Perché i BTp attireranno le famiglie italiane, malgrado i bassi rendimenti

Rendimenti negativi fino alle medio-lunghe scadenze e sotto il target d'inflazione della BCE lungo l'intera curva. Eppure, i titoli di stato italiani faranno gola.

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L'appeal dei BTp

Nessun rendimento fino alla scadenza dei 5 anni, rischio di rendimenti sotto il tasso d’inflazione lungo l’intera curva sovrana. I BTp non stanno offrendo da tempo soddisfazioni. Ormai, le famiglie italiane sono strette tra la paura per un debito pubblico apparentemente insostenibile e l’avidità di un asset che negli anni Ottanta fece la loro fortuna con tassi offerti a doppia cifra. Si direbbe che siamo al “divorzio” conclamato tra piccolo risparmio e titoli di stato. Solo circa il 5% del nostro debito risulta in mano alle famiglie. Era al 90% a inizio anni Novanta. Tuttavia, indirettamente possediamo nei nostri portafogli finanziari più BTp di quello che crediamo, attraverso i fondi d’investimento, fondi pensione, ma anche banche e assicurazioni.

E l’appeal dei bond tricolori potrebbe beneficiare dei mutamenti prevedibili sul piano fiscale. In questi giorni, si è tornato a parlare di patrimoniale. Parte della sinistra al governo vorrebbe stangare i patrimoni sopra i 500 mila euro per finanziare le casse vuote dello stato. A parere di chi scrive, non vi sarebbero le condizioni politiche per introdurre in questa fase una simile misura. In primis, manca il consenso tra i partiti e la proposta appare a tutti gli effetti estemporanea. Secondariamente, la tempistica sarebbe la meno adatta in assoluto: non puoi annunciare di tassare assets finanziari, risparmi liquidi e beni mobili e immobili nel pieno della più grave crisi economica dal Secondo Dopoguerra, mentre milioni di famiglie non hanno un lavoro o la certezza di mantenerlo nei prossimi mesi.

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Il preludio a nuove tasse

Ad ogni modo, non sottovalutiamo il dibattito in corso.

Esso prelude a cambiamenti di politica fiscale che prima o poi il governo di turno troverà il modo di fare digerire all’opinione pubblica. I grossi patrimoni verranno tassati, anche se probabilmente solo a partire da valori molto alti, così da evitare contraccolpi economici e di consenso. E come afferma su Facebook in un lungo post esaustivo in materia il Private Banker Paolo Cardenà, il vero prossimo obiettivo sarebbe l’imposta di successione/donazione. Si tratterebbe a tutti gli effetti di una patrimoniale, ma che colpirebbe gli assets all’atto del loro trasferimento dai genitori ai figli.

Vi chiederete cosa ci azzecchi questa discussione con i BTp. Già oggi, i titoli di stato non sono oggetto di imposizione ai fini della successione. Quasi certamente, nel caso di un’imposta patrimoniale non verrebbero toccati per favorire l’afflusso dei capitali privati verso il finanziamento del debito pubblico. Lo stato non ha alcuna convenienza a “punire” chi gli presta denaro. E sappiamo che, infatti, l’aliquota sui rendimenti (12,50%) è stata fissata a livelli molto più bassi di quella che grava sugli altri proventi di natura finanziaria (26%).

Potremmo anche supporre che prima o poi lo stato aumenterà la tassazione sulle rendite finanziarie con la scusa di voler sostenere gli investimenti nell’economia reale, deviandoli dalla pura “speculazione”. Oltre ad aumentare ulteriormente l’aliquota, potrebbe prevedere di accomunare tali redditi a quelli IRPEF, di fatto sottoponendoli alla medesima tassazione prevista per i redditi in generale e improntata a criteri di progressività. In tutto questo discorso, i BTp non verrebbero sfiorati e automaticamente questi bond verrebbero adocchiati con maggiore benevolenza dalle famiglie per sfuggire alla stangata, indipendentemente dai rendimenti offerti. Al netto di ogni altra riflessione, una buona notizia per chi possegga già BTp o intenda investirvi nel prossimo futuro. Lo stato cercherà di creare le condizioni per una loro valutazione elevata, incanalando il risparmio privato nel debito sovrano.

Quali effetti avrebbe una tassa patrimoniale sui BTp?

giuseppe.[email protected] 

 

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