BTp 2031 con cedola 6%, ecco cosa succede se investo 10 mila euro

Guardiamo al bond con scadenza maggio 2031 e tasso d'interesse spropositatamente elevato di questi tempi. Quanto ci renderebbe negli anni?

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Guardiamo al bond con scadenza maggio 2031 e tasso d'interesse spropositatamente elevato di questi tempi. Quanto ci renderebbe negli anni?

Pochi giorni fa, il Tesoro ha emesso con successo il BTp aprile 2031 e cedola 0,90% (ISIN: IT0005422891), il più avido di interessi per questa scadenza mai collocato sul mercato dallo stato italiano. Eppure, sul MoT di Borsa Italiana troviamo un altro bond di simile durata e che, però, ci offre una maxi-cedola del 6%. Parliamo del BTp maggio 2031 (ISIN: IT0001444378). Vi chiederete come sia possibile che due titoli che scadono ad appena un mese di distanza l’uno dall’altro offrano interessi così diversi.

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Il BTp maggio 2031 venne emesso per la prima volta alla fine degli anni Novanta, quando debuttò effettivamente come un ultra-trentennale. A quei tempi, i rendimenti di mercato erano molto più alti di oggi ovunque, persino in Germania, ma a maggior ragione in Italia, paese con un altissimo debito pubblico e per questo percepito maggiormente a rischio sul piano della sostenibilità dei conti pubblici.

La cedola del 6% oggi attrae fortemente gli investitori, tant’è che il bond lo si acquistava ieri a 152,26. Per inserirne in portafoglio 1.000 euro nominali bisogna spenderne 1.522,60. Alla scadenza, tra poco più di 10 anni e mezzo, ci troveremmo ad accusare una minusvalenza del 34,32%, dato che il Tesoro ci restituirà 1.000 euro e non la somma effettivamente sborsata. Questa perdita lorda equivarrà a un minore rendimento del 3,24% annualizzato.

Alta cedola, pochissima roba

Certo, nel frattempo avremmo incassato tassi cedolari altissimi. Anche qua, però, fate attenzione: il 6% vale molto meno, se rapportato alla cifra investita, per l’esattezza inciderà per il 3,94%. A conti fatti, il rendimento lordo alla scadenza crolla così allo 0,70%, quello netto allo 0,61%. Ci troviamo di fronte a un dato persino inferiore rispetto allo 0,81-2% del BTp aprile 2031.

Evidentemente, la ben più alta cedola attira gli investitori al punto da essere disposti a pagare relativamente qualcosa di più, pur di portare a casa per anni tassi ormai inesistenti.

Immaginiamo di investire nel bond che scade nel maggio 2031 10.000 euro. Come detto, dovremmo spendere subito 1.526,60 euro, oltre al rateo passivo di 251 euro a favore del venditore, poiché dovremmo riconoscergli la quota di cedola semestrale maturata e che godremmo noi tra meno di un mese. A inizio novembre, infatti, incasseremmo 300 euro e così ogni 6 mesi fino alla scadenza. In tutto, porteremmo a casa 6.600 euro lordi, pari a 5.775 euro netti, che si sommerebbero ai 10.000 euro rimborsati tra circa 10 anni e mezzo. Totale: 15.575 euro.

Ma noi di euro ne avremmo spesi 15.226 per l’investimento e 251 per il rateo, cioè 15.477. Il Fisco, però, ci riconoscerebbe un credito d’imposta del 12,50% sulla minusvalenza, cioè su 5.226 euro, pari a oltre 653 euro.

Avrete già capito che una simile operazione avrebbe poco senso in un’ottica di puro investimento, servirebbe più per “parcheggiare” liquidità nel lungo termine in un asset sicuro o anche per speculare al rialzo. Se le quotazioni del bond salissero ulteriormente, potremmo rivenderlo guadagnandoci qualcosa. Tuttavia, ai prezzi e rendimenti dati, la prospettiva non appare molto probabile e, soprattutto, non dovremmo attenderci eventualmente variazioni significative. Insomma, la maxi-cedola è tutto fumo e pochissimo arrosto. Non ci mangi granché, sono tutte ossa.

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