Il vaccino contro il Covid ha smosso il mercato dei bond, non le prospettive

Il rialzo dei rendimenti americani può essere una buona occasione per puntare sul mercato obbligazionario USA.

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L'impatto del vaccino sui mercati obbligazionari

Due vaccini in sette giorni. O meglio, la prospettiva di avere due vaccini contro il Covid da qui a qualche mese è arrivata nel giro di una settimana. Lunedì 9 novembre, l’annuncio di Pfizer: sperimentazione efficace al 90%. Ieri, è stata la volta di Moderna: efficacia testata al 94,5%. I mercati si sono mossi subito, reagendo con quello che gli analisti definiscono “rotazione” degli investimenti in assets: meno bond e più azioni. La maggiore propensione al rischio si traduce nella fuga dei capitali dai “safe assets” per dirigersi verso i comparti meno sicuri.

All’interno dell’obbligazionario, però, esistono diversi segmenti. I titoli di stato e le obbligazioni corporate ad alto rating risultano certamente i più penalizzati di questa nuova fase, mentre i bond con rating medio-bassi e, soprattutto, gli “high yield” ne stanno beneficiando. Pensate solamente che gli “high yield” in dollari negli USA hanno visto crollare il rendimento da una media del 5,13% a una del 4,76% nella sola giornata del 9 novembre scorso, segnando un nuovo minimo storico. Successivamente, il rendimento si è riportato agli stessi livelli pre-Pfizer.

La curva dei Treasuries si è gonfiata dopo il primo annuncio, con il tratto a 10 anni ad essere salito in area 0,90%. Lo stesso ha fatto la curva tedesca, con il Bund decennale ad essere lievitato dal -0,61% al -0,54%. I rendimenti tedeschi restano profondamente negativi lungo le scadenze, quelli americani iniziano a tornare appetibili, pur scontando il rischio di cambio. E proprio quest’ultimo non sembra essere mutato con la notizia del vaccino, almeno nella percezione dei mercati.

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I segnali dai mercati obbligazionari

C’è un modo per capire l’evoluzione attesa per una coppia valutaria tra gli investitori.

Si tratta di confrontare i rendimenti sovrani tra i due paesi che battono moneta diversa. Per l’euro è la Germania il “benchmark”. Ebbene, oggi lo spread Treasury-Bund a 10 anni è di circa 145 punti base, sostanzialmente identico a quello pre-vaccino. Significa che nelle ultime sedute non sarebbero mutate le aspettative sul cambio euro-dollaro nel lungo periodo. Accorciando l’orizzonte temporale di riferimento, troviamo che il Treasury oggi offre 115 punti base in più del suo omologo tedesco, stessa differenza dell’ultima seduta precedente alla notizia sul vaccino. E nel frattempo, il cambio euro-dollaro è rimasto identico, segno che la valuta americana per gli investitori dovrebbe indebolirsi per i prossimi anni agli stessi ritmi e livelli attesi prima dell’annuncio di Pfizer.

A conti fatti, il rischio di cambio non sarebbe aumentato con il doppio annuncio di Pfizer e Moderna, sebbene avrebbe dovuto in teoria. La fine della pandemia sprona, come detto, alla fuga dei capitali dai porti sicuri e il dollaro è uno di questi. Stiamo affermando, in buona sostanza, che la notizia del vaccino avrebbe semplicemente (finora) accresciuto il rendimento dei Treasuries, creando migliori occasioni di investimento. Quanto alle aspettative d’inflazione, rilevate dallo spread tra Treasury a 5 anni con cedola fissa e Treasury di pari durata con cedola agganciata ai prezzi, si sono “surriscaldate” di 10 punti base all’1,64%, nulla di così irruento e anomalo. Per il momento, l’obbligazionario sovrano USA è diventato solo un po’ più appetibile.

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