L’Egitto riduce i guadagni, ecco perché non approfitta più della fuga verso i bond

Rendimenti egiziani in ascesa nelle ultime sedute, ai massimi da mesi. La corsa globale all'obbligazionario si è arresta su questo mercato emergente. Vediamo perché e le prospettive.

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Rendimenti egiziani in ascesa nelle ultime sedute, ai massimi da mesi. La corsa globale all'obbligazionario si è arresta su questo mercato emergente. Vediamo perché e le prospettive.

Il rally obbligazionario globale non vale per tutti. Se nelle ultime sedute l’Italia ne sa qualcosa, con spread e rendimenti dei BTp in forte risalita, anche qualche mercato emergente sta facendo i conti con la fuga dei capitali verso gli assets percepiti come più sicuri, tra cui dominano i Treasuries. I rendimenti in Egitto stanno risalendo lungo la curva delle scadenze, con il bond a 10 anni ad offrire ieri il 14,60%, +95 punti base da fine febbraio. E il biennale si aggirava al 14,87%, circa +110 bp nella prima decade di marzo.

Vi abbiamo scritto più volte che l’Egitto resta uno dei mercati emergenti più promettenti, specie se raffrontato con paesi come la Turchia sui fondamentali macro. E per certi versi, come vedremo di seguito nell’articolo, le considerazioni positive restano. Semplicemente, le condizioni internazionali sono mutate in peggio per Il Cairo. Anzitutto, il crollo del prezzo del petrolio. L’Egitto è un paese produttore, pur ancora importatore netto, per cui si direbbe che si tratti di una buona notizia per la sua economia. In realtà, esso esporta gas naturale, quasi 173 miliardi di metri cubi nell’anno passato, pari a 1,2 miliardi di dollari di ricavi.

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Per quanto poco incidano sul pil, inutile nascondere che questo settore abbia ravvivato gli investimenti in loco, sostenendo la ripresa economica degli ultimi anni. Ma la vera brutta notizia qui è un’altra: il Coronavirus sta facendo collassare già il turismo internazionale e l’Egitto di turismo ci vive, pesando per il 5% del suo pil. Le prenotazioni per il paese nordafricano sarebbero in calo del 70-80%, anche perché i turisti di molti paesi nemmeno sanno se tra qualche mese siano nelle condizioni di poter viaggiare ed eventualmente verso quali mete.

Per non parlare dei venti di crisi in Europa e Asia, che non fanno immaginare una grande stagione estiva.

Rischio di cambio inalterato

Infine, le rimesse degli emigranti. Valgono circa il 10% del pil, qualcosa come 26,4 miliardi di dollari, stando agli ultimi dati forniti dalla Banca Mondiale. E la crisi riguarda perlopiù paesi produttori di petrolio, in cui vivono molti egiziani, che si teme ne risentiranno presto le conseguenze, spedendo a casa meno denaro, finendo per aggravare i saldi delle partite correnti. Per tutte queste ragioni, gli acquisti di bond in Egitto si sono momentaneamente arrestati, anche le prospettive non appaiono affatto negative.

A febbraio, l’inflazione è scesa al 5,3%, a fronte di tassi d’interesse fissati dalla banca centrale al 12,25% e di un cambio contro il dollaro che quest’anno resta in attivo del 2%, dopo avere guadagnato il 10,6% nel 2019. Sembrano sussistere le condizioni ideali per sperare sia un ulteriore calo dell’inflazione, sia in un taglio dei tassi senza che impatti negativamente sulla lira, ridando fiato all’obbligazionario domestico. I cali accusati dai bond emessi in valute straniere si sono rivelati ad oggi altrettanto sostenuti. Le obbligazioni in euro con scadenza 16 aprile 2030 e cedola 5,625% (ISIN: XS1807305328) nella prima decade di marzo hanno perso circa il 5%, passando da un rendimento del 5,55% al 6,39% e segnalando uno spread solo di poco in allargamento tra i rendimenti dei bond in lire (+10 punti base, a 820) e quelli di cui sopra.

E il bond in dollari con scadenza 31 gennaio 2027 e cedola 7,50% (ISIN: XS1558078736) ha perso oltre il 6%, offrendo ieri un rendimento del 6,26%, circa l’1% in più nello stesso periodo, 842 bp in meno della medesima scadenza in lire, giù dagli 869 bp di fine febbraio, segno che il mercato in questo caso non solo non si attende un maggiore deprezzamento del cambio contro il dollaro, ma persino un miglioramento rispetto allo scenario precedente, sebbene lo spread con il Treasury di pari durata si sia impennato da 394 a 569 bp, segnalando un maggiore rischio sovrano percepito anche in questo caso.

In definitiva, il mercato non starebbe scontando un rischio di cambio in aumento dopo quanto accaduto sui mercati internazionali in questi giorni. Tanto basta per confidare su una prossima ripresa dei bond egiziani, la cui appetibilità non è stata granché scalfita.

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