Rateo cedole bond Venezuela, costo che aumenta i dolori degli obbligazionisti

Gli obbligazionisti del Venezuela non solo non ricevono in pagamento le cedole e il capitale da rimborsare sin dalla fine del 2017, ma hanno dovuto anche subire la beffa del rateo. Vediamo di cosa si tratta.

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Gli obbligazionisti del Venezuela non solo non ricevono in pagamento le cedole e il capitale da rimborsare sin dalla fine del 2017, ma hanno dovuto anche subire la beffa del rateo. Vediamo di cosa si tratta.

Il Venezuela è in default dalla fine del 2017, quando il governo ha iniziato a non onorare le scadenze. E tra capitale non rimborsato e cedole non pagate, gli arretrati a carico di Caracas ammontano a oltre una decina di miliardi di dollari. Un solo titolo continua ad essere onorato: il bond PDVSA ottobre 2020, cedola 8,5% (ISIN: USP7807HAV70), per il semplice motivo che esso risulta garantito dalle azioni di Citgo, la controllata della compagnia petrolifera statale e con sede nel Texas. L’autoproclamatosi presidente Juan Guaido ha provveduto a rispettare la scadenza della scorsa primavera per non perdere il controllo della raffineria, praticamente unica fonte di entrate per il suo governo parallelo.

In generale, gli obbligazionisti del Venezuela stanno subendo più di una beffa. Una riguarda nello specifico i creditori italiani, che come sappiamo continuano a versare allo stato l’imposta di bollo anche sui titoli in default e le cui negoziazioni risultano sospese da inizio febbraio, come se potessero ancora essere rivendute, le cedole incassate e il capitale alla scadenza rimborsato senza dubbio.

Bond Venezuela, la beffa dell’imposta di bollo per gli obbligazionisti

Un altro smacco riguarda il cosiddetto “rateo”. Le obbligazioni sono titoli che si negoziano generalmente sul mercato secondario a “corso secco”, cioè senza tenere conto delle cedole che staccano a cadenze regolari. Le cedole sono tassi d’interesse rapportati al valore nominale dei titoli e vengono corrisposte di solito annualmente o a frequenza infrannuale, molto spesso semestrale. Quando si acquista un bond, quindi, ci si porta a casa anche la cedola di prossima scadenza, indipendentemente dal fatto che il venditore ne abbia maturato il diritto di godimento fino a quella data.

Il rateo delle cedole, anche non onorate

Tuttavia, proprio per riconoscere al vecchio obbligazionista il tasso che ha diritto di percepire fino alla data della cessione, oltre alla quotazione a cui avviene la compravendita gli è dovuto anche il pagamento del rateo, cioè la quota di interesse maturata fino a quel giorno. Facciamo un esempio: acquisto a fine marzo un’obbligazione con cedola 5% e che viene goduta semestralmente alle date 30 giugno e 30 dicembre di ogni anno. Questo significa che alla fine di giugno percepirò il 2,5%, cioè la metà dell’intera cedola annuale. Ma chi mi ha venduto il titolo ne aveva maturato il diritto di godimento per metà del tempo (da dicembre a marzo), per cui dovrò pagargli la metà del 2,5%, cioè l’1,125%.

Più mi avvicino alla scadenza della cedola e più dovrò sborsare in favore del vecchio obbligazionista, dato che sto acquistando un titolo con annesso tasso maturato sostanzialmente dal venditore. Questo meccanismo non comporta alcun problema, a patto che alla scadenza immediatamente successiva la cedola venga pagata dall’emittente. Non è stato così con le obbligazioni del Venezuela. Un investitore italiano ci scrive, ad esempio, di averle acquistate tra agosto e novembre del 2017 e di essersi ritrovato subito dopo a subire il default di Caracas. Peccato che su quei titoli avesse pagato i relativi ratei, incassati dai vecchi obbligazionisti e senza che egli abbia visto il becco di un quattrino alle date dovute.

Dispiace dirlo, ma il rateo non è rimborsabile nel caso di default. L’acquisto di un bond comporta l’assunzione del rischio di default anche in relazione al mancato pagamento della cedola di prossima scadenza. Chi vende si libera di tale rischio e non “estorce” nulla a chi compra, in quanto la transazione avviene in piena libertà e coscienza tra le parti. Nel caso in esame, il rateo non è stato un problema così secondario, perché i bond in questione, scadenza maggio 2028 e cedola 9,25% (ISIN: USP17625AB33), erano stati acquistati a una media di 33 centesimi, per cui il tasso d’interesse semestrale del 4,125% valeva oltre il 12% dell’investimento.

E per la gran parte è stato corrisposto ai venditori, salvo subire i mancati pagamenti dello stato venezuelano subito dopo.

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