Cambio euro-dollaro e mercato Treasury appesi al mese di gennaio

Le elezioni presidenziali negli USA hanno cambiato parzialmente la percezione sui mercati finanziari, dove si guarda all'appuntamento di gennaio per valutare cosa accadrà nella prima economia americana.

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Il cambio di passo del Treasury market a gennaio

Salvo improbabili esiti positivi ai ricorsi presentati dal presidente uscente Donald Trump, Joe Biden sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca. I mercati finanziari hanno iniziato a scontare l’avvicendamento, con i rendimenti americani ad essersi impennati nelle ultime sedute. Il Treasury a 10 anni è arrivato a offrire poco meno dell’1%, la scadenza a 30 anni fino all’1,75%. Un deciso cambio di passo rispetto ai livelli pre-elettorali. Per contro, boom del petrolio e crollo dell’oro. Le quotazioni del metallo sono scese sotto 1.880 dollari l’oncia, risentendo sia delle minori incertezze post-voto, sia dei maggiori rendimenti negli USA.

Boom del petrolio e tracollo dell’oro: ecco la stranezza sul vaccino

Tuttavia, basterebbe guardare alla sostanziale stabilità del cambio euro-dollaro per capire come i mercati non abbiano ancora dato granché sfogo alle loro previsioni a medio termine. E c’è un motivo: non sanno ancora cosa accadrà davvero negli USA. Non stiamo parlando dell’ipotesi, ogni giorno sempre meno probabile, che Trump resti alla Casa Bianca, provando i brogli di cui parla; il problema è che quella “onda blu” che i sondaggisti lasciavano intravedere fino al 3 novembre scorso non c’è stata. I democratici hanno strappato per un soffio la presidenza al tycoon, mantenuto una debole maggioranza alla Camera e sinora non sono riusciti a scalzare i repubblicani dal controllo del Senato.

Senza quest’ultimo, Biden inizierebbe il mandato da “anatra zoppa”, cioè impossibilitato a implementare il suo programma fiscale, caratterizzato da maxi-investimenti pubblici e grossi deficit a sostegno dell’economia. Se questo scenario di realizzasse, le prospettive di ripresa veloce per l’economia americana si affievolirebbero, le emissioni di debito diminuirebbero e le stesse aspettative d’inflazione diverrebbero più debole.

Ergo, i rendimenti USA non avrebbero ragione di risalire.

Il voto decisivo in Georgia

Ma a gennaio si voterà per il ballottaggio dei due seggi al Senato in Georgia, unico stato a prevedere il secondo turno nel caso di mancato raggiungimento della maggioranza assoluta dei voti. L’esito sarà determinante per capire se anche il Senato passerà nelle mani dei democratici. I repubblicani controllano adesso 50 seggi su 100, i democratici e due senatori indipendenti arrivano in totale a 48. Se entrambi i seggi venissero vinti dai democratici, si arriverebbe a una situazione di perfetta parità, ma poiché il Senato è presieduto dal vice-presidente – nel caso specifico sarebbe Kamala Harris – il cui voto nel caso di parità nelle votazioni vale doppio, Biden potrebbe tirare mezzo sospiro di sollievo.

In questo secondo scenario, i dem avrebbero vita più facile per realizzare il loro programma economico, i mercati sconterebbero una ripresa più veloce, grazie a una gestione chiara della crisi, e così anche l’inflazione attesa si surriscalderebbe. I rendimenti risalirebbero e lo stesso cambio euro-dollaro si apprezzerebbe per via delle minori tensioni finanziarie, che si tradurrebbero in una fuga dei capitali da “safe assets” come i titoli denominati in dollari.

Fino a gennaio, a meno che non arrivassero notizie controverse sul fronte della contesa presidenziale, i mercati si reggeranno su un equilibrio precario, senza alcuna direzione chiara per dollaro e Treasuries. Certo, la notizia del vaccino già di per sé ha contribuito decisamente a indebolire l’obbligazionario mondiale, ad eccezione del segmento “junk” o “spazzatura”, quello più esposto ai rischi dell’economia. Il resto lo farà l’esito della lunga contesa elettorale negli States.

Quali effetti avrà il vaccino contro il Covid sul mercato obbligazionario?

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