BTp Italia a ruba anche sul secondario, ma il mercato non sconta alcuna inflazione

Il bond maggio 2025 e cedola reale 1,40% sta letteralmente impazzendo nel trading quotidiano, anche se le aspettative d'inflazione non c'entrano con il suo successo.

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Il bond maggio 2025 e cedola reale 1,40% sta letteralmente impazzendo nel trading quotidiano, anche se le aspettative d'inflazione non c'entrano con il suo successo.

Si è fatto un gran parlare di BTp Italia, ma come sempre capita, dopo il collocamento del Tesoro si sono spente le luci sul bond retail con scadenza maggio 2025 e cedola reale 1,40% (ISIN: IT0005410912). Il successo dell’operazione risiede nei numeri: 22,3 miliardi di euro raccolti sul mercato in quattro giorni, di cui 14 miliardi sono stati gli ordini dei soli risparmiatori individuali, ricevuti senza alcun limite dai server di Via XX Settembre. Sappiamo che ad avere allettato le famiglie è stata l’offerta generosa di una cedola minima garantita al di sopra del rendimento del BTp di pari durata.

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In effetti, all’atto della comunicazione del Tesoro in data 15 maggio, il rendimento del quinquennale con scadenza maggio 2025 e cedola fissa 1,45% (ISIN: IT0005327306) si attestava a poco meno dell’1,40%. Poiché il BTp Italia riconosce all’obbligazionista una cedola reale minima, a cui si somma l’inflazione del semestre, in fase di collocamento il mercato ha avuto la piena certezza che, indipendentemente dallo scenario macro, il rendimento del nuovo bond sarebbe risultato più alto dell’alternativa di pari durata.

L’andamento sul MoT

Ieri, il BTp Italia maggio 2025 mostrava una quotazione in rialzo rispetto all’emissione e a 101,73, cioè sopra la pari. In termini di rendimento, offriva così l’1,04%, confrontandosi con lo 0,80% del quinquennale con cedola fissa. Ancora una volta, quindi, siamo in presenza di un rendimento superiore, che per un bond legato all’inflazione segnala un’apparente anomalia, nel senso che generalmente dovremmo attenderci un rendimento inferiore. Quando ciò accade, evidentemente è perché il mercato sconta un calo medio generalizzato dei prezzi per il periodo di investimento.

Dunque, nel caso specifico si continuerebbe a prevedere una leggera deflazione per il prossimo quinquennio. Evidentemente, ciò non sta frenando gli investitori dal compravendere il titolo. In appena 10 sedute, sono state effettuate alla Borsa Italiana circa 14.600 transazioni per un controvalore complessivo di 9,3 miliardi di euro. Mediamente, ogni contratto è stato di circa 640 mila euro, un valore molto elevato rispetto alla media delle transazioni relative ai BTp. In rapporto ai numeri dell’emissione, possiamo affermare che sia passato di mano già quasi il 42% dell’intero stock negoziabile. Ma si consideri anche che quello in mano agli investitori istituzionali, i più propensi a rivendere e comprare sul MoT, ammonti a soli 8,3 miliardi.

Per capire che stiamo parlando di cifre record, si consideri che il BTp di pari durata risulta essere stato scambiato in tutto il mese di maggio e fino all’altro ieri per 1.323 volte e per un controvalore totale di soli 145 milioni, nemmeno l’1% dell’intero stock teoricamente negoziabile. E il contratto medio in questo caso scende a 110.000 euro, un livello di per sé non basso, ma poco più di un sesto del BTp Italia. Paradossalmente, quindi, il bond retail per eccellenza viene tradato dagli istituzionali e passa di mano molto più in fretta dei titoli di stato ordinari, nonostante sia nato ufficialmente per restare nei portafogli delle famiglie fino alla scadenza. Gli istituzionali evidentemente stanno facendo la differenza, forse snaturando questa obbligazione, tant’è che il Tesoro ne ha annunciato un’altra esclusivamente riservata al canale retail. Vedremo se non si trasformerà con altrettanta fretta in oggetto di trading sul secondario.

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