Obbligazioni Apple per 14 miliardi e fino a 40 anni, con liquidità in cassa per quasi 200 miliardi

Cupertino ha collocato sul mercato un bond in sei tranche con durata massima fino a 40 anni. La domanda è stata elevata e i tassi esitati molto bassi.

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Bond Apple da 14 miliardi di dollari

Ieri, Apple ha emesso obbligazioni per 14 miliardi di dollari, suddivise in sei tranche a 5, 7, 10, 20, 30 e 40 anni. Alta la domanda, pari a 33 miliardi, cosa che ha permesso a Cupertino di tagliare di 20-25 punti base il premio offerto per la scadenza più lunga a +95 rispetto al Treasury. Sul mercato secondario, il bond con scadenza 2060 e cedola 2,55% riduceva nelle stesse ore a +89 punti base il suo premio. Bene anche la tranche a 30 anni, la più sostanziosa in termini di importo, pari a 3 miliardi. Il titolo è stato collocato sul mercato a 82 punti base sopra il Treasury di pari durata, anche in questo caso meno dei +105 inizialmente previsti.

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I proventi raccolti saranno destinati alle finalità generali d’impresa, ma gli analisti ritengono che perlopiù verranno impiegati per finanziare operazioni di buyback” azionario. Ad ogni modo, fino allo scorso anno Apple era solita rivolgersi agli investitori per non più di una volta all’anno, accelerando il passo con la pandemia, ma semplicemente per approfittare dei bassi tassi di indebitamento sui mercati. In effetti, se c’è una cosa che il colosso guidato da Tim Cook possiede in abbondanza è proprio la liquidità: 196 miliardi di dollari al termine dell’ultimo trimestre 2020.

Apple straborda di cash

Dunque, le emissioni dei bond non servono a rimpinguare le casse, bensì a tenerle piene per finanziare a basso costo operazioni ugualmente remunerative, come il riacquisto delle azioni proprie. In questo modo, farà salire il valore dei titoli in borsa e, a parità pay-out, potrà risparmiare anche sui dividendi, a meno di non incrementarne la distribuzione sulle azioni rimanenti.

In entrambi i casi, offrirebbe valore agli azionisti. Secondo i calcoli di Bloomberg, la società dovrebbe assegnare a questi ultimi almeno 100 miliardi di dollari all’anno per raggiungere l’obiettivo di una posizione cash neutrale. Peraltro, poiché gran parte della liquidità aziendale si trova all’estero, il rimpatrio comporterebbe il pagamento di un’aliquota del 21%.

Si consideri che con la sola emissione di ieri, Apple è entrata in possesso di liquidità superiore a quella posseduta dal 93% delle società quotate all’S&P 500. Fortissime le valutazioni delle agenzie di rating: AA+ per S&P, Aa1 per Moody’s. Pertanto, il debito societario sarebbe molto sicuro. Del resto, nello scorso trimestre per la prima volta Apple ha sfondato la barriera dei 100 miliardi di fatturato e, pur non essendovi previsioni per il trimestre in corso, si stima che le vendite in questo periodo stiano accelerando.

Tra le scadenze più corte in circolazione, troviamo il bond 3 maggio 2023 e cedola 2,40% (ISIN: US037833AK68), chiaramente sempre denominato in dollari. Ieri, quotava a poco meno di 105, offrendo un rendimento alla scadenza di appena lo 0,20%, segno di quanto basso sia il rischio atteso dal mercato. Va considerato, tuttavia, quello relativo al tasso di cambio per noi dell’Eurozona. Con riferimento a quest’ultimo caso, ad esempio, sarebbe sufficiente un apprezzamento di meno di mezzo punto percentuale del cambio euro-dollaro per subire una perdita, dato che il rendimento effettivo scenderebbe sottozero. Più generose, ma anche maggiormente esposte alla volatilità, invece, sono le scadenze più lunghe, le quali teoricamente dovrebbero continuare ad offrire rendimenti positivi, al netto dell’effetto-cambio.

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