Bond Venezuela, la beffa dell’imposta di bollo per gli obbligazionisti

Le obbligazioni del Venezuela sono quasi tutte in default da tempo e non staccano più cedole, né possono essere negoziate sul mercato secondario. Eppure, lo stato italiano pretende il pagamento dell'imposta di bollo su di esse.

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Le obbligazioni del Venezuela sono quasi tutte in default da tempo e non staccano più cedole, né possono essere negoziate sul mercato secondario. Eppure, lo stato italiano pretende il pagamento dell'imposta di bollo su di esse.

Per gli obbligazionisti del Venezuela sono tempi duri. Sin dalla fine del 2017, formalmente Caracas è in default, avendo saltato il pagamento di scadenze per oltre una decina di miliardi di dollari, tra capitale e cedole. La situazione si è aggravata all’inizio di quest’anno, quando l’amministrazione Trump ha inasprito le sanzioni finanziarie, vietando a entità e singoli investitori americani di fornire liquidità in dollari al regime di Nicolas Maduro.

Da allora, tecnicamente è diventato impossibile tradare i bond del Venezuela, tanto che le contrattazioni sul mercato secondario sono state sospese sin dai primi giorni di febbraio.

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E dire che le quotazioni proprio a gennaio si erano impennate sulla speranza di un imminente cambio di regime, dopo che il presidente dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaido, si era auto-proclamato capo dello stato, avocando a sé i poteri in mano a Maduro. Diversi obbligazionisti, tra cui italiani, si erano buttati nell’affare, convinti che la caduta del regime “chavista” fosse vicina e che i bond venezuelani presentassero un’opportunità imperdibile. A distanza di sei mesi, non possiamo che prendere atto che tali speranze siano andate deluse.

Le quotazioni dei bond sono rimaste bloccate ai valori di inizio febbraio e mediamente oggi si collocano in area 30%. Tuttavia, diversi scambi realizzati all’infuori dei circuiti finanziari, ossia tra privati, indicherebbero che le attuali valutazioni sarebbero crollate intorno al 15%. Dunque, gli obbligazionisti si ritrovano in possesso di assets che non riescono a rivendere e che varrebbero molto meno dei prezzi a cui li avevano acquistati in precedenza. In realtà, nessuno è in grado di capire se e quando vedrà mai il becco di un quattrino, dato che lo stato di default dura spesso a lungo e non siamo ancora nemmeno a un cambio di regime, precondizione necessaria per sperare in una ristrutturazione seria.

La beffa dell’imposta di bollo

Eppure, lo stato italiano resta indifferente a una siffatta situazione, pretendendo che su questi continui ad essere versata l’imposta di bollo.

Premessa: sin dal 2012, il fisco impone un’aliquota dello 0,2% sul valore degli assets depositati nei conti titoli, questi ultimi strumenti necessari per operare sui mercati per azioni, obbligazioni, Etf, fondi comune, etc. La base imponibile è data dai prezzi a cui tali assets quotano sui mercati nel giorno di chiusura del trimestre, del semestre o dell’anno, a seconda della periodicità con cui la banca invia al cliente l’estratto conto. Nel caso di frequenza infrannuale, l’imposta viene frazionata in proporzione. Per gli obbligazionisti italiani del Venezuela significa oggi pagare l’imposta su un asset che nemmeno sanno se potranno mai monetizzare e il cui valore di mercato risulta già significativamente inferiore a quello ufficialmente rimasto bloccato ai livelli di sei mesi fa.

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Non solo non percepiscono più da tempo alcuna cedola; non solo dovranno attendere verosimilmente anni prima di raggiungere un accordo sulla ristrutturazione dei bond; non solo quasi certamente subiranno perdite, specie coloro che avranno acquistato i titoli a valori elevati negli anni passati; essi devono pure subire la beffa di pagare una “patrimoniale” su un bene che al momento non posseggono, in quanto non ne possono disporre. Sarebbe come se lo stato imponesse il pagamento dell’IMU su una casa andata distrutta a causa di un terremoto; lo trovereste giusto? E molti si ritroveranno a versare l’imposta alla fine dell’anno, quando per forza di cose dovrà essere inviato loro l’estratto conto. Qualcuno avverta in tempo il fisco italiano che i bond del Venezuela sono carta straccia e che nulla dovrebbe pretendere dagli obbligazionisti italiani.

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Giovanni
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Giovanni

Sono in accordo con quanto evidenziato si impedisce la vendita di tali titoli lo stato furbescamente carica il bollo ed inoltre la mancata vendita non consente l eventuale accumulo di minus per capitale gain.

Speriamo che qualche associazione si faccia carico di tutelare gli investitori e non permetta furti legalizzato.

Ro
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Ro