BTp Italia 2025 a 6% dall’emissione di maggio, forse resta sottovalutato

I titoli di stato italiani agganciati all'inflazione non sarebbero ancora correttamente prezzati. Margini di guadagno per i possessori.

di , pubblicato il
BTp Italia maggio 2025 ancora appetibili

L’ultimo BTp Italia in ordine di tempo è stato emesso dal Tesoro prima dell’estate. Era il mese di maggio e veniva collocato sul mercato un titolo ancora più appetibile rispetto ai precedenti, grazie al raddoppio del premio fedeltà allo 0,80%. In più, la cedola reale garantita veniva fissata all’1,40%, praticamente sopra il rendimento a 5 anni allora vigente per il BTp con cedola fissa. A distanza di sei mesi, il titolo con scadenza maggio 2025 e cedola minima garantita dell’1,40% (ISIN: IT0005327306) quota a poco meno di 106, guadagnando quasi il 6% dalla sua emissione alla pari.

Sappiamo che il bond è agganciato all’inflazione italiana ex FOI, per cui tende a conservare il potere d’acquisto del capitale investito. Di questi tempi, con l’inflazione domestica sottozero, non c’è esattamente una corsa a inserire in portafoglio simili strumenti finanziari. Fino a una quindicina di anni fa, il discorso sarebbe stato diverso. In Italia, così come nel resto dell’Eurozona e delle economie avanzate, l’ultimo problema che sembrano avere le famiglie sia l’aumento del costo della vita.

In effetti, guardando ai prezzi del BTp maggio 2025, ne ricaviamo la conferma. Il titolo offre un rendimento minimo dello 0,10%. Infatti, la cedola viene quasi del tutto divorata dall’extra-prezzo che bisogna sborsare per acquistare il bond. Del resto, il titolo con cedola fissa di pari durata rende il -0,07%. Sottraendo dal rendimento del BTp ordinario quello del BTp Italia , otteniamo uno spread di 17 punti base o -0,17%. Questo sarebbe il tasso d’inflazione mediamente atteso dal mercato per i prossimi 4 anni e mezzo. Ciò significa che secondo gli investitori non solo non vi sarebbe alcuna inflazione nel medio-lungo periodo in Italia, ma che anzi resteremmo in deflazione.

 Ricordiamo che in caso di inflazione negativa, la cedola del BTp Italia rimarrebbe invariata all’1,40% annuo nominale.

BTp Italia 2025, cedola minima all’1,40%: conviene comprare all’asta?

Reflazione in agguato

Ora, non avremmo alcun problema a credere che la deflazione rimarrà anche per i prossimi mesi, ma inizieremmo a dubitare che possa attecchire per così lungo tempo. E’ molto probabile, cioè, che il mercato stia sottovalutando il rischio di reflazione. Se anche solo l’inflazione media da qui alla scadenza del bond fosse dello 0,50%, poco più di un quarto del target BCE, il BTp Italia si rivelerebbe nettamente deprezzato, al contrario del BTp con cedola fissa, il quale inizierebbe a deprezzarsi per scontare il minore valore reale del rendimento offerto, peraltro già negativo. Di conseguenza, il primo salirebbe di prezzo, il secondo scenderebbe.

E possiamo comprendere che quanto più alta e veloce sarà la crescita dei prezzi al consumo rilevata dall’ISTAT, tanto più il BTp Italia correrà sul mercato secondario. A quel punto, gli investitori torneranno a guardare a questo tipo di strumenti, apprezzandone la tutela contro la perdita del potere di acquisto. E’ vero, non saremmo di fronte ad alcuna previsione di imminente reflazione, ma considerate che in agosto lo spread tra BTp con cedola fissa e BTp Italia risultava doppio di quello odierno, vale a dire che le aspettative d’inflazione, pur restando negative, siano leggermente migliorate. Da allora, il BTp Italia ha guadagnato l’1,8%, appena di più del suo concorrente. Insomma, resta sottovalutato.

BTp Italia al test della reflazione per un portafoglio a prova di ripresa

[email protected] 

Argomenti: ,