Treasury a 10 anni torna sopra l’1% dopo 10 mesi, ecco cosa spinge i rendimenti USA

Risalgono i rendimenti americani sulla doppia vittoria dei democratici al Senato in Georgia. Vediamo perché i due eventi sono collegati.

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In netta risalita i rendimenti USA

Il rendimento del Treasury a 10 anni è tornato sopra l’1% per la prima volta dallo scorso mese di marzo. In mattinata, si aggira all’1,05%. Il superamento della soglia psicologica dell’1% è molto importante, perché segna con ogni probabilità l’inizio della normalizzazione della curva sovrana americana dopo il collasso seguito all’insorgere della pandemia. Ma vediamo cosa sta influenzando i bond.

L’altro ieri, lo stato della Georgia ha celebrato i ballottaggi per l’elezione dei suoi due senatori. A differenza di tutto il resto degli USA, in questo stato serve la maggioranza assoluta dei consensi per entrare al Senato. I risultati hanno visto, pur di misura, la vittoria dei candidati democratici. E così, Joe Biden potrà contare anche della minima maggioranza in questo ramo del Congresso. Sebbene il Senato sia diviso esattamente tra 50 democratici e 50 repubblicani, poiché la vice-presidente eletta Kamala Harris ha anche diritto di voto nell’assemblea, nei fatti la prossima amministrazione potrà confidare su 51 voti contro i 50 dell’opposizione repubblicana.

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Inflazione e dollaro nei radar dei mercati

Con questi risultati, i mercati finanziari stanno scontando un’implementazione più agevole dell’agenda economica di Biden. In altre parole, dovrebbe risultare possibile mettere in atto le promesse elettorali, tra cui il potenziamento degli stimoli fiscali a sostegno della ripresa economica post-Covid, mentre si renderebbero meno urgenti quelli di natura monetaria. Ed ecco che i rendimenti sovrani americani stanno risalendo scontando proprio questo scenario. Da un lato, la maggiore capacità attesa del prossimo presidente di affrontare la crisi allenta le tensioni sui mercati e favorisce il deflusso dei capitali dai cosiddetti “safe assets” come i Treasuries, dall’altro sostiene le aspettative d’inflazione.

E queste risultano risalite sopra il 2%, il target della Federal Reserve, per la prima volta dopo 27 mesi. A segnalarlo è lo spread tra i rendimenti a 5 anni del Treasury con cedola fissa e quelli del Treasury inflation-linked sulla medesima scadenza.

La risalita dei rendimenti farà il paio, in questa prima fase, con l’ulteriore indebolimento del dollaro. Contro le principali valute, è tornato ai minimi da oltre 6 anni. Questo fenomeno, tuttavia, resta poco sostenibile con i rendimenti azzerati o negativi sul resto dei mercati avanzati. Il “sell-off” dei Treasuries spingerà i capitali fuori dall’America per una parte e per l’altra verso la borsa americana stessa. Man mano che i rendimenti americani accresceranno il loro differenziale rispetto a quelli europei, in particolare, inevitabilmente torneranno attrattivi, stabilizzando il dollaro e probabilmente successivamente rafforzandolo.

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Ad ogni modo, non vanno sottaciute le tensioni politiche dopo i gravi fatti di ieri a Washington. Per quanto non sia minimamente in dubbio l’insediamento pacifico dell’amministrazione Biden, l’assalto di un gruppo di manifestanti pro-Trump di Capitol Hill rimane un monito sul clima di reciproca delegittimazione che si respira negli USA in questa fase tra i due schieramenti. Le violenze dovrebbero essere cessate con stanotte, ma non possiamo escludere che la politica al Congresso resti incandescente anche per il prossimo futuro. Per non parlare dei numeri stringatissimi dei democratici al Senato. Basterebbe una singola defezione per mettere a repentaglio l’agenda programmatica di Biden. E tutto ciò giocherebbe a favore dei Treasuries, porto sicuro in cui ripararsi contro qualsiasi incertezza. Anche made in USA.

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