L’impatto del Coronavirus sui mercati emergenti, ecco i bond più appetibili

Obbligazioni emergenti a rischio Coronavirus? Non tutti i mercati sono uguali. Alcuni presentano condizioni di partenza molto più appetibili.

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Obbligazioni emergenti a rischio Coronavirus? Non tutti i mercati sono uguali. Alcuni presentano condizioni di partenza molto più appetibili.

Mentre la Cina riporta nuovi 5.000 casi di contagio da Coronavirus in un solo giorno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato ieri un allarme terribile: la pandemia potrebbe raggiungere i due terzi della popolazione mondiale, cioè circa 5 miliardi di persone. Sui mercati finanziari non si respira aria di vero panico, ma lo scetticismo sull’economia globale cresce di settimana in settimana.

Le stime indipendenti puntano a una riduzione della crescita cinese per quest’anno nell’ordine di mezzo punto percentuale, a meno che non si riesca a contenere il virus entro giugno. Se così non fosse, il contraccolpo per Pechino diverrebbe più duro, così come anche per il resto del pianeta.

Le valute emergenti hanno un po’ risentito di questo clima, ripiegando mediamente dell’1,25% nell’ultimo mese. Diverse banche centrali hanno già tagliato i tassi per reagire ai venti di crisi. In Asia, lo hanno fatto Malaysia, Thailandia, Filippine, Indonesia e Singapore (quest’ultima all’infuori dei mercati emergenti), mentre in America Latina è toccato al Brasile.

Obbligazioni sovranazionali in valute emergenti o emergenti in valute forti?

Ad oggi, non si registra alcun deflusso netto complessivo sui mercati obbligazionari emergenti, grazie ai livelli medi dei rendimenti tendenzialmente elevati, anche in termini reali. Tuttavia, se i tassi di cambio iniziassero a cedere, gli investitori farebbero due più due. E, comunque, non tutti i mercati sono uguali. Alcuni presentano condizioni di partenza decisamente migliori di altri. Vediamo nel grafico di sotto quali siano i livelli di rendimento reali dei titoli di stato di alcune grandi economie emergenti, cioè il decennale (per l’Argentina abbiamo utilizzato il “benchmark” a 9 anni) al netto dell’ultimo tasso d’inflazione rilevato.

 

Rendimenti reali come driver per investire

Possiamo notare come l’Egitto si ponga al vertice della classifica, esitando un rendimento reale di quasi il 7%, mentre all’ultimo posto troviamo il Pakistan, dove i bond offrono l’1,5% in meno dell’inflazione. Bene anche Sudafrica con un rendimento reale di poco inferiore al 5%, l’Indonesia a quasi 4%, il Messico al 3,6%, così come il Brasile (+2,3%).

La Thailandia presenta bassissimi livelli sia dei rendimenti a lunga scadenza (1,2%) che dell’inflazione (1%), trattandosi di un mercato emergente dalle caratteristiche ormai molto più simili a quelli avanzati.

Nel caso in cui le banche centrali dovessero allentare ulteriormente le loro politiche monetarie per reagire a un eventuale inasprimento della congiuntura internazionale, non tutte disporrebbero degli stessi margini. Economie come Egitto, Sudafrica, Indonesia, Messico, Brasile e fino alla Thailandia si potrebbero permettere di tagliare i tassi ancora un po’ senza impattare negativamente sui rispettivi cambi, le altre rischierebbero di incentivare i deflussi dei capitali, cioè di svalutare i tassi di cambio, accelerando nei mesi l’inflazione. Chiaramente, i soli livelli reali poco ci dicono sulle condizioni macro di un’economia. L’Argentina non ha solamente rendimenti a lungo termine inferiori all’inflazione, ma entrambi sui livelli più alti al mondo, sopra il 50%. Tutto Buenos Aires può fare, tranne che di allentare la sua politica monetaria, oltretutto con un cambio che ha perso quasi il 70% contro il dollaro in poco più di 2 anni.

La repressione finanziaria spinge a guardare ai paesi emergenti, fate attenzione 

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