La definizione del termine “panico” secondo il dizionario di Oxford Languages è quella di “forte ansia e paura, individuale o collettiva, che si prova improvvisamente di fronte a un pericolo reale o immaginario, togliendo la capacità di riflessione e spingendo alla fuga o ad atti inconsulti”. Quindi, un sentimento che coglie il diretto interessato in maniera improvvisa e che riduce la sua capacità di analisi razionale dei fatti. Per questa ragione si può tradurre in un costo a carico di chi effettua investimenti sui mercati finanziari.
Panico costo per investimenti
Il portafoglio perfetto non esiste, ma un buon portafoglio deve essere resiliente, vale a dire immunizzato rispetto alle variazioni dei tassi di interesse per la componente obbligazionaria e sufficientemente capace di assorbire eventuali perdite relative agli altri asset.
Chi sta andando nel panico in questi giorni per quanto accade in Medio Oriente, deve per prima cosa biasimare sé stesso. Gli eventi geopolitici sono per loro natura imprevedibili nel se e nel quando. Così come nessuno immaginava che la Russia avrebbe invaso l’Ucraina, in pochi si aspettavano una nuova guerra in larga scala nel Golfo Persico.
Il punto è un altro: gli investimenti devono essere condotti secondo criteri tali da garantire la loro bontà anche in scenari avversi. A meno di non puntare consapevolmente su obiettivi speculativi, per il quale caso ci si assume la responsabilità e il rischio della propria condotta. Il primo errore consiste nel reagire sempre e istantaneamente a un evento. Il buon investitore non strafà, ma sa attendere. Vi ricordate lo choc psicologico di quel 22 febbraio 2024? Petrolio alle stelle, borse giù, bond al collasso.
Da allora, la borsa americana guadagna il 60% e quelle europee quasi il 40%, l’oro il 185%.
Evitare reazioni istintive
I mercati finanziari sono passati di record in record. Il mondo non è finito, solo cambiato. E sarà quasi certamente così anche questa volta, così come fu così anche dopo la crisi finanziaria del 2008, che secondo taluni avrebbe portato alla fine del capitalismo. Il panico è un costo reale per gli investimenti, perché porta a compiere azioni sbagliate come rivendere (in perdita, spesso) asset nell’immediatezza di un evento e a rimpiazzarli con altri meno redditizi (o negativi) nel medio-lungo periodo.
Un portafoglio non speculativo dovrebbe avere una componente azionaria non eccessiva (60% al massimo per un investitore di età non avanzata) e una obbligazionaria ben calibrata. Quanto alla prima, o si punta sugli ETF per indici settoriali o relativi ad intere borse o si selezionano alcuni titoli per cercare di cavalcare i trend, ma compensandoli con altri dalla natura anti-ciclica. In questa fase storica, ad esempio, i titoli oil e difesa possono aggiungere valore, a patto che le esposizioni non siano eccessive.
Prudenza su duration
Per quanto riguarda le obbligazioni, il mix ideale dovrebbe riguardare emissioni a medio-breve e medio-lunga scadenza, sovrani e corporate, preferibilmente tutti in area “investment grade”. Le componenti “junk” non sono da scartare in assoluto, purché minoritarie e nella piena consapevolezza dei rischi che possono comportare.
Cosa cambia con la guerra in Iran? Chi pensava di allungare la duration media di portafoglio, dovrebbe rivedere la sua scelta per evitare di aumentare il rischio di tassi in un momento in cui questi possono salire e infliggere perdite.
Cavalcare trend senza eccessi
Il clima sui mercati è “risk-off”, cioè di avversione al rischio. Ciò sta generando vendite nell’azionario e acquisti di “safe asset” come oro e franco svizzero. Nuovo record di ieri per quest’ultimo contro l’euro a un tasso di cambio di 0,91. Ma una strategia di portafoglio non può essere impostata su un orizzonte giornaliero o settimanale. Quello lo fa il trader, non l’investitore. O abbiamo chiara questa distinzione o rischiamo di combinare un pasticcio.
Ad oggi, non esiste ragione per credere che le borse nel medio-lungo periodo ripieghino. Solo chi ha impostato i propri investimenti sui trend del momento come l’IA, dovrebbe avere già da tempo rivisto le proprie decisioni sui livelli di prezzo raggiunti. Né è cambiato il quadro per i bond: i rendimenti resteranno verosimilmente alti a lungo, anche se non è detto che continuino a salire.
Panico per investimenti costo evitabile
Quanto all’oro, come investimento di lungo periodo resta appetibile, pur senza immaginare necessariamente un rally simile agli ultimi anni. Serve a proteggere dal rischio inflazione, che dalla pandemia in avanti è diventato strutturale. Ma agire mossi dal panico non è contemplabile per gli investimenti. Significa avere pianificato male sin dall’inizio, dovendosi ora sostenere un costo legato all’imprudenza e alla scarsa lungimiranza.
giuseppe.timpone@investireoggi.it