Bond Perù a 100 anni, come sono andate le prime settimane di negoziazioni

Il primo bond secolare è stato emesso da Lima a novembre con il più basso rendimento sui mercati emergenti per una tale scadenza.

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Bond a 100 anni del Perù

Sono passate poco più di sei settimane dalla prima emissione storica del bond a 100 anni del Perù. Il collocamento per l’importo di 1 miliardo e denominato in dollari avveniva in una fase turbolenta del solitamente tranquillo paese sudamericano. Nel giro di una settimana si erano succeduti tre presidenti. Rimosso il primo, il sostituto dovette dimettersi per le proteste di piazza e il Parlamento si trovò costretto a scegliere una terza figura. Eppure, Lima riusciva a segnare il record dell’emissione di obbligazioni secolari con il più basso rendimento su questa scadenza sui mercati emergenti.

Il Perù emette con successo un bond a 100 anni, rendimento mai così basso per un emergente

Il bond a 100 anni ha scadenza 28 luglio 2121 e cedola 3,23% (ISIN: US715638DR09) al termine della seduta di venerdì scorso quotava a 96 centesimi, sotto la pari e al prezzo di collocamento sul mercato, esitando un rendimento del 3,40%. Pertanto, l’andamento non è stato complessivamente positivo, sebbene proprio all’inizio della scorsa settimana il titolo quotasse sopra 100. Le perdite sono arrivate tutte nelle successive quattro sedute.

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E la tempistica del trend non è stata casuale. Il dollaro si è leggermente rafforzato nelle ultime sedute, a causa della minore propensione al rischio sui mercati seguita ai tragici eventi di Washington. Peraltro, non aiuta neppure la risalita dei rendimenti americani, perché a parità di spread, ciò richiede alle emissioni in dollari emergenti una discesa dei prezzi per risultare allettanti. Sulle lunghe scadenze, è andata male anche a un altro bond peruviano, sempre denominato nella divisa USA. La scadenza 1 dicembre 2060 e cedola 2,78% (ISIN: US715638DQ26) ha perso anch’essa quasi il 4% nel corso della settimana passata, salendo a un rendimento del 2,95%.

Non mancano le ragioni per temere qualche tensione ulteriore nel breve periodo. Le elezioni presidenziali, fissate per il prossimo luglio, rendono abbastanza difficile in questi mesi per il governo agire con tagli alla spesa pubblica e/o aumenti delle imposte per iniziare a tagliare il deficit dopo l’emergenza Covid dell’ultimo anno. Ciononostante, le prospettive di crescita per questa economia emergente rimangono favorevoli nel medio-lungo periodo. E una mano la darebbe la ripresa dei prezzi delle materie prime, se è vero che queste incidano per oltre i tre quarti delle esportazioni nazionali. Il solo rame pesa per quasi il 6% del PIL. E anche i mercati di sbocco appaiono interessanti ai fini dell’evoluzione dell’economia peruviana da qui a breve. Essi sono Cina, USA, India, Corea del Sud e Giappone principalmente e nell’ordine, cioè quasi tutte le grandi economie mondiali, la cui accelerazione nei tassi di crescita quest’anno è attesa da tutti gli analisti, con benefici prevedibili, quindi, anche per l’export, la crescita, le riserve valutarie e le stesse entrate fiscali di Lima.

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