Riforma Fondo salva-stati, “il pacchetto” di Conte è una menzogna ai danni dell’Italia

La riforma del MES minaccia il debito pubblico italiano e il pacchetto di cui parla il premier Conte acuirebbe i problemi, finendo per fare esplodere i nostri BTp. Per l'Italia arriverebbe il commissariamento.

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La riforma del MES minaccia il debito pubblico italiano e il pacchetto di cui parla il premier Conte acuirebbe i problemi, finendo per fare esplodere i nostri BTp. Per l'Italia arriverebbe il commissariamento.

Se persino Carlo Cottarelli, non sospettabile di simpatie per posizioni “sovraniste”, ritiene la riforma del Fondo salva-stati un rischio per la tenuta del nostro debito pubblico sui mercati finanziari, le critiche che sono arrivate nei giorni scorsi alla nuova disciplina studiata nell’Eurozona per accedere agli aiuti del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) evidentemente hanno forti basi.

E se il premier Giuseppe Conte ha subito rassicurato che il consenso dell’Italia avverrebbe “all’interno di un pacchetto” di misure complessive, il problema serio risiede proprio nella natura di quel pacchetto, che lungi dall’essere un’attenuazione delle rigidità previste per il Fondo salva-stati, finirebbe per chiudere il cerchio contro l’Italia.

La riforma del MES costituisce un rischio per il debito pubblico italiano, in quanto finirebbe per additare i nostri BTp come titoli meno sicuri sui mercati, soggetti a ristrutturazione nel caso di richiesta di aiuto da parte di Roma. Ora, se è vero quanto ha dichiarato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ovvero che l’Italia non ha e non avrà bisogno di chiedere assistenza sanitaria al MES, facendo intendere che il dibattito di questi giorni in sé sarebbe infondato, il guaio è che proprio le previsioni studiate per il funzionamento del fondo creerebbero le condizioni per mettere l’Italia alle strette e costringerla ad alzare bandiera bianca, a causa della crescente sfiducia che gli investitori nutrirebbero verso i nostri titoli di stato.

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Il pacchetto di cui parla Conte sembra la classica pezza peggiore del buco. Di cosa si tratta? Del completamento dell’unione bancaria, a cui la Germania sta dando inaspettatamente il suo assenso dopo averlo osteggiato per anni, ma alle sue condizioni: garanzia unica europea sui depositi, a patto che il legame tra banche e stati venga rescisso. In poche parole, le banche italiane dovrebbero vendere BTp e questi verrebbero valutati, ai fini di bilancio, inferiori a titoli come i Bund per via del basso rating, richiedendo maggiori accantonamenti di capitale a copertura del più alto rischio teorico di credito.

Il pacchetto di Conte aggrava la riforma del MES

Dunque, il pacchetto a cui fa riferimento il premier completerebbe la distruzione sui mercati dei nostri bond. Con la riforma del MES, i BTp verrebbero percepiti a rischio di ristrutturazione, mentre con l’unione bancaria à la tedesca le banche italiane dovrebbero venderli a ritmi accelerati, privandoli di una fonte preziosa di domanda. Risultato: lo spread s’impennerebbe strutturalmente a livelli insostenibili e con il tempo il governo di Roma sarebbe costretto a chiedere assistenza al MES e per le condizioni sopra accennate, dovrebbe sottoporre il debito pubblico a una previa ristrutturazione o, come si starebbe discutendo in questi giorni, almeno dovrebbe varare misure draconiane per abbatterlo, finendo per creare un corto circuito tra austerità fiscale-recessione economica-austerità fiscale.

Garanzia sui depositi bancari, l’apertura col trucco della Germania

Il fondo a cui l’Italia aderisce si rivela sotto-dimensionato per il caso in cui dovessimo mai averne bisogno, per espressa dichiarazione di tempo fa del suo amministratore delegato Klaus Regling. Esso, quindi, serve sostanzialmente a garantire i debiti dei paesi di medie-dimensioni come la Spagna, nonché ad avere liberato dalle esposizioni nei paesi a rischio le banche del Nord Europa, francesi in testa (quelle spagnole le abbiamo salvate nel 2012 con aiuti diretti). Stiamo finanziando con quattrini dei contribuenti italiani un ente che non ci serve affatto e con la riforma nemmeno per garantire al nostro debito sui mercati una percepita copertura, anzi diverrebbe vero il contrario.

L’assenso alla riforma del Fondo salva-stati in Italia sarebbe impensabile, a meno di non essere ignoranti o in malafede. Il premier Conte, espressione di un partito arrivato al governo su posizioni euro-scettiche e sin dalla sua nascita considerato “anti-sistema”, ha scelto di schierarsi senza se e senza ma con l’apparato di regole europee che sta per compiere un nuovo passo verso la direzione di un definitivo commissariamento dell’Italia da parte delle istituzioni comunitarie.

La Germania studia da anni il modo con cui obbligarci a ristrutturare il debito pubblico, scettica oramai sulle nostre capacità di abbatterlo in autonomia e attraverso efficaci politiche di risanamento fiscale. E Conte con il suo “sì” ottuso alla riforma del MES sta rivelandosi l'”utile idiota” della situazione.

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