BTp€i 2051, ecco il segnale rassicurante per l’economia europea

Il titolo di stato a 30 anni agganciato all'inflazione dell'Eurozona ci fornisce spunti interessanti per capire le aspettative del mercato

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BTp€i 2051, le aspettative del mercato

Cosa succede all’inflazione? Accelera o ha già raggiunto il picco? Dobbiamo preoccuparci o è salutare che salga un po’ sopra i target delle banche centrali? A queste domande sta cercando di rispondere il mercato obbligazionario. E restando su quello italiano, abbiamo la possibilità di monitorare le aspettative degli investitori nel lungo periodo tramite il BTp€i 2051.

Si tratta del titolo di stato a 30 anni agganciato all’inflazione dell’Eurozona. Oggi, si acquista sul MoT di Borsa Italiana a circa 97 centesimi, cioè sotto la pari. Offre un rendimento lordo dello 0,26%, che si confronta con l’1,69% offerto dal BTp 2051 con cedola fissa. Emerge, quindi, che il mercato si aspetterebbe un tasso d’inflazione nell’area di lungo periodo dell’1,43%.

BTp€i 2051, le variazioni da dicembre

Rispetto ai minimi toccati a maggio, quando il BTp€i 2051 quotava a meno di 88 centesimi, c’è stato un rialzo superiore al 10% e di poco superiore a quello messo a segno dall’omologo bond ordinario. Due mesi fa, quindi, il titolo offriva lo 0,63% contro il 2,10% a cui era arrivato il BTp a 30 anni. Anche allora, il differenziale dell’1,47% segnalava l’inflazione attesa dal mercato nel lungo periodo. Possiamo affermare, di conseguenza, che nelle ultime settimane la percezione tra gli obbligazionisti non sarebbe affatto mutata.

E se torniamo indietro alla fine del 2020, quando il BTp€i 2051 si acquistava a prezzi nettamente sopra la pari (106,50), scopriamo che offriva un rendimento lordo del -0,06%, a fronte dell’1,40% sul tratto a 30 anni con cedola fissa. Ancora una volta, l’inflazione attesa sarebbe stata stimata all’1,46% nel lungo periodo. Cosa significherebbe? Il mercato non starebbe scontando alcun cambiamento strutturale nelle dinamiche relative ai prezzi al consumo.

Anzi, negli ultimi due mesi si starebbe aspettando una loro crescita tendenziale persino più bassa.

Ovviamente, c’entra il fatto che stiamo parlando di un orizzonte temporale lunghissimo. Eventuali fiammate dei prezzi o fasi di deflazione strisciante inciderebbero poco sull’andamento di lungo periodo. Resta il fatto che gli obbligazionisti continuerebbero ad attendersi tassi d’inflazione a lungo sotto il target BCE del 2%, un fatto che depone a favore della stabilità dei prezzi e al prosieguo di programmi di acquisto di bond come il “quantitative easing”.

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