Bond Indonesia, 5 motivi per investire in questo promettente mercato emergente

Mercati emergenti in ripresa dopo il marzo nerissimo per via del Coronavirus. Giacarta attrae la finanza straniera. Vi elenchiamo 5 ragioni per tenerla sott'occhio.

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Mercati emergenti in ripresa dopo il marzo nerissimo per via del Coronavirus. Giacarta attrae la finanza straniera. Vi elenchiamo 5 ragioni per tenerla sott'occhio.

L’agenzia di rating Fitch ha assegnato il giudizio di “BBB” alle ultime emissioni di bond sovrani dell’Indonesia in dollari USA. Trattasi delle obbligazioni con scadenza ottobre 2030 e cedola 3,85% (ISIN: US455780CS32), di quelle con scadenza 2050 e cedola 4,20% e della scadenza aprile 2070 e cedola 4,45% (ISIN: US455780CU87). Questi titoli hanno raccolto complessivamente 4,30 miliardi tra aprile e maggio sui mercati internazionali. E Giacarta ha emesso per la prima volta nella sua storia un bond a 50 anni, peraltro con rendimento relativamente contenuto, segno che gli investitori guardano con speranza a questa economia emergente.

Mercati emergenti, ecco come scegliere tra i bond sulla base dei rendimenti offerti

In effetti, Deutsche Bank continua a intravedere prospettive d’investimento favorevoli e le ragioni dell’ottimismo sono parecchie. Anzitutto, a maggio il mercato obbligazionario sovrano ha attratto capitali esteri netti per 7.070 miliardi di rupie, più di mezzo miliardo di dollari. Da inizio anno, il cambio si è mantenuto piuttosto stabile contro il dollaro, pur essendo deprezzatosi a doppia cifra fino a marzo, rispetto ai cui minimi segnala di avere rimbalzato del 16%. E non è un fatto scontato per un emergente. Da cosa deriva tanta stabilità? L’economia indonesiana sta sì risentendo della crisi globale provocata dall’emergenza Coronavirus, ma quest’anno eviterebbe la recessione, stando alle ultime previsioni della Banca Mondiale, mentre il governo aveva stimato nello scenario peggiore una contrazione del pil dello 0,4%, giù dal +5,10% stimato a gennaio.

Al di là della stabilità del cambio, il debito pubblico indonesiano si mostra molto basso per i canoni occidentali: 30% del pil nel 2019. Per circa un decimo, attualmente risulta nelle mani della banca centrale, che a maggio ha lasciato i tassi invariati al 4,50%.

E qui arriva una terza ragione per guardare all’Indonesia con favore, visto che con un’inflazione al 2,19%, l’istituto avrebbe margini per tagliare il costo del denaro senza impattare negativamente sul cambio. E questo sosterrebbe il mercato obbligazionario in valuta locale.

Le prospettive a lungo termine

Ci sono, poi, i rendimenti molto allettanti. Il decennale in rupie offre il 7,34%, il triennale il 6,40%. Trattasi di livelli ignoti ai mercati avanzati e, soprattutto, elevati anche per i canoni emergenti asiatici. Se qualcuno avesse remore ad assumersi il rischio di cambio, potrebbe sempre optare per i bond in dollari, con il decennale ad offrire ieri poco meno del 2,50% (170 punti base sopra il Treasury), il trentennale circa il 3,30% (+175) e il titolo a 50 anni sopra il 3,80%. Le riserve valutarie ammontano a oltre 130 miliardi di dollari, ma l’aspetto più importante consiste nel fatto che Giacarta presenta una bilancia commerciale in sostanziale equilibrio e un deficit corrente in forte calo nel primo trimestre di quest’anno. Tensioni valutarie, quindi, non dovrebbero esservene nei paraggi.

L’impatto del Coronavirus sui mercati emergenti

E in prospettiva esisterebbe una ragione su tutte per investire in Indonesia. Con l’emergenza Coronavirus, molte società guarderanno con maggiore distacco alla Cina, valutando la possibilità di relocalizzare le produzioni altrove, magari restando nella stessa Asia, in uno o più mercati caratterizzati da elevata libertà economica. L’Indonesia, specie se continuerà sulla strada delle riforme, avrebbe le carte in regola per ospitare le imprese in fuga da Pechino. Nel ranking della Banca Mondiale sulla facilità di fare impresa, figurava solo al 73-esimo posto nel mondo nel 2019, ma nel 2010 era in posizione 126, per cui ha compiuto grossi passi in avanti in meno di un decennio. Sostanzialmente, l’anno scorso si trovava nella stessa posizione della Cina di un paio di anni prima.

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