L’allarme spread continua ad esistere anche sotto Draghi ed ecco perché adesso fa più male

Rendimenti italiani in netto rialzo, segno di nervosismo crescente sui mercati riguardo alle condizioni economico-finanziarie dell'Italia

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Draghi e l'allarme spread

Esagerato definirla una soglia di allarme, ma ieri lo spread BTp-Bund a 10 anni è salito sopra 105 punti base, ai massimi dal 5 marzo scorso. Non sembra insensato affermare che qualcosa non stia andando come dovrebbe, Prima che Mario Draghi entrasse a Palazzo Chigi, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi si aggirava sui 115 punti. Dopo la sua nomina a premier, scendeva fino a un minimo di 85.

Sempre ieri, il rendimento a 10 anni lievitava allo 0,78%, livello massimo dal 25 febbraio e in rialzo di ben 20 punti dal 25 marzo. Nel frattempo, il Bonos di pari durata viaggiava sotto lo 0,40%, a +12 bp in tre settimane. Dunque, le distanze stanno ampliandosi anche con la Spagna, pur non drammaticamente. Se non è allarme spread, dunque, poco ci manca. Non nel senso che il costo di emissione del nostro debito pubblico sia diventato insostenibile, quanto che il trend non sia affatto buono.

Draghi è stato chiamato a guidare il governo proprio per l’estrema fiducia riscossa sui mercati e la forte competenza posseduta e necessaria per gestire dossier come vaccinazioni e Recovery Fund. Ma la reazione degli investitori all’ennesimo scostamento di bilancio ipotizzato nell’ordine dei 40 miliardi è stata negativa. L’allarme spread si è riacceso, seppure ancora molto tenuamente. Eppure, non è da sottovalutare. Anzitutto, come detto, abbiamo come premier un uomo dal calibro di Draghi. Secondariamente, la BCE sta acquistando titoli di stato in grandi quantità tra “quantitative easing” e PEPP.

Allarme spread, siamo ancora agli inizi

Quale sarebbe il livello di allarme spread se al governo ci fosse un altro premier? E se la BCE non ci sostenesse appieno sui mercati? Draghi è l’ultima carta che possiamo giocarci.

Dopodiché, non ne esiste alcuna di pari forza. Siamo all’ultima spiaggia, è bene capirlo. Se nemmeno l’ex governatore BCE può permettersi a cuor leggero di annunciare un ulteriore extra-deficit di 40 miliardi senza incutere paura agli investitori, sarebbe opportuno aprire bene occhi e orecchie.

La BCE potrebbe iniziare ad allentare gli acquisti di bond prima che l’Italia avrà agganciato convintamente la ripresa economica. A quel punto, l’allarme spread diverrebbe una minaccia seria, Draghi dovrebbe emettere debito a costi ben superiori. Il sostegno del governo all’economia italiana si farebbe più flebile e lo stesso settore privato subirebbe una stretta del credito. Peraltro, man mano che i rendimenti sovrani lievitano, il patrimonio delle banche italiane ne risente negativamente, a causa delle enormi quantità di BTp in portafoglio.

Ecco, questo è lo scenario che abbiamo di fronte per i prossimi mesi. E c’è una scadenza a cui dovremmo guardare con estremo sospetto: inizio agosto 2021. Da quel momento in poi, entriamo nel “semestre bianco”. Il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere nei sei mesi precedenti alla fine del suo mandato. I partiti sanno che potranno dire e fare di tutto senza rischiare alcunché e la maggioranza vasta ed eterogenea che sostiene il governo Draghi rischia di sfaldarsi e precipitare l’Italia nel caos in piena emergenza economica. Ecco servito un altro spunto per generare quell’allarme spread, a cui oggi tutti guardiamo con sufficienza, facendoci forza della presenza di “Super Mario” a Palazzo Chigi. Ma i super poteri esistono solo nei fumetti.

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