Perché il BTp 2050 rischia di eclissare il settembre 2049

Il nuovo bond italiano a 30 anni (ISIN: IT0005398406) offre già spunti di interesse al confronto con i titoli più direttamente rivali. A farne le spese rischia di essere, in particolare, l'attuale "benchmark" in scadenza nel 2049.

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Ieri, è stato il giorno del debutto sul mercato secondario per il BTp 2050 e cedola 2,45%. All’atto del suo collocamento sindacato, ha riscosso ordini per 47 miliardi di euro, essenzialmente tra i fondi e all’estero, mentre l’offerta è stata limitata a 7 miliardi. Il prezzo di collocamento è stato di 99,28 centesimi, pari a un rendimento del 2,50%. La quotazione sul secondario, stando alle prime indicazioni, si sarebbe aggirata a cavallo della parità, in lieve crescita rispetto all’esito sul mercato primario. Viene da chiedersi se il bond sia destinato a ricevere lo stesso trattamento da star anche ora che risulta negoziabile tra gli investitori privati.

Per capirlo, dobbiamo premettere che il BTp 2050 funge da nuovo “benchmark” a 30 anni, sostituendo nel ruolo quello in scadenza nel settembre 2049 e cedola 3,85% (ISIN: IT0005363111), che rendeva ieri il 2,42%. Più longevo del nuovo arrivato esiste solo il BTp marzo 2067 e cedola 2,80% (ISIN: IT0005217390). In teoria, quindi, il BTp 2050 dovrà muoversi tra la quotazione del bond che scade appena 12 mesi prima e quello che matura 17 anni dopo.

In realtà, nulla impedisce al suo rendimento di giacere sotto i livelli del BTp 2049 o di sovrastare quello del BTp 2067. A parte l’ipotesi di inversione della curva sul tratto a lunghissima scadenza, potrebbe registrarsi un maggiore appetito del mercato per una determinata scadenza. Nel caso specifico, la cedola del BTp 2049, pur rapportata alla quotazione ben più alta di oltre 130 centesimi, si mostra un po’ più appetibile di quella del bond appena emesso, ma il ragionamento da compiersi sarebbe un po’ più complesso.

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Perché il BTp 2050 piace di più

Il BTp 2050 tenderà verosimilmente a riscuotere il maggiore interesse degli istituzionali che puntano su una scadenza tonda, come quella dei 30 anni.

Ciò deprimerebbe gli scambi relativi al BTp 2049, che in effetti ha visto crollare il numero dei contratti siglati presso la Borsa Italiana dopo il collocamento con successo del nuovo titolo. Questi è passato dai 252 di mercoledì, ai 102 di giovedì e fino ai 56 di venerdì. In valore, si è scesi dai 30 milioni di mercoledì ai soli 4 dell’ultima seduta settimanale. Troppo breve il lasso di tempo analizzato per dedurne una tendenza stabile, ma certo è che il dubbio che nutrivamo sul destino del BTp 2049, alla luce di questi scarni dati, ne uscirebbe rafforzato.

E minori gli scambi, più difficoltosa la formazione dei prezzi, con spread denaro-lettera in aumento e quotazioni tendenzialmente più volatili e calanti. E di per sé, la volatilità non piace agli investitori non speculativi, come generalmente si mostrano essere gli istituzionali che puntano sulle lunghe scadenze. Come un circolo vizioso, dunque, il minore interesse per l’attuale trentennale e lo sguardo rivolto al nuovo “benchmark” dovrebbero finanche portare a un restringimento dello spread tra i due e, soprattutto, a una ben più alta liquidità degli scambi per il secondo.

Del resto, a 10 mesi dal debutto sono stati emessi “solo” 13,3 miliardi di euro di BTp 2049 e a 39 mesi dal lancio del primo bond “Matusalemme”, ancora sono negoziabili sul secondario appena 9,6 miliardi della scadenza più longeva sin qui esistente in Italia. In un colpo solo, invece, di BTp 2050 ne circolano in potenza per 7 miliardi di euro. Ulteriori emissioni verranno nel corso dell’anno e compatibilmente con le condizioni del mercato, ma è facile prevedere che i numeri dei due bond più direttamente rivali saranno toccati e superati nel giro di poco tempo.

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