Asta BTp€i maggio 2026, ecco cosa emerge sull’Italia dall’ultima emissione di oggi

Il collocamento del Tesoro ha esitato un rendimento negativo, a fronte di una domanda di circa 1,55 volte l'importo offerto. Interessante il confronto con il BTp Italia.

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Asta BTp€i maggio 2026, ecco i risultati

Il Tesoro ha collocato oggi sul mercato titoli di stato per complessivi 3,25 miliardi di euro, di cui 750 milioni di BTp€i con scadenza 15 maggio 2026 e cedola reale dello 0,65% (ISIN: IT0005415416). Le richieste sono state pari a 1,164 miliardi, per un rapporto di copertura di 1,55. Il rendimento esitato è stato del -0,15%. Il BTp€i è un titolo di stato con cedola indicizzata al tasso d’inflazione dell’Eurozona. Esso consente all’obbligazionista di proteggersi dal rischio di perdita del potere di acquisto. Sulla scadenza a 6 anni, il bond sovrano con cedola fissa offre oggi lo 0,19%, per cui il BTp€i rende circa un terzo di punto percentuale in meno (-0,34%).

Cosa significa? La differenza tra il rendimento di un’obbligazione con cedola fissa e quello offerto da un’obbligazione con cedola variabile della medesima durata ci segnala le aspettative d’inflazione del mercato per il periodo d’investimento considerato, nel nostro caso di 6 anni. Ne consegue che il mercato starebbe scontando un’inflazione media nell’Eurozona dello 0,34% da qui fino al maggio 2026. Pochissimo, se teniamo presente che la BCE ha un target d’inflazione di medio termine “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. In definitiva, l’inflazione che il mercato si aspetta sarebbe di oltre 1,5 punti percentuali medi all’anno per i prossimi 6 anni.

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Confronto con BTp Italia

M l’Italia ha un altro bond con cedola legata all’inflazione. Si tratta del BTp Italia con scadenza 21 maggio 2026 e cedola 0,55% (ISIN: IT0005332835). Sempre oggi, offre un rendimento dello 0,29%. Come mai di ben 44 punti base sopra il rendimento del BTp€i? Il fatto è che qui l’inflazione a cui la cedola è legata è quella italiana, nel dettaglio, seguendo l’indice FOI, ad esclusione dei tabacchi.

Questa differenza ci permette di capire se gli investitori stiano nutrendo aspettative simili o meno sulla crescita dei prezzi al consumo in Italia, rispetto alla media europea.

Ebbene, confrontando il rendimento del suddetto BTp Italia con il BTp ordinario di pari durata, emerge che il mercato sconterebbe oggi un’inflazione media negativa dello 0,10% all’anno per i prossimi 6 anni nel nostro Paese.

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In poche parole, i prezzi italiani mediamente diminuirebbero nel periodo considerato, mentre quelli dell’Eurozona crescerebbero molto lentamente. L’area verserebbe in condizioni di “lowflation”, l’Italia scivolerebbe in una vera e propria deflazione strisciante. La differenza tra questi due dati ci direbbe che l’economia italiana dovrebbe esibire un trend peggiore di quello dell’unione monetaria, prendendo per buono che il calo dei prezzi sia associato a una bassa attività produttiva e a consumi stagnanti o in anch’essi in diminuzione.

Effettivamente, a settembre i prezzi in Italia sono diminuiti su base annua per il quinto mese consecutivo (-0,6%), mentre nell’Eurozona per la prima volta dal 2016. L’economia globale sta risentendo dell’emergenza Covid, sebbene risulti difficile immaginare che il ripiegamento dei prezzi possa durare a lungo, dato che il PIL rimbalzerebbe dopo la fase più acuta della crisi, e con esso i consumi. Per concludere, sia il BTp€i e, in particolare, il BTp Italia sarebbero sottovalutati dal mercato. Mostrano un certo grado di potenziale apprezzamento per i prossimi mesi, in previsione di un possibile processo di reflazione.

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