BTp marzo 2032 (IT0005094088), perché è l’unico a rendere sotto la pari?

Perché i titoli di stato italiani con scadenza marzo 2032 non sono risaliti sopra la pari nemmeno con il crollo dei rendimenti di questi mesi? Presentano qualche rischio ignoto ai risparmiatori?

di , pubblicato il
Perché i titoli di stato italiani con scadenza marzo 2032 non sono risaliti sopra la pari nemmeno con il crollo dei rendimenti di questi mesi? Presentano qualche rischio ignoto ai risparmiatori?

Ciao, sto valutando la possibilità di investire in BTp, sia nell’ottica di compra-vendita sia con la possibilità di tenerli a scadenza. Nella seconda ipotesi, sto guardando quelli che hanno valore attuale < 100 (con un rendimento “decente”), ma vedo che sono tutti sopra tranne IT0005094088. Sapete spiegarmi perché questo ha valore così basso rispetto agli altri? Mi pare che di scambi ce ne siano, perché viene valutato così poco? Grazie!

Rispondiamo a un quesito posto da un utente del nostro Forum (https://www.investireoggi.it/forums/), risalente a qualche giorno fa. A ben vedere, praticamente le quotazioni di tutti i BTp negoziati sul secondario sono salite sopra 100, cioè risultano sopra la pari. Non lo stesso dicasi per il BTp marzo 2032, cedola 1,65%, che continua a rendere appena sotto 100, con superamento odierno a tratti di tale soglia per via delle novità “dovish” dalla BCE.

Per investire in bond conta la cedola, non solo il rendimento: ecco come evitare errori

Giustamente, l’utente fa intendere di essere dubbioso sul rischio di investire in questo titolo, in quanto anormalmente “cheap”. Cosa c’è dietro? Prima di rispondere, operiamo volutamente un raffronto con titoli di stato italiani di durata simile. Il BTp maggio 2031, ad esempio, quota oggi a 147; quello in scadenza nel febbraio 2033 prezza anch’esso a 147, mentre il bond agosto 2034 si aggira su 140,6. C’è qualcosa che non va nel BTp marzo 2032?

La risposta è negativa. Per capire perché, dobbiamo guardare le cedole offerte da ciascun BTp. Il 2032 offre, come abbiamo scritto, l’1,65%, ma il BTp 2031 è molto più generoso con il 6%, mentre il 2033 garantisce il 5,75% e il 2034 il 5%. Com’è possibile una simile differenza per scadenza tra loro molto simili? Il fatto è gli altri bond sono stati emessi in momenti molto diversi, quando i rendimenti di mercato erano ben più alti.

Le emissioni delle loro prime tranche risalgono tutte tra il 1999 e il 2003, quando sulle lunghe scadenze lo stato fiutava allora costi di indebitamento inferiori a quelli sostenuti prima dell’ingresso nell’euro, anche se nulla al confronto con la discesa che tali rendimenti avrebbero esibito negli anni successivi.

Rileva la data di emissione, ecco perché

Il BTp marzo 2032, infatti, venne emesso nel marzo 2015, esattamente a due settimane dall’avvio del “quantitative easing” nell’Eurozona. In quella fase, i tassi di mercato precipitarono letteralmente man mano che la BCE iniziò ad acquistare assets, tra cui principalmente titoli di stato. E così, il Tesoro poté emettere titoli a 17 anni a costi impensabili fino a poco prima, offrendo una cedola irrisoria, se paragonata ai BTp di durata residua simile collocati in passato. Oggi, i rendimenti italiani si sono riportati essenzialmente ai livelli di allora, grazie alla direzione molto favorevole sui mercati. E attualmente il BTp marzo 2032 offre l’1,62%, in linea con la cedola lorda. Questo implica che i prezzi si muovono attorno alla parità.

Non lo stesso può dirsi per gli altri bond di cui sopra. Essendo le loro cedole molto più alte, affinché i rendimenti si attestino su livelli sostanzialmente analoghi a quello del BTp 2032, serve che i prezzi salgano decisamente sopra la parità (prezzi e rendimento vanno in direzioni opposte). E così è stato, per cui oggi il rendimento del BTp 2031 è dell’1,36%, del BTp 2033 dell’1,54% e del BTp 2034 dell’1,63%. Potete notare come, tenuto conto delle scadenze, il BTp 2032 continui a mostrarsi un po’ più generoso, ma ciò è dovuto al fatto che, a parità di rendimento, spesso gli investitori prediligono i titoli con cedole più alte, che nell’immediato garantiscono flussi di redditi in entrata superiori.

E il fattore liquidità? A fronte dei 22 miliardi in circolazione, a giugno sono stati scambiati BTp marzo 2032 per un controvalore di 431 milioni, meno del 2% del totale, ma già a luglio si registra un recupero con contratti alla metà seduta odierna per circa 1,2 miliardi, pari al 5,4%.

Di BTp maggio 2031 ne sono stati emessi per quasi 30 miliardi e scambiati a giugno per 42 milioni e a luglio per 96, una nullità. E a fronte di quasi 21 miliardi di BTp febbraio 2033, solo per 28 milioni sono stati realizzati scambi a giugno, saliti a 39 milioni a luglio. Infine, sugli oltre 25 miliardi di BTp agosto 2034, ne risultano scambiati per 88 milioni a giugno e 123 milioni a luglio. Dunque, non sussiste un particolare problema di liquidità per il BTp marzo 2032, che semmai è più tradato degli altri di simile durata.

I rischi dei BTp con cedola alta, ecco qual è la grande minaccia al rendimento

[email protected] 

Argomenti: ,