L’inflazione nel 2021 determinerà il successo o il flop nel breve termine di questi bond

L'andamento dell'inflazione avrà ripercussioni sui mercati obbligazionari e potrebbe far affluire capitali sui titoli "inflation-linked".

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BTp€i esposti al rischio

A novembre, l’inflazione nell’Eurozona è risultata negativa per il quarto mese consecutivo, segnando -0,3% su base annua. Il crollo dei consumi in tutta l’area ha impattato sui prezzi, comprimendoli. Fino a quando le cose rimarranno così, nessun dubbio che pure un ambiente obbligazionario caratterizzato da bassi rendimenti continuerà ad attirare capitali. Il problema si porrà quando e se lo scenario dovesse mutare. Un processo di reflazione stravolgerebbe i piani degli obbligazionisti. Metti che hai inserito in portafoglio un BTp a 10 anni con rendimento dello 0,60%. Pochissimo, ma in tempi di inflazione italiana sottozero ci si potrebbe accontentare, mentre altra cosa sarebbe se già nel 2021 l’inflazione salisse magari all’1%. In quel caso, avremmo un asset con rendimento reale negativo dello 0,40%.

La reflazione è il principale timore sui mercati di questa fase. Ci sarebbero almeno due tendenze di fondo a sostenerla. Quella ciclica sarebbe alimentata dalla ripresa dell’economia, che si prevede non così veloce come si pensava fino a pochi mesi fa, ma in ogni caso sosterrebbe i prezzi al consumo. Solo in Italia, nell’ultimo anno al 31 ottobre scorso abbiamo aumentato i risparmi depositati in banca di quasi 150 miliardi e, al netto degli eventuali disinvestimenti, ciò dimostra che la pandemia ha costretto le famiglie ad accantonare risorse per paura e per costrizione, ma queste di per sé accrescerebbero i consumi e i prezzi futuri di beni e servizi.

Su quali bond investire nel caso inatteso di reflazione?

E c’è il capitolo ben più complesso e ancora meno prevedibile della globalizzazione. L’emergenza Covid-19 ha certamente posto un freno agli interscambi commerciali e fatto emergere alcune criticità dei processi di delocalizzazione.

Ad oggi, nessuno è in grado di prevedere se ad emergenza finita il vento della globalizzazione tornerà a soffiare come prima o se vi sarà un tendenziale “re-shoring”, ovvero un rimpatrio delle attività produttive in prossimità dei mercati di sbocco. Questa seconda ipotesi avrebbe effetti probabilmente stagflattivi sull’economia mondiale: la crescita rallenterebbe, ma i prezzi salirebbero per il maggiore costo del lavoro.

I BTp€i ancora a buon mercato?

Cosa dovremmo fare per proteggerci dallo scenario inflazionistico? Sarebbe buona cosa possedere in portafoglio assets “inflation-linked”. Oltre alle azioni, che tipicamente tendono a salire con l’inflazione, vi sono i bond agganciati alle variazioni dei prezzi, come per esempio i BTp€i. Questi proteggono il potere di acquisto del capitale dall’inflazione dell’Eurozona. Vero, essa non coincide perfettamente con la dinamica dei prezzi italiani, ma neppure vi si discosta così tanto. Prendiamo il BTp€i maggio 2026 e cedola reale 0,65% (ISIN: IT0005415416). Ai prezzi attuali, rende il -0,43% e si confronta con lo 0,08% offerto dal BTp con cedola fissa di pari durata. Lo spread di poco superiore allo 0,50% tra i due bond ci segnalerebbe le aspettative d’inflazione da qui ai prossimi 5 anni e mezzo per l’Eurozona.

Allungando considerevolmente l’orizzonte temporale, spostiamoci sul BTp€i settembre 2041 e cedola reale 2,55% (ISIN: IT0004545890). Quota in area 149 e rende solo lo 0,13%, a fronte dell’1,21% del BTp di pari durata e con cedola fissa. In questo caso, il mercato si aspetterebbe un’inflazione media annua di poco superiore all’1% da qui ai prossimi più che 20 anni, sostanzialmente simile ai livelli pre-Covid.

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Riassumendo, i BTp€i non starebbero scontando alcuna inflazione significativa in vista neppure per il lungo periodo, il che non depone a favore delle capacità previsionali del mercato. Se è verosimile che l’inflazione resti bassa o finanche negativa ancora per mesi, appare poco probabile che non rimbalzi praticamente più e non si avvicini lontanamente all’attuale target BCE “vicino, ma di poco inferiore al 2%”.

La sottostima dell’inflazione futura ci porta a concludere che i BTp€i restino sottovalutati e vi sarebbero grossi margini di apprezzamento, specie per le scadenze lunghe e ultra-lunghe. Per contro, man mano che i rendimenti dei titoli con cedola fissa risalissero, lo stesso farebbero (in misura minore) quelli dei BTp€i. Non a caso, la scadenza 2041 ha guadagnato oltre il 16% quest’anno. A inizio 2020, rendeva l’1% reale. Dunque, i guadagni non sarebbero automatici, almeno non a questi prezzi. La bolla obbligazionaria ha necessariamente coinvolto anche questi bond.

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