Sono stati la delizia degli investitori negli ultimi, ma i titoli della difesa in Europa da qualche mese stanno ripiegando nel bel mezzo di una potentissima guerra nel Golfo Persico tra Iran da una parte e USA e Israele dall’altra. Leonardo perde il 14% dal 18 marzo scorso, mentre la tedesca Rheinmetall cede del 28% dal 19 gennaio di quest’anno. E la francese Thales segna anch’essa -11% in circa due mesi e mezzo. E’ vero che questi cali stanno avvenendo dopo gli ingenti rialzi degli ultimi anni. Leonardo era arrivata a segnare un +800% in un lustro, Rheimetall +580% e Thales +210%. Ma come mai stanno cedendo il passo proprio adesso?
Titoli difesa Europa giù, malgrado atteso aumento della spesa militare
Il boom era stato trainato dall’inattesa invasione russa dell’Ucraina, che fece comprendere per la prima volta dal 1945 ai governi europei la necessità di aumentare la spesa militare per non trovarsi impreparati al peggio.
E con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca questa sensazione è diventata urgente: gli Stati Uniti non hanno più intenzione di garantire la nostra sicurezza. Hanno chiesto e ottenuto nel giugno del 2025 un aumento della spesa militare al 5% del Pil per i membri NATO. Tutti hanno accettato, ad eccezione della Spagna.
I titoli della difesa in Europa hanno accolto positivamente la svolta, scontando maxi-commissioni statali per vecchi e nuovi sistemi bellici. Non solo carri armati, aerei militari e missili, ma anche droni e pesanti investimenti in tecnologie moderne. Le guerre non si combattono più come qualche decennio fa. La Russia è rimasta impantanata in Ucraina puntando sulle vecchie modalità di aggressione, mentre l’Iran sta dando filo da torcere ai sistemi di difesa di USA e alleati nel Golfo Persico con lanci di droni da poche migliaia di dollari ciascuno.
Inflazione e tassi legano mani ai governi
Si direbbe che la guerra di queste settimane avrebbe dovuto far salire ulteriormente i titoli in borsa della difesa in Europa. Ma bisogna fare i conti con l’oste. L’esplosione dei prezzi per petrolio e gas paventa l’arrivo di una nuova fase di inflazione, quando ancora non ci eravamo liberati dalla precedente. E ciò sta già aumentando i rendimenti dei titoli di stato, che scontano un imminente rialzo dei tassi di interesse. Indebitarsi costa già di più ai governi; ciò restringe i loro margini fiscali. A meno che non taglino i servizi ai cittadini o aumentino le imposte ai contribuenti, la spesa militare non potrà salire più di tanto. I deficit di bilancio sono meno sostenibili di quanto già pensassimo.
I mercati hanno iniziato a prendere nota di questo cambiamento in atto. La spesa per la difesa dovrà essere irrobustita in Europa e i titoli del comparto in borsa non crolleranno più di tanto. Tuttavia, i fatti di questi mesi stanno ponendo l’attenzione sui conti pubblici nazionali. Gli spread sono tornati ad allargarsi. Pagavamo lo 0,60% in più della Germania sul BTp a 10 anni, mentre oggi +1%.
Se prima la prudenza era fortemente richiesta in capitali come Roma, adesso è un obbligo. La stessa Berlino paga sul debito di nuova emissione i rendimenti più alti dal lontano 2011. Il suo decennale ha toccato il 3,13% nella scorsa settimana. Per questo gli Eurobond rispuntano nel dibattito a Bruxelles, ma si tratterebbe di un palliativo. Emettere debito comunitario per finanziare la difesa, equivale almeno in parte a sottrarre capitali a disposizione dei governi nazionali.
Obiettivi NATO meno sostenibili
Gli stessi obiettivi NATO non sono stati scolpiti sulla roccia. Sono un impegno assunto con l’amministrazione americana, ma che dovrà fare i conti con la realtà. E più aumentano le diffidenze reciproche tra le due sponde dell’Atlantico, maggiori le probabilità che i governi europei non si sentano del tutto vincolati ad accondiscendere alle richieste di Washington. Le opinioni pubbliche sono già da tempo in subbuglio, temendo tagli al welfare e maggiori imposte. Il peggio arriverà con le prossime bollette sin dal mese di aprile e quando il caro carburante inizierà a fare davvero male alle tasche degli automobilisti, in attesa che i rincari dei prezzi divengano generalizzati come dal 2022. I titoli della difesa in Europa hanno molto semplicemente preso atto che la guerra in Iran abbia aumentato l’urgenza di aumentare le spese militari, ma rendendole meno sostenibili.
giuseppe.timpone@investireoggi.it