E ora la Germania può pensare al Bund a 100 anni, ecco a quale rendimento misero

Nuovo Bund a 30 anni senza cedola emesso per la prima volta in Germania, anche se l'asta non è stata un successo, andata semi-deserta. Tuttavia, adesso il governo tedesco può anche valutare emissioni più lunghe e a rendimenti infimi.

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Nuovo Bund a 30 anni senza cedola emesso per la prima volta in Germania, anche se l'asta non è stata un successo, andata semi-deserta. Tuttavia, adesso il governo tedesco può anche valutare emissioni più lunghe e a rendimenti infimi.

E’ stato collocato dalla Germania nella tarda mattinata di oggi il primo Bund a 30 anni senza cedola per un controvalore di 824 milioni di euro, a fronte di richieste per soli 869 milioni, molto al di sotto dell’offerta massima prevista in 2 miliardi. Tecnicamente, l’asta è andata scoperta per via del bassissimo rendimento esitato, per la prima volta negativo, per l’esattezza del -0,11%.

La notizia si era diffusa a inizio settimana e per i mercati era stato subito percepito come un test per valutare il tenore della domanda di assets-rifugio in una fase in cui obbligazioni sovrane e corporate per oltre 16.000 miliardi di dollari nel mondo hanno rendimenti negativi. Poco prima dell’emissione, il Bund agosto 2048 rendeva il -0,18%. Quello battezzato stamattina, invece, ha come scadenza il mese di agosto del 2050. Chi lo ha acquistato non godrà di alcun reddito fino ad allora e riceverà alla scadenza un capitale pari al 96,7% di quello investito.

Obbligazioni sovrane a 30 anni senza cedola, la Germania ci prova 

Di solito, per non dire sempre, i bond zero coupon posseggono scadenze medio-brevi, perché risulta difficile per un investitore impiegare liquidità in un titolo che non rende alcun reddito fino alla data del rimborso. Tuttavia, l’operazione odierna è stata possibile grazie proprio al trend globale ultra-favorevole al comparto obbligazionario, sostenuto dalle politiche monetarie fin troppo accomodanti di tutte le principali banche centrali del pianeta.

La Germania può approfittare di questa fase a dir poco straordinaria per allungare la vita media del suo debito, pari a circa 5,5 anni, sebbene non ne abbia bisogno, data la granitica affidabilità riscossa dai suoi titoli sul mercato. Ad ogni modo, adesso potrebbe persino permettersi il lusso di emettere debito ancora più longevo rispetto al trentennale di stamattina, magari puntando sulla scadenza a 50 e – perché no – 100 anni. La vicina Austria ha registrato un enorme successo con l’emissione nel 2017 di un bond secolare, il cui rendimento è crollato ad appena lo 0,54%, praticamente un quarto rispetto a due anni fa. Nel solo ultimo mese, la quotazione del titolo si è impennata del 25% e venerdì scorso superava 205, scendendo ai 200 di ieri, cioè su cifre più che doppie rispetto al valore nominale.

Bund a 50 e 100 anni in arrivo?

Considerando che lo spread tra titoli austriaci e quelli tedeschi sul tratto a 30 anni si aggiri in area 40 punti base e scontando che rimanga eventualmente stabile anche sulle scadenze più lunghe, la Germania avrebbe modo di indebitarsi da qui a 100 anni con l’emissione di bond al rendimento di appena lo 0,15-0,20%. Sarebbe quasi uno zero coupon anche in questo caso. Se volesse limitarsi a un Bund a 50 anni, sempre monitorando i livelli di rendimento di Vienna (0,38%), davvero potrebbe offrire al mercato un titolo senza cedola. Data l’accoglienza molto fredda di oggi tra gli investitori, probabile che la Germania resisterà alla tentazione di puntare sui Bund ultra-lunghi, anche perché non ha bisogno di segnalare alcunché ai mercati. In effetti, nemmeno gli USA hanno mai emesso un Treasury oltre i 30 anni, per quanto ci stiano pensando in questa fase.

Bund della Germania a rischio estinzione, per gli obbligazionisti sarà un problema

Ad ogni modo, le basterebbe offrire un rendimento anche di poco positivo per attirare capitali a sufficienza per garantire il successo alle aste. In fondo, non solo questi vengono attratti dal porto sicuro tedesco, ma devono fare i conti con la carenza crescente di titoli di stato emessi da Berlino, in conseguenza della politica fiscale restrittiva, che tramite gli avanzi di bilancio messi a segno sin dal 2014 riduce l’entità del debito pubblico teutonico in valore assoluto, oltre che rispetto al pil. E questo rende i bond della Germania ancora più attraenti, espressione di un’economia nel complesso sempre meno indebitata e fiscalmente virtuosa, oltre che politicamente molto stabile.

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