BTp Italia 2025, ecco cosa ci segnala il bond legato all’inflazione domestica

Il tonfo delle obbligazioni di stato e corporate sta preoccupando i mercati, ma non tutti i titoli sono andati così male. E alcuni ci inviano segnali più rassicuranti di altri.

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Cosa ci dice il BTp Italia

Vi ricordate del BTp Italia emesso nel maggio dello scorso anno e con scadenza a 5 anni? Nelle intenzioni dell’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, avrebbe dovuto rappresentare una svolta per il mercato sovrano tricolore, attirando capitali dai piccoli risparmiatori per finanziare la lotta alla pandemia. Non è andata proprio così, ma in grossa parte per una ragione più che positiva: non abbiamo avuto bisogno di ricorrere a stratagemmi particolari per tenerci a galla sui mercati finanziari, dato che la BCE con il varo del PEPP ha nei fatto monetizzato i debiti sovrani nell’area, consentendo a tutti i governi di rifinanziarsi a costi mai così bassi, profondamente negativi fino alle medio-lunghe scadenze. E ciò, malgrado il boom delle emissioni.

Tornando a quel titolo, si trattava del BTp Italia 26 maggio 2025 e cedola reale 1,4% (ISIN: IT0005410912). Il tasso d’interesse offerto al netto dell’inflazione si mostrò subito assai interessante, non fosse altro per il fatto che allora già si aggirava sopra i livelli di rendimento nominale offerti dal BTp a 5 anni con cedola fissa. Conveniva senz’altro comprare questo bond, che nel caso di reflazione protegge il potere di acquisto, a differenza del titolo ordinario. E per chi lo abbia comprato in fase di collocamento e lo deterrà fino alla scadenza, ci sarà un premio fedeltà dello 0,8%, il doppio di quanto offerto in tutte le precedenti emissioni.

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L’andamento dei BTp Italia

Ma oggi questo BTp Italia si paga ben sopra la pari. Venerdì si aggirava sui 106,30, per cui offriva un rendimento reale del -0,08%.

E va da sé che il premio fedeltà non ci sarà, dato che spetta solo a chi lo abbia acquistato in fase di collocamento. Questo rendimento si confronta con uno praticamente uguale offerto dal BTp con cedola fissa di pari durata. Si consideri che lo spread tra i due titoli dovrebbe segnalare il tasso d’inflazione attesa dal mercato da qui alla scadenza, cioè nell’arco del prossimo quadriennio. Se questo è vero, significa che oggi come oggi gli investitori sconterebbero un’inflazione zero da qui alla metà del 2025.

Due settimane prima, lo stesso BTp Italia offriva il -0,24% contro il -0,16% del bond con cedola fissa. Dunque, il mercato scontava un’inflazione di poco positiva, eppure maggiore di quella attuale. In una manciata di sedute, il BTp Italia ha perso lo 0,73% in termini di prezzo, il BTp con cedola fissa l’1,12%. Le aspettative d’inflazione si sono appena raffreddate, quasi ad avvertirci che la ripresa economica italiana dopo la pandemia sarà lunga e sofferta. Al contrario, se analizziamo il BTp€i 15 maggio 2026 e cedola 0,65% (ISIN: IT0005415416), scopriamo che questo venerdì offriva il -0,62%, a fronte dello 0,19% offerto dal BTp di pari durata con cedola fissa. Tralasciando che abbiano scadenze di 1 anno più lunghe, il vero punto è un altro: il BTp€i è agganciato all’inflazione dell’Eurozona, che evidentemente viene scontata più elevata di quella italiana. In un paio di settimane, questa sarebbe stata prevista in crescita di 14 punti base e il prezzo del BTp€i è rimasto sostanzialmente stabile, segno che il mercato stia cercando riparo contro il rischio inflazione, ma con riferimento a quella europea, non italiana.

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