BTp 2050 ai massimi, fin dove può arrivare il rendimento?

Il bond trentennale del Tesoro ha toccato questa settimana nuovi massimi storici, scendendo a un rendimento sotto l'1,80%. Vediamo se esistono margini di ulteriore miglioramento.

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Il bond trentennale del Tesoro ha toccato questa settimana nuovi massimi storici, scendendo a un rendimento sotto l'1,80%. Vediamo se esistono margini di ulteriore miglioramento.

Il BTp settembre 2050 e cedola 2,45% (ISIN: IT0005398406) è stato emesso per la prima volta dal Tesoro nel mese di gennaio, prima che in Italia arrivasse l’emergenza Covid. Ieri, la quotazione si aggirava sui 113,30, ai nuovi massimi. Per contro, il rendimento scendeva ai minimi, vale a dire all’1,88%. Trattandosi di un trentennale, il livello di remunerazione offerto è diventato ormai molto basso. Considerate che ad aprile, nel pieno delle tensioni finanziarie legate alla diffusione della pandemia, lo stesso titolo era arrivato ad offrire il 3,05% lordo. Dunque, da allora il rendimento si è sostanzialmente dimezzato.

Dunque, rispetto ai livelli minimi di prezzo toccati nella primavera scorsa, il BTp 2050 ha guadagnato più del 25%. Chiediamoci se il rally sia finito o se disponga ancora di margini per proseguire. Per rispondere a questa domanda, dobbiamo per prima cosa guardare al grafico dei rendimenti trentennali italiani. Scopriamo che quelli attuali hanno raggiunto e superato al ribasso ormai i minimi storici toccati un anno fa, per cui sarebbe come dire che la corsa sia finita.

Ma il fatto che i rendimenti del BTp 2050 siano già al minimo di sempre non implica anche che non possano scendere ulteriormente. Le condizioni di mercato oggi sono assai diverse da qualche anno fa. Le obbligazioni sovrane rendono negativamente un po’ ovunque in Europa fino alle scadenze medio-lunghe. In Germania, l’intera curva delle scadenze giace sottozero.

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Prospettive per il BTp 2050

Peraltro, nel confronto con gli altri mercati dell’Eurozona, l’Italia offre i maggiori rendimenti di tutti. Ad esempio, il Bonos a 30 anni rende circa lo 0,80% in meno. E’ il segno che il debito sovrano italiano venga considerato il più esposto ai rischi, specie in uno scenario di deterioramento macro complessivo come l’attuale.

Tuttavia, negli ultimi mesi il rischio Italia sui mercati sta scemando, almeno sul piano della percezione. Da un lato, la BCE ha rafforzato il piano di acquisti di assets, offrendo sostegno ai bond dei paesi fiscalmente più deboli dell’area, dall’altro la Commissione europea ha varato un fondo da 750 miliardi (“Recovery Fund”), una incipiente forma di mutualizzazione dei debiti.

Per questo, gli spread tra Italia e Germania si stanno restringendo, pur restando insieme a quelli della Grecia i più alti di tutta l’area. I mercati temono l’autunno, quando una possibile seconda ondata di contagi porterebbe a nuovi “lockdown”, nonché una possibile crisi politica a Roma e turbolenze sociali. Tutti fattori di rischio per il già traballante debito pubblico tricolore, ma se gli animi tra gli investitori continueranno a distendersi per via della “copertura” implicitamente garantita da Bruxelles e Francoforte, a differenza del 2011-’12, i rendimenti italiani tenderanno ad avvicinarsi più ai livelli spagnoli.

Nel caso del BTp 2050, oggi come oggi vi sarebbe uno spazio per la discesa dei rendimenti fino a circa tre quarti di punto percentuale. In termini di prezzo, c’è la potenzialità di una crescita di circa un altro 20%. Attenzione, stiamo ipotizzando lo scenario migliore, che non è per nulla scontato si verifichi. Diciamo che il rally potrebbe proseguire, ma più probabile che si fermi prima e che non arriveremo a vedere gli attuali livelli spagnoli, a meno che nell’area non si registri una ulteriore discesa dei rendimenti, fatto poco probabile con lo spettro della reflazione.

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