Bond Aramco stracciano le azioni: guadagni fino al 25% in 15 mesi

Le obbligazioni del colosso petrolifero saudita hanno offerto guadagni a doppia cifra lungo la curva delle scadenze, malgrado i grossi problemi accusati dalla materia prima in questi mesi di "lockdown".

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Le obbligazioni del colosso petrolifero saudita hanno offerto guadagni a doppia cifra lungo la curva delle scadenze, malgrado i grossi problemi accusati dalla materia prima in questi mesi di

Nella primavera dello scorso anno, sui mercati finanziari fece scalpore la maxi-emissione di obbligazioni da parte di Aramco, il colosso petrolifero statale dell’Arabia Saudita, che a fronte dei 12 miliardi di dollari offerti agli investitori raccolse ordini per oltre 100 miliardi. Il rapporto tra domanda e offerta risultò, quindi, superiore a 8, ma quello fu solo l’inizio di una tendenza, che avrebbe visto qua e là nel mondo emittenti privati e sovrani riscuotere simili successi, tra cui l’Italia con il lancio del nuovo BTp 2050 a gennaio, registrando ordini record.

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Da quando Aramco ha emesso questi bond sono passati appena 15 mesi, ma sembra un’altra era per quello che nel frattempo è accaduto all’economia mondiale. Ci troviamo con quotazioni del petrolio del 40% più basse, a causa del contraccolpo alla domanda assestato dal Covid. In teoria, le quotazioni dei suddetti bond dovrebbero essere arretrate, con i rispettivi rendimenti ad essere lievitati. Vediamo se è così.

L’andamento delle 5 tranche

Iniziamo dal titolo con scadenza 16 aprile 2022 e cedola 2,75% (ISIN: XS1982118264), che quotava ieri a 102,73, in rialzo del 3% rispetto al prezzo di emissione e offrendo un rendimento dell’1,12%. Qui, appunto, non si nota alcun arretramento, per quanto effettivamente il prezzo a marzo implodeva in area 95 centesimi. Da allora, però, il balzo ha più che coperto le perdite.

L’obbligazione con scadenza nell’aprile 2024 e cedola 2,8750% (ISIN: XS1982112812) si acquistava ieri sopra 105, in rialzo del 6% dalla data di emissione e offrendo un rendimento dell’1,425%. A marzo era scesa a 90 centesimi. Spostandoci sul tratto a 10 anni, troviamo la scadenza aprile 2029 e cedola 3,50% (ISIN: XS1982113208), che a un prezzo superiore a 111 segna un guadagno di quasi il 12% in 15 mesi, offrendo un rendimento dell’1,99%.

Il ventennale aprile 2039 e cedola 4,25% (ISIN: XS1982113463) sfiorava la quotazione di 120, registrando un balzo del 20,5% dalla primavera scorsa. Infine, la tranche aprile 2049 e cedola 4,375% (ISIN: XS1982116136) superava 124, fruttando guadagni superiori al 25,5%, offrendo un rendimento del 2,85%.

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Queste emissioni furono le prove generali dell’IPO di fine anno, che riguardò solamente l’1,5% del capitale e che vide la compagnia emettere le azioni a 32 rial ciascuna, 8,53 dollari. Ieri, le stesse si acquistavano al Tadawul di Riad a 33 rial, cioè in rialzo di appena il 3% dallo sbarco in borsa. Apprezzabile per tutto quello che è successo al petrolio in questi mesi, ma nulla che possa confrontarsi con i guadagni offerti dal tratto medio-lungo della curva delle scadenze obbligazionarie. Di fatto, investendo in azioni si sarebbe percepita una plusvalenza uguale a quella ricavata da un investimento nelle obbligazioni a 3 anni (aprile 2022), oggi con vita residua di 20 mesi e mezzo.

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