Il Perù emette con successo un bond a 100 anni, rendimento mai così basso per un emergente

In pieno caos politico-istituzionale, Lima è riuscita a collocare sul mercato obbligazioni a 100 anni con il più basso rendimento di sempre per un mercato emergente.

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Bond Peru a 100 anni emesso con successo

Ci credereste mai che un governo riesca ad emettere con estremo successo un bond a 100 anni, mentre nel giro di appena una settimana si succedono tre capi di stato? Sembrano cronache marziane, invece è quello che è accaduto ieri nel Perù. Il Tesoro di Lima ha raccolto sul mercato 4 miliardi di dollari attraverso obbligazioni a 12, 40 e 100 anni. Per quest’ultima scadenza sono stati accettati ordini per 1 miliardo, così come per quella a 12 anni. Il bone 2060, invece, è stato collocato per 2 miliardi. Le richieste complessive sono state pari a 15 miliardi, quasi 4 volte l’offerta.

Tornando al caos politico, queste non sono state settimane facili per il Peru. Il presidente Martin Vizcarra è stato deposto dal Parlamento il 9 novembre scorso con l’accusa di avere ostacolato un’indagine per corruzione a suo carico. Sostituito da Manuel Merino, questi è stato costretto a dimettersi dopo soli 5 giorni per le furenti manifestazioni di piazza. La stragrande maggioranza dei peruviani, infatti, pensa che la destituzione di Vizcarra sia stata dovuta alla sua lotta alla corruzione. Per questo, il Congresso alla fine nomina il centrista Francisco Sagasti, che completerà il mandato in corso fino alla scadenza del luglio 2021.

I mercati non l’hanno presa bene, se è vero che gli spread siano saliti, ma nemmeno sono andati nel panico. Le vicende politiche, come ha dimostrato il collocamento obbligazionario di ieri, non hanno intaccato la fiducia di fondo verso la solidità economica e finanziaria del Perù. Dal 2000, il suo PIL è quadruplicato e quello pro-capite triplicato. Il boom economico è stato conseguente all’elevata domanda di rame da parte della Cina. Il debito pubblico nel 2019 risultava inferiore al 30% del PIL, mentre la posizione finanziaria con l’estero di Lima si mostra robusta.

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Con riserve valutarie pari a 7,25 miliardi di dollari, una bilancia commerciale in attivo e un saldo corrente tornato di recente anch’esso in attivo, gli investitori non nutrono dubbi sulla solvibilità del debito peruviano, classificato con rating BBB+ da S&P e Fitch e, addirittura, A3 da Moody’s. Il sol, la valuta locale, quest’anno se l’è cavata con un -8% contro il dollaro. Modesti i rendimenti dei bond domestici, con la scadenza a 10 anni al 4% e quella a 30 anni al 5,46%. Ma quello che probabilmente non vi aspettereste sono i rendimenti esitati ieri dal paese per i sui titoli in dollari.

Per quanto i risultati non siano ancora ufficiali, dovete pensare che la tranche a 12 anni ha offerto solo 100 punti base in più del Treasury di pari scadenza, vale a dire l’1,85%. Il rendimento della tranche a 40 anni, invece, è di 125 punti base in più rispetto al trentennale americano, vale a dire al 2,85%. E quello a 100 anni di 170 punti base sopra il Treasury decennale, cioè al 3,30%. Quest’ultimo risulta essere il rendimento più basso mai esitato per un titolo secolare da parte di un’economia emergente. Negli ultimi anni, anche paesi come Messico e Argentina hanno collocato sul mercato bond a 100 anni, ma con rendimenti di gran lunga superiori.

Se il dato fosse confermato, saremmo dinnanzi a un premio inferiore a 100 punti base rispetto alla scadenza a 30 anni. Il bond in dollari novembre 2050 e cedola 5,625% (ISIN: US715638BM30), che sul mercato secondario si acquista ormai a 157, rende circa il 2,35%. Evidentemente, tra fiducia verso Lima e caccia alla “yield” sui mercati internazionali, anche un’economia emergente ben gestita riesce ormai a indebitarsi a costi irrisori sulle lunghissime scadenze.

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