Bond Egitto: malgrado il Coronavirus, c’è ancora valore nel debito locale e in dollari

Rendimenti egiziani molto generosi, specie se confrontati con quelli di altri mercati emergenti. E le prospettive restano cautamente positive, pur scontando la crisi generata dall'emergenza Coronavirus.

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Rendimenti egiziani molto generosi, specie se confrontati con quelli di altri mercati emergenti. E le prospettive restano cautamente positive, pur scontando la crisi generata dall'emergenza Coronavirus.

L’Egitto risulta ad oggi uno dei paesi con il minor numero di positivi al Coronavirus rispetto alla popolazione, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E i morti, che si aggirano intorno a un centinaio, tutto sommato restano contenuti. Eppure, lo stato nordafricano risentirà della crisi economica internazionale, essendo una meta turistica. Milioni di persone in tutto il mondo stanno cancellando o rinviando le prenotazioni, per cui Il Cairo subirà un duro colpo sul fronte del pil e del gettito fiscale. Tra le buone notizie, invece, c’è la lieve discesa dell’inflazione nel mese di marzo al 5,1% per il secondo mese consecutivo. Tra crollo delle quotazioni petrolifere e rafforzamento del cambio (+1,6% contro il dollaro quest’anno), i prezzi al consumo stanno crescendo a ritmi più lenti e questo per il governo de Il Cairo rimane una priorità, al fine di mantenere le condizioni di vita degli egiziani.

I tassi restano fissati al 9,25%, nettamente sopra i livelli d’inflazione. I tassi reali salgono così sopra il 4%, quando in Turchia sono scesi in area decisamente negativa, tanto per fare un confronto con una grossa economia emergente. In teoria, anche considerando l’appropriata quantità delle riserve valutarie nette della banca centrale, questa avrebbe ancora margini per tagliare i tassi, sostenendo sia l’economia domestica che il mercato sovrano. Ieri, il rendimento del bond a 10 anni si attestava al 14,62%, quello a 2 anni al 13,73%, nettamente sopra l’inflazione e gli stessi tassi.

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Rendimenti elevati anche in dollari

E anche le obbligazioni emesse in dollari mostrano valore. Il bond giugno 2025 e cedola 5,875% (ISIN: US03846JW222), dopo avere accusato un calo di quasi il 14% rispetto ai livelli pre-Coronavirus di febbraio, offriva ieri un rendimento del 7,33%.

Il bond a 10 anni, scadenza aprile 2030 e cedola 5,625% (ISIN: XS1807305328), si è deprezzato di ben il 25% nel frattempo, rendendo l’8,25%. E ancora, spostandoci sulla scadenza aprile 2040 e cedola 6,875% (ISIN: XS0505478684), dopo il tonfo del 22% rende circa il 9,45%. Per il pagamento di questi titoli in valuta straniera sarebbe opportuno guardare ai rischi derivanti da un eventuale assottigliamento eccessivo delle riserve. L’istituto le ha viste scendere di 5,4 miliardi di dollari a 40,1 miliardi a marzo, a causa degli ingenti deflussi registrati nelle settimane di estrema tensione finanziaria internazionale.

Tuttavia, questi livelli consentono ancora all’Egitto di importare beni e servizi per almeno 8 mesi e di onorare tutte le scadenze a breve termine. La stabilità del cambio di questi mesi fa ben sperare, perché riduce il rischio che la banca centrale debba intervenire a suo sostegno vendendo assets in valute straniere e accrescendo la pressione sui pagamenti di obbligazioni non in valuta locale. Nemmeno il bond in scadenza alla fine di aprile segnala più tensioni significative, dopo il tonfo di marzo, quotando ormai poco sotto la pari, segno che il mercato abbia fiducia dell’Egitto. La ripresa delle quotazioni del petrolio consentirebbe al paese, poi, di attingere a un quantitativo superiore di dollari in ingresso, riducendo la pressione sui tassi di cambio e migliorando l’outlook per il mercato sovrano in valuta estera. Le maggiori emissioni attese in funzione anti-crisi, per contro, limitano i rialzi dei prezzi, specie per i bond in lire.

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