La quotazione in dollari dell’oro non era stata così bassa negli ultimi mesi a circa 4.325 dollari l’oncia ieri, mentre Bitcoin è sceso ai minimi da settembre del 2024. Il crollo contemporaneo dei due asset fa discutere, perché non era scontato che accadesse. Anzi, le premesse sembravano molto diverse fino a poco tempo fa. Il metallo giallo aveva aperto l’anno con un nuovo record storico in prossimità dei 5.600 dollari, mentre la criptovaluta aveva toccato i 126.000 dollari non più tardi dell’ottobre scorso. Ieri, pur in recupero dai minimi di sotto i 60.000 dollari di venerdì scorso, si aggirava sui 63.000, cioè esattamente a metà dei massimi.
Crollo di oro e Bitcoin: cause
Il crollo di oro e Bitcoin fa discutere, perché i due asset sono considerati in un certo senso alternativi tra loro. Sebbene il secondo sia stato frettolosamente descritto come “oro digitale” negli anni recenti, tende ad apprezzarsi in un contesto di propensione al rischio. Al contrario, il bene rifugio più collaudato e famoso al mondo sale insieme alla paura sui mercati, ossia in tempi di crisi e tensioni. Nelle ultime settimane, le notizie che arrivano dal Golfo Persico vanno nella direzione di prospettare la fine della guerra tra USA e Iran, sebbene non senza ostacoli, come dimostrano gli accadimenti delle scorse ore.
In teoria, avremmo dovuto assistere a un ripiegamento dell’oro e a una risalita di Bitcoin. Invece, il mercato si è messo a vendere l’uno e l’altro asset. Sembra inspiegabile, ma non lo è. Venerdì scorso, i dati sull’occupazione americana sono risultati migliori delle previsioni. A maggio sono stati creati 172.000 nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti e la disoccupazione è rimasta al 4,3%.
Non c’è alcuno scricchiolio sul fronte occupazionale presso la prima economia mondiale. Nel frattempo, l’inflazione è salita al 3,8% e ai massimi da 3 anni.
Verso rialzo dei tassi globali
Tutto lascia supporre che, di questo passo, la Federal Reserve sia costretta prima o poi ad alzare i tassi di interesse. Lo avranno già fatto per allora le altre principali banche centrali come la BCE, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone. La liquidità globale sui mercati finanziari sta per contrarsi a causa della stretta globale. Questo fatto sta avendo già alcune ripercussioni sul modo di investire. I rendimenti obbligazionari sono risaliti lungo la curva delle scadenze e ai massimi anche da 30 anni a questa parte sul tratto lungo.
Rendimenti più alti sono una notizia negativa per l’oro, in quanto asset senza cedola. E riflettono un clima di fuga dal rischio, cosa che penalizza anche le criptovalute. Da notare che persino Michael Saylor, uno dei più convinti sostenitore dei token digitali, ha iniziato con la sua MicroStrategy a vendere una minima parte del portafoglio, lanciando un segnale scioccante al mercato e in contrasto con la promessa resa in anni di accumulo che mai avrebbe rivenduto. In questa narrazione, tuttavia, cogliamo un paradosso: le borse mondiali passano di record in record. La stessa Piazza Affari è salita ai nuovi massimi storici nelle settimane passate, superando il precedente picco del marzo 2000. Questo smentisce l’idea che i capitali stiano fuggendo dal rischio per trovare riparo altrove.
Boom IA “ruba” capitali
Sarebbe così, se non fosse per l’Intelligenza Artificiale. E’ il suo boom ad alimentare i nuovi record e a distogliere i capitali anche da oro e Bitcoin, contribuendo a generarne il crollo. Pur dopo il crollo di venerdì scorso, il solo titolo NVIDIA guadagnava da inizio anno quasi 500 miliardi di dollari in capitalizzazione a Wall Street. A giorni ci sarà l’IPO di SpaceX da 1.770 miliardi, altro record mondiale di ogni tempo. Fiumi di denaro stanno dirigendosi verso l’IA, lasciando a secco tutto il resto. La Borsa di Corea ha guadagnato quest’anno già sui 650 miliardi di dollari, entrando di diritto nella top 10 e scavalcando piazze come Londra grazie al trend.
Crollo oro e Bitcoin momentaneo?
Sembra assurdo il crollo di oro e Bitcoin proprio quando torna a materializzarsi l’inflazione globale. Anche la “criptovaluta” nacque a suo tempo per reagire all’erosione del potere di acquisto perpetrata dalle banche centrali ai danni dei cittadini. Tuttavia, il denaro non è ideologico e si dirige dove può essere messo a frutto meglio e in minore tempo. Il trend di queste settimane non deve considerarsi acquisito, cioè definitivo. La stessa IA sembra in bolla e inizia a scricchiolare, mentre l’aumento dei rendimenti reali sarà verosimilmente limitato dalla necessità delle banche centrali di mostrarsi almeno un po’ accomodanti con i governi in tempi di riarmo e instabilità politica quasi strutturale. Il tempo dell’oro e di Bitcoin non è affatto alle spalle. I due asset si sono presi una pausa salutare.
giuseppe.timpone@investireoggi.it