Ecco come i governi sfrutteranno la notizia del vaccino anti-Covid

Il vaccino sarebbe in arrivo tra qualche mese, stando ai dati comunicati da Pfizer. E per i governi è una buona notizia, che facilita loro la vita.

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Il vaccino contro il Covid rianima i governi

La cartina dell’Italia si scurisce. Aumentano le regioni in fascia arancione, cioè con un livello di allarme Covid medio-alto. Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e Basilicata si aggiungono a Puglia e Sicilia, mentre in rosso abbiamo Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, la provincia di Bolzano, Toscana, Campania e Calabria. Restano in giallo la provincia di Trento, Veneto, Lazio, Molise e Sardegna. Lo scenario di un lockdown totale nazionale resta il più probabile, anche se a Natale verrebbero allentate alcune restrizioni per rendere possibili i ricongiungimenti familiari. Ma il premier Giuseppe Conte ha già parlato di feste da trascorrere in intimità, mettendo le mani avanti sul fatto che non saranno consentiti cenoni nei ristoranti e tavolate con amici e parenti nelle case.

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Ma nella narrazione dell’ultima settimana è arrivata dirompente la notizia del vaccino a mutare il quadro. Pfizer ha comunicato che la sperimentazione portata avanti insieme alla tedesca BioNTech si è rivelata efficace nel 90% dei casi. Dopo la necessaria autorizzazione della Food and Drug Administration, il vaccino sarà in commercio con ogni probabilità a partire dalla fine di quest’anno, sebbene le dosi disponibili non saranno sufficienti a coprire l’intera popolazione a rischio nei paesi che le hanno prenotate, tra cui l’Italia, fino ad almeno la fine della prossima primavera.

Lockdown più accettabili con il vaccino

Perché la sola notizia del vaccino sta cambiando lo scenario? Per il semplice fatto che offre alla popolazione mondiale una speranza credibile che uscirà dal tunnel quanto prima e che gli ulteriori sacrifici che le saranno imposti nelle prossime settimane siano auspicabilmente gli ultimi.

Stiamo dicendo che i lockdown già varati e che saranno varati da qui agli inizi del prossimo anno sono stati già resi più accettabili per il solo fatto che le stesse categorie più direttamente colpite sperino che finalmente vedranno la luce subito dopo. La notizia del vaccino sta servendo ai governi per contenere la rabbia sociale che monta un po’ ovunque, vuoi per il malessere economico provocato dalla pandemia, vuoi anche perché sempre meno persone si stanno mostrando disponibili con la seconda ondata di contagi a rinunciare alle proprie libertà personali come nella primavera scorsa.

Se a questo aggiungiamo che gli stessi governi stanno iniziando ad ostentare un po’ frettolosamente un minimo di ottimismo, ecco che i conti tornano. La Francia, uno dei paesi peggio messi sul fronte contagi, avrebbe già superato il picco per il presidente Emmanuel Macron. E in Italia come siamo messi? Il tasso di positività sembra essere culminato e da giorni si è stabilizzato poco sopra il 16%. Significa che il numero dei positivi trovati rispetto ai tamponi effettuati avrebbe smesso di crescere, un buon segnale per capire l’evolvere reale della situazione.

Infatti, quando ogni giorno leggiamo i numeri dei nuovi contagi non dobbiamo prenderli come dati assoluti, bensì come una tendenza. A fronte di un contagiato scoperto, ve ne possono essere diversi che rimangono nell’ombra, specie se asintomatici. Ma se il rapporto tra nuovi positivi e tamponi resta stabile o si riduce, statisticamente equivale ad affermare che i contagi starebbero non accelerando o decelerando.

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La situazione dell’Italia in cifre

Il numero che ci segnala più di tutti la gravità della crisi sanitaria è quello dei ricoverati in terapia intensiva. Nella settimana tra il 9 e il 15 novembre, sono aumentati di 673 unità, meno delle 810 della settimana precedente. In teoria, ciò potrebbe essere il semplice riflesso del fatto che il numero dei guariti e/o quello dei morti sia aumentato più velocemente nei nuovi ingressi.

In effetti, nell’ultima settimana i morti sono aumentati di 3.835 unità, più delle 2.568 della settimana prima. In cambio, sono diminuiti di quasi 2.000 i ricoverati in reparto, quelli con sintomi lievi. Sono passati da 7.538 a 5.607. Infine, in lieve accelerazione i contagi: +243.425 da +225.769. Di sotto, il riassunto dei suddetti dati:

 

  • Ricoverati in terapia intensiva: +673 (da +810)
  • Ricoverati con sintomi lievi: +5.607 (da +7.538)
  • Morti: +3.835 (da +2.568)
  • Positivi: +243.425 (da +225.769)
  • Tasso positività: sostanzialmente stabile sopra 16%

 

Questi numeri, nel loro complesso, ci fanno affermare che la situazione dell’Italia non sarebbe in peggioramento negli ultimi giorni, forse anche per via della ridotta mobilità a seguito delle nuove restrizioni introdotte da inizio novembre. Ma non siamo nemmeno nella condizione di poter sperare che il Natale quest’anno sarà grosso modo come tutti i precedenti. I lockdown, già estesi a gran parte del territorio nazionale, con ogni probabilità riguarderanno un numero crescente di italiani.

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