Su quali bond investire nel caso inatteso di reflazione?

Obbligazioni a bassissimo rendimento in questi mesi, a meno di non spostarsi sul comparto più rischioso. Ecco come garantirsi nel caso di inflazione.

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Obbligazioni a bassissimo rendimento in questi mesi, a meno di non spostarsi sul comparto più rischioso. Ecco come garantirsi nel caso di inflazione.

Difficile trovare rendimenti appetibili di questi tempi sui mercati obbligazionari, a meno di non assumersi qualche rischio in più, spostandosi magari tra gli “high yield” o sugli emergenti. I bassi rendimenti sono conseguenza diretta delle politiche monetarie ultra-espansive di tutte le principali banche centrali, a loro volta riflesso della caduta dell’economia globale per causa del Covid-19. Il pil mondiale quest’anno dovrebbe contrarsi del 4,5%, stando alle stime più recenti del Fondo Monetario Internazionale. Per l’anno prossimo è atteso il rimbalzo, mentre il discorso resta più incerto sui tassi d’inflazione. Strutturalmente in calo in tutti i mercati maturi, risentirà della liquidità a fiume iniettata dagli istituti o resterà infima per via della crisi dei redditi?

Non esiste una risposta in assoluto più convincente dell’altra. Sappiamo di certo che nel caso di reflazione, i rendimenti nominali già grottescamente bassi di questa fase si ridurrebbero ancora di più in termini reali. Se sarò riuscito, per ipotesi, a comprare sul mercato un bond che mi offre un rendimento dello 0,50% alla scadenza dei 10 anni, oggi come oggi non penso di aver fatto un affare, ma almeno ritengo di poter conservare il potere di acquisto del capitale investito. Ma se l’inflazione accelerasse la corsa nei prossimi mesi all’1,5-2% all’anno, il mio bond mi infliggerà una perdita reale dell’1-1,5%, i prezzi ne risentiranno e sarò probabilmente costretto a uscire dall’investimento rimettendoci.

Esistono, tuttavia, diverse scappatoie per il caso attecchisse un simile scenario. Una di queste consiste nell’acquistare titoli obbligazionari con cedole legate all’inflazione. E’ il caso dei BTp€i e dei BTp Italia, con l’emissione di maggio di quest’ultimo ad offrire l’1,40% reale, un tasso spropositatamente elevato di questi tempi.

In alternativa, perché non prendere in considerazione le obbligazioni convertibili? Si tratta di bond emessi dalle società con cedole relativamente basse, ma garantendo all’investitore l’opportunità di convertire i titoli in azioni secondo un rapporto prefissato e a partire da una data scadenza.

Perché con la crisi dei mercati sono esplose le emissioni di obbligazioni convertibili 

Anche rischi con le convertibili

Questi bond hanno il pregio di offrire al mercato un mix dei benefici di entrambi i tipi di assets: sono obbligazioni e garantiscono un tasso periodico certo ed essendo potenzialmente azioni tendono a seguirne l’andamento. In caso di reflazione, sappiamo che il mercato fugge dal comparto a reddito fisso e si rifugia in quello azionario. Ebbene, nel caso delle obbligazioni convertibili, i prezzi salgono per il semplice fatto che il rialzo delle quotazioni azionarie renda più proficuo per l’investitore approfittare della conversione, maturando una plusvalenza data dal minore prezzo di “acquisto” delle azioni rispetto al loro valore di mercato.

Maggio è stato negli USA mese record di emissioni per questo tipo di bond, con 21 miliardi di dollari. Non sorprende che sia stato così, perché dopo il crollo delle borse a marzo, i valori delle azioni sono scesi a livelli più appetibili per gli investitori, mentre per molte aziende di dimensioni medio-piccole e/o colpite particolarmente dalla pandemia è diventato più costoso indebitarsi. Da qui, la soluzione che molti hanno escogitato, ovvero di emettere bond convertibili in azioni, così da indebitarsi a bassi tassi, allettando il mercato in cerca sia di guadagni che di sicurezza. Ad esempio, in aprile la Carnival ha potuto spuntare così un rendimento del 5,75% sulle convertibili da 1,75 miliardi, circa la metà di quanto ha dovuto pagare per il bond ordinario con cedola 11,50%.

Cedola al 12% per un bond quasi “spazzatura” in dollari a 3 anni: è di Carnival

Attenzione, però, perché per quanto appena scritto, le emissioni di obbligazioni convertibili in questa fase si concentrano tra le aziende finanziariamente più in difficoltà, cioè dai rating bassi e con profilo di rischio elevato.

Dunque, questi titoli non sono da considerarsi la panacea di tutti i mali o un guadagno automatico per quale che sarà lo scenario. Presuppongono, in ogni caso, o il rischio di aver prestato denaro a una società in affanno o di aver spuntato un rendimento più basso di quello che la stessa società pagherebbe su un bond ordinario, giacché la conversione non è scontata, anche perché queste emissioni hanno un impatto diluitivo sulle azioni e ne fanno scivolare i prezzi o tendono a frenarne la crescita man mano che il rapporto di conversione viene raggiunto.

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