Bund della Germania a rischio estinzione, per gli obbligazionisti sarà un problema

I bond emessi dalla Germania sono sempre più rari sul mercato e questo per gli obbligazionisti rischia di diventare un serio problema nei prossimi anni. Ecco le cause e perché il fenomeno è sottovalutato.

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I bond emessi dalla Germania sono sempre più rari sul mercato e questo per gli obbligazionisti rischia di diventare un serio problema nei prossimi anni. Ecco le cause e perché il fenomeno è sottovalutato.

Il rischio di liquidità rientra tra i principali di cui tenere conto quando s’investe. Se acquisto un titolo finanziario o anche un bene fisico e successivamente avrò difficoltà a rivenderlo, perché esso ha poco mercato, diventa un problema. Per sbarazzarmene dovrò o attendere tempi lunghi o svenderlo a prezzi nettamente inferiori a quelli desiderati.

Lo spread tra denaro e lettera sul mercato capta proprio il grado di liquidità, in quanto esprime la differenza tra il prezzo minimo a cui il venditore è disposto a cedere e il prezzo massimo a cui l’acquirente intende comprare. Più le parti tra di loro si allontanano, più difficile trovare un accordo, vale a dire esitare la compravendita. E i Bund della Germania rientrano tra gli assets a rischio di illiquidità.

La Germania ha chiuso il 2018 con un debito pubblico a quota 1.916 miliardi, in calo di 52,5 miliardi rispetto alla fine del 2017 e pari a circa il 60,8% del pil tedesco. Di questo, al 31 luglio meno di 1.116 miliardi di euro erano in forma di Bund, le obbligazioni emesse dallo stato federale, meno di un terzo rispetto al pil. Si consideri, a titolo di confronto, che i titoli di stato italiani ammontano a 2.025 miliardi di euro, a fronte di un pil di circa 270 miliardi più basso. Non è tutto. La BCE ha acquistato con il “quantitative easing” titoli sovrani tedeschi per 518,5 miliardi, di fatto sottraendoli al mercato. Ne resterebbero in circolazione, in teoria, poco meno di 600 miliardi.

Di questi, circa il 40% sarebbe in possesso di obbligazionisti tedeschi, il resto di obbligazionisti stranieri. E poiché i rendimenti esitati negli ultimi anni alle aste sono stati molto bassi e sul mercato secondario sono scesi in territorio negativo lungo l’intera curva delle scadenze, risulta molto difficile immaginare che questi bond siano ancora in possesso di famiglie e imprese. Quasi certamente, la stragrande maggioranza, se non tutti, sono ormai in mano a banche, assicurazioni e fondi, costretti per statuto e norme vigenti nei vari stati a tenere in portafoglio assets di elevata qualità, indifferentemente dai rendimenti spuntati, anche se ciò comportasse perdite a bilancio.

Farebbero parziale eccezione i titoli emessi negli anni in cui i rendimenti si mostravano ancora accettabili.

Il Bund negativo fino ai 30 anni mette in trappola la BCE e ora è difficile uscirne

Mercato dei Bund sempre più piccolo

Gli investitori istituzionali costretti a tenersi i Bund non li rivenderanno facilmente prima della scadenza, anche perché di alternative sicure non ne esistono nell’Eurozona. Dunque, la quasi totalità dei Bund, già quantitativamente scarsi, non è effettivamente negoziabile. A ciò aggiungiamo che la politica fiscale restrittiva di Berlino, nota come “Schwarze Null”, ogni anno esita surplus per i conti pubblici, per cui il governo federale può permettersi di emettere titoli in misura inferiore rispetto a quelli che arrivano a scadenza. Ciò significa anche che la massa dei Bund sul mercato tende a ridursi con il passare dei mesi e degli anni.

Se la BCE tornasse agli acquisti netti di assets con un secondo round di QE, il problema diverrà ancora più palese. Se il programma fosse riattivato anche solo per 15 miliardi al mese, intorno ai 3,3 miliardi di titoli di stato tedeschi verrebbero ritirati dal mercato, restringendone le dimensioni al ritmo di una quarantina di miliardi all’anno. Aldilà delle difficoltà tecniche per Francoforte nel rispettare i criteri che si era imposta con l’avvio del primo QE nel 2015, il fatto è che si arriverebbe a un punto, per cui di Bund da acquistare non se ne troverebbero più. Ciò farebbe impennare ulteriormente i prezzi, facendo collassare i rendimenti ancora di più in negativo.

A sua volta, questo meccanismo terrebbe elevati gli avanzi di bilancio, consentendo alla Germania di continuare a tagliare le emissioni di nuovo debito. Come un gatto che si morde la coda, i tedeschi farebbero festa, non gli obbligazionisti, che rischiano di doversi tenere i Bund fino alla scadenza per le ridotte dimensioni del mercato secondario in cui vendere. E quella profezia per cui il decennale tedesco arriverà a rendere il -2%, per quanto stramba ci appaia oggi, non è detto che non si avveri.

Con tutte le conseguenze per il resto dell’Eurozona, che si vedrà ampliati gli spread per il semplice fatto che il debito tedesco costi sempre meno e che gli investitori non abbiano vita facile a sostituirlo nei bilanci con bond emessi da altri paesi dell’area, compresi quelli percepiti come solidi.

Perché i Bund della Germania avrebbero perso la funzione di segnale su tassi e cambio nell’Eurozona

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