Quattro ETF obbligazionari: quali tenere e da quali uscire?

Investimenti obbligazionari tramite ETF. Un lettore ci chiede lumi su quattro veicoli. Vediamo le possibili prospettive.

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Quali ETF tenere e quali vendere

“Leggo sempre i suoi articoli sulle obbligazioni con molto interesse. Ho due ETF positivi (LU0290357929 e LU1829218822) e due negativi (IE00BYM31M36 e IE00B6TLBW47). Potrebbe consigliarmi quali tenere e quali vendere”.

 

Il lettore ha investito in obbligazioni attraverso quattro ETF, fondi dalla strategia passiva, che si limitano a replicare l’andamento degli indici sottostanti. Si tratta di un buon modo per diversificare i capitali, specie quando sono di piccola entità. Non è nostro compito suggerire come e dove investire, semmai offriamo al lettore qualche spunto di comprensione in più per poter decidere in assoluta autonomia come comportarsi. Iniziamo con il primo ETF: Xtrackers Global Inflation-Linked Bond UCITS ETF 1C EUR hedged (LU0290357929). L’indice sottostante è il Bloomberg-Barclays World Government Inflation-Linked Bond (EUR Hedged). Il fondo replica le obbligazioni governative emesse in valuta locale dai paesi sviluppati e legate all’inflazione, con copertura valutaria in euro e rating “investment grade”. Quest’anno, ha reso il 7,6%. Questo ETF dovrebbe avere prospettive positive nei prossimi anni, perché con l’attesa reflazione i titoli inflation-linked saranno ambiti sui mercati. I rendimenti reali delle obbligazioni ordinarie, già bassissimi o negativi, si ridurranno ulteriormente e gli investitori si sposteranno sui titoli che li proteggeranno dalla perdita del potere di acquisto.

L’inflazione nel 2021 determinerà il successo o il flop nel breve termine di questi bond

Passiamo al secondo ETF: Lyxor Euro Corporate Bond Ex Financials UCITS ETF (LU1829218822). Investe in bond societari emessi da soggetti non finanziari e con esposizione in euro, rating “investment grade”. Con il miglioramento delle prospettive economiche post-Covid, teoricamente il debito corporate dovrebbe risentirne favorevolmente, ma il maggiore appetito per il rischio e la reflazione giocheranno contro i titoli a reddito fisso, anche perché quelli di maggiore qualità già offrono pochissimo e difficilmente il mercato sosterrà uno sgonfiamento ulteriori dei rendimenti reali.

Qui, bisognerebbe fare attenzione, quindi.

Il fattore cambio nella scelta dell’ETF

Terzo ETF: iShares Fallen Angels High Yield Corporate Bond UCITS ETF (IE00BYM31M36). Investe nell’indice Barclays Bloomberg ex EM Fallen Angels 3% Capped, cioè nelle obbligazioni societarie emesse sui mercati sviluppati e che sono state declassate a “junk” o “spazzatura”, vale a dire che hanno perso lo status “investment grade”. Questa tipologia di bond tende ad apprezzarsi nelle fasi di ripresa dell’economia, tanto che già quest’anno hanno guadagnato l’8,30%, reduci dal +17,37% del 2019. Tra i principali titoli inseriti in portafoglio vi sono quelli di Carnival Corp, Sprint Capital Corp, Royal Caribbean Cruises, Vodafone e Intesa Sanpaolo. Tutte realtà colpite dalla pandemia in maniera particolare (si pensi alle navi da crociera), potenziali candidate a una forte ripartenza post-Covid. Tuttavia, il problema sta nella valuta di negoziazione, che è il dollaro USA. Essendo destinato a deprezzarsi contro l’euro nei prossimi anni, i guadagni per un investitore dell’Eurozona potrebbero essere limitati dal fattore cambio, se non più che annullati.

Infine, l’iShares J.P. Morgan USD EM Corporate Bond UCITS ETF (Dist) (IE00B6TLBW47). Investe nell’indice JP Morgan CEMBI Broad Diversified Core, cioè replica le obbligazioni societarie emergenti in dollari USA con rating “investment grade” e “junk”. Dovrebbero beneficiare della ripresa dell’economia globale, anche perché tra i principali titoli in portafoglio ve ne sono diversi legati alle materie prime. L’unico neo è la valuta. Vale il discorso appena fatto sopra. Il cambio euro-dollaro salirà nei prossimi anni, per cui servirebbe che le quotazioni di questi bond più che compensassero l’indebolimento della valuta americana. Non impossibile, semmai il suggerimento è di monitorare l’andamento dell’ETF fase per fase per rivendere al momento più appropriato. Quest’anno, registra una perdita dell’1,20%. Ma lo scorso anno aveva segnato +15,60%.

 

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