Rischi BTp, la proposta di Bankitalia sugli Eurobond li riduce?

Riforma del MES, in cambio dell'emissione di Eurobond per contenere i rischi a carico dei BTp. La proposta lanciata da Banca d'Italia fa discutere. Servirebbe a salvaguardare i nostri titoli di stato?

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Riforma del MES, in cambio dell'emissione di Eurobond per contenere i rischi a carico dei BTp. La proposta lanciata da Banca d'Italia fa discutere. Servirebbe a salvaguardare i nostri titoli di stato?

La riforma del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, noto anche come Fondo salva-stati, è stata rinviata a gennaio, dopo che l’Italia ha esternato all’Eurogruppo di questa settimana le sue preoccupazioni sull’impatto negativo che rischia di avere per i BTp e, quindi, per la sostenibilità del nostro debito pubblico. Il premier Giuseppe Conte aveva assicurato sin dall’inizio di perseguire una “logica del pacchetto”, cioè la riforma andrebbe attuata insieme ad altre misure, come l’unione bancaria. Tuttavia, lungi dallo stemperare gli animi, le modalità con cui la Germania accetterebbe la garanzia unica sui depositi nell’Eurozona incrementerebbe i rischi per i BTp. Da qui, la proposta a sorpresa del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: riforma accettabile con l’emissione di Eurobond da parte del MES.

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Non si tratta di una novità assoluta, anche se stavolta a parlarne è il nostro banchiere centrale. Cosa sono gli Eurobond? Titoli sovranazionali, che verrebbero garantiti da tutti gli stati membri dell’Eurozona e che servirebbero a rifinanziare i bond sovrani in scadenza nell’area. I tedeschi non vogliono nemmeno sentirli nominare. Ci aveva provato l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel lontano 2010, all’epoca in cui si temette la fine imminente dell’euro con la crisi in Grecia. Ai loro occhi, gli Eurobond sarebbero una forma palese di condivisione dei rischi sovrani, deresponsabilizzando i governi nazionali e colpendo potenzialmente le tasche dei contribuenti negli stati più virtuosi sul piano fiscale.

Perché gli Eurobond? Essi godrebbero del massimo rating delle agenzie, per cui emetterebbero debito a costi minimi, riducendo la spesa per interessi negli stati più indebitati, ma finendo per aumentarla in quelli più austeri come Germania e Olanda.

L’effetto senz’altro positivo che avrebbero sarebbe di segnalare al mercato l’irreversibilità dell’euro, ad oggi sostenuta solo a parole. La BCE nei mesi scorsi ha auspicato l’emissione di simili titoli, così da accrescere la liquidità sul mercato europeo dei bond con rating “AAA”, ad oggi scarsi. I Bund, infatti, quasi non si trovano sul secondario, in quanto la Germania da anni chiude i bilanci in attivo, per cui emette meno debito di quello che arriva a scadenza, finendo per ridurne le quantità in circolazione.

L’impatto degli Eurobond sui BTp

In presenza di “beni rifugio” insufficienti, gli investitori nelle fasi critiche si trovano costretti ad acquistare i titoli tedeschi a qualsiasi prezzo, facendone crollare il rendimento a livelli imbarazzanti e insostenibili, creando le premesse per una futura possibile crisi finanziaria. Se il MES emettesse Eurobond, la domanda sui Bund parzialmente verrebbe meno, i loro rendimenti si normalizzerebbero, pur restando bassissimi, e i benefici, in termini di bassi costi di rifinanziamento, si trasmetterebbero in maniera più omogenea tra gli stati membri. L’Eurozona potrebbe concordare di emetterli a copertura dei debiti pubblici nazionali per non oltre il 60% del pil di ciascuno stato, il limite massimo consentito dal Patto di stabilità.

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In questo modo, resterebbe l’incentivo per gli stati di comportarsi responsabilmente, in quanto per la quota di debito eccedente il 60% del pil, essi risponderebbero con emissioni proprie e chiaramente più costose. E qui, casca l’asino. Con un rapporto al 135%, l’Italia dovrebbe ugualmente finanziare oltre la metà del suo debito in proprio. Vero, per il primo 60% pagherebbe agli investitori rendimenti molto più bassi di oggi, ma al di sopra di quella quota rischia di subire un salasso, perché con la nascita degli Eurobond, i BTp verrebbero percepiti come titoli di terza fascia, quasi come quando oggi si decide di investire sui mercati emergenti per la fame di “yield”.

Un po’ è quanto accade da anni, ma questa tendenza si acuirebbe, colpendo i bilanci delle banche italiane, che continuano a detenere titoli di stato domestici per oltre 405 miliardi di euro.

E c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Gli Eurobond sarebbero stati popolarissimi fino a qualche anno fa, quando anche Spagna e Portogallo pagavano rendimenti molto più alti di quelli di Germania e Francia. Oggi, però, persino la Grecia riesce a indebitarsi per le scadenze brevissime a rendimenti negativi, mentre Madrid e Lisbona sui loro decennali corrispondono ormai tra un quarto e il mezzo punto percentuale. Per essere chiari, oltre all’Italia nessuno più avverte la necessità di emettere Eurobond, dato che i rendimenti sovrani nel resto dell’area sono scesi a livelli da sogno e inimmaginabili fino anche solo a pochi mesi fa. Scarse, quindi, le probabilità di ottenere sostegno tra i partner del sud. E non è nemmeno detto che questo espediente servirebbe a frenare la crisi potenziale dei BTp con la riforma del MES, rischiando al contrario di farli apparire come titoli definitivamente “spazzatura”.

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