza tutti i lavoratori precoci.
Per quanto riguarda il lavoro notturno, è necessario aver svolto l’attività per almeno 7 degli ultimi 10 anni di carriera oppure per 6 degli ultimi 7 anni, con un minimo di 64 notti lavorate per ciascun anno considerato utile.
Va infine ricordato che, ai sensi del decreto legislativo n. 67 del 2011, per lavoro notturno si intende quello svolto nell’intervallo compreso tra le ore 24:00 e le ore 5:00 del mattino.
Per chi possiede tutti questi requisiti, la Quota 41 precoci rappresenta ancora oggi una delle poche possibilità di pensionamento anticipato senza alcun vincolo legato all’età anagrafica.