Dazi al 10% contro 8 stati europei, tra cui Francia e Germania, che saliranno al 25% da giugno. E’ la risposta del presidente americano Donald Trump all’invio di militari in difesa della Groenlandia da parte degli stati del Centro-Nord Europa. Uno shock per Bruxelles, che questa volta medita una controreazione in difesa della propria sovranità e prende in considerazione l’ipotesi di stralciare l’accordo commerciale siglato nell’estate scorsa.
Dazi di Trump, prime reazioni dei mercati
Sui mercati s’intravedono già i primi effetti della nuova disputa. L’oro tocca un ennesimo record a quasi 4.700 dollari l’oncia, mentre le quotazioni del petrolio cedono circa mezzo punto percentuale. E lo spread tra BTp e Bund scende sotto i 60 punti base, livelli mai visti dal 2008. Il rendimento a 10 anni dell’Italia si aggira al 3,42%, in leggerissimo calo rispetto alla chiusura di venerdì scorso.
In rialzo di quasi mezzo punto percentuale e sopra 1,16 il cambio euro-dollaro.
Bruxelles medita risposta
Quale valenza stanno assumendo i dazi di Trump sulla Groenlandia? Gli investitori ci vedrebbero un impatto tendenzialmente recessivo per l’economia europea, attraverso le minori esportazioni verso gli Stati Uniti. Ciò spiegherebbe il restringimento ulteriore dello spread e la discesa del Brent. Tuttavia, bisognerà attendere l’evolversi della situazione per capire se, effettivamente, le cose andrebbero così. Una controreazione dell’Unione Europea, con tanto di dazi sulle importazioni dagli USA, avrebbe effetti inflazionistici anche per le nostre economie.
Quando nella primavera scorsa Trump annunciò i dazi, i rendimenti decennali italiani scesero di quasi lo 0,50% nelle settimane successive e un po’ meno quelli tedeschi. Al tempo, però, la mancata reazione di Bruxelles faceva intravedere uno scenario tendenzialmente deflazionistico per l’UE.
I dati più recenti confermano il dirottamento delle esportazioni cinesi a basso costo sul mercato europeo. Questa volta, i dazi sul caso Groenlandia riguardano solo parte dell’UE e potrebbero innescare una reazione contraria.
Rischio stagflazione per UE
L’Italia si trova a mediare tra le due sponde dell’Atlantico. Il governo Meloni ha chiarito al presidente Trump che il suo annuncio è stato “un errore” e ha invitato tutti ad abbassare i toni per trovare una soluzione unitaria all’interno della NATO. Sta di fatto che la stagflazione sarebbe il vero rischio per l’economia europea nei prossimi mesi: crescita ferma per via della perdita del mercato USA e inflazione in rialzo per l’innalzamento delle tariffe commerciali.
Uno scenario di questo tipo prevedrebbe una risposta della Banca Centrale Europea attraverso il rialzo dei tassi di interesse più vicino di quanto sinora ipotizzato. I rendimenti salirebbero lungo l’intera curva delle scadenze. Se l’istituto guidato da Christine Lagarde si mostrasse più incline a sostenere l’economia, chiudendo un occhio sull’inflazione, i rendimenti a breve resterebbero fermi e lieviterebbe il tratto della curva a lungo termine. Il premio per le scadenze più longeve diverrebbe più alto.
Dazi su Groenlandia innalzano tensioni geopolitiche
Infine, i dazi sulla Groenlandia stanno già aumentando le tensioni geopolitiche in seno allo stesso Occidente.
L’Europa si sta convincendo ogni giorno di più della necessità di aumentare la spesa per il riarmo. Ciò prospetta ulteriori debiti, un fatto che avrà un impatto rialzista sui rendimenti a lungo termine, indipendentemente dal capitolo inflazione. Il caso non sembra avere implicazioni positive per il mercato obbligazionario.
giuseppe.timpone@investireoggi.it