Bond emergenti in dollari che offrono fino al 30%, il trucco è dietro l’angolo

I rendimenti sovrani delle obbligazioni cingalesi appaiono molto allettanti, eppure sono lo specchio di rischi troppo alti e di varia natura.

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Rendimenti esplosivi per le obbligazioni sovrane cingalesi in dollari

Lo Sri Lanka è uno stato dell’Asia orientale con un reddito pro-capite sopra i 4.000 dollari e in rapido sviluppo negli ultimi anni. Rispetto al 2005, ad esempio, il PIL si è più che triplicato. Un’economia emergente promettente da un lato, ma che continua a infliggere grossi rischi agli investitori. Per capirlo, basti guardare alla curva dei rendimenti sovrani in dollari. Ieri, il bond con scadenza marzo 2025 e cedola 6,85% (ISIN: USY8137FAE89) si acquistava a 56 centesimi, offrendo così un rendimento del 30,30%. Dagli inizi di settembre, ha perso il 35%.

Non è andata meglio al bond con scadenza aprile 2028 e cedola 6,75% (ISIN: USY8137FAL23), che ha perso il 34% nello stesso arco di tempo, offrendo un rendimento superiore al 24%. La ragione di questi cali drammatici in così poche settimane non è unica. La pandemia innalzerà il rapporto debito/PIL cingalese dall’87% dello scorso anno al 100% di fine 2020. E già i rating sono molto bassi: B- per S&P e Fitch, Caa1 per Moody’s. In concreto, il debito di Colombo è considerato altamente “spazzatura”. Per fortuna, la prossima grossa scadenza da pagare sarà nel luglio 2021 per l’importo da 1 miliardo. Per contro, le riserve valutarie appaiono basse, pari a soli 7,5 miliardi, a fronte di una bilancia commerciale in costante deficit.

I tassi d’interesse del 4,50% si collocano di poco sopra l’inflazione al 4%, ma ciò non toglie che le stesse partite correnti siano cronicamente in disavanzo, segno che l’economia nel suo complesso non riesce ad essere sufficientemente competitiva sui mercati internazionali. Quanto al cambio, invece, quest’anno se l’è cavato con un indebolimento di circa l’1% contro il dollaro.

Obbligazioni emergenti “spazzatura” e che in dollari rendono fino il 17%

Le frizioni con gli USA

Poi, ci sono questioni geopolitiche molto delicate.

Mercoledì, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, si è recato in visita a Colombo nel corso del suo tour asiatico, mettendo in guardia il governo locale dallo stringere relazioni troppo strette con la Cina e ribadendo che l’America si presenta in veste di alleato, mentre il Partito Comunista Cinese avrebbe mire espansionistiche. Per tutta risposta, il ministro degli Esteri, Dinesh Gunawardena, ha spiegato che lo Sri Lanka è e rimarrà neutrale, perseguendo alleanze con entrambi i partner. Un discorso, che ha innervosito i mercati, perché preluderebbe a possibili minacce di sanzioni da parte di Washington.

In sintesi, non solo ci troviamo dinnanzi a un debito altamente rischioso per la debolezza dei fondamentali macro; adesso, anche le tensioni con l’America contribuiscono a comporre un puzzle temibile per gli investitori stranieri. E pensare che all’inizio dell’anno, entrambi i suddetti bond esibivano prezzi intorno alla pari. Da allora, la caduta. E’ il segno della veloce perdita di fiducia verso alcune delle economie emergenti da un lato e delle specificità negative avvertite con riguardo allo Sri Lanka dall’altro. Del resto, se la curva dei rendimenti in rupie locali offre meno del 7,50% sul tratto a 10 anni, vale a dire una frazione di quanto rendano i bond in dollari a lunga scadenza, significa che siano proprio gli stranieri a non volerne sapere di andare a Colombo.

Bond emergenti favoriti dalla svolta Fed sull’inflazione

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