Lo scenario migliore per i BTp nel 2021? La ripresa economica senza inflazione

Calendario di emissioni del Tesoro fitto anche per l'anno prossimo. Ma le prospettive restano positive per i titoli di stato italiani.

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BTp in auge anche nel 2021

Chi aveva investito nei BTp a inizio anno, oggi può vantare guadagni medi per circa l’8%. Il 2020 che sta per concludersi è stato un anno straordinariamente positivo per i titoli di stato e, aggiungiamo, paradossalmente. In effetti, il boom dei prezzi ha fatto il paio con quello del rapporto tra debito e PIL, schizzato sopra il 160% per effetto dell’emergenza Covid. Ma la crisi sanitaria, che ha subito scatenato quella economica, ha obbligato la BCE a reagire con il varo di stimoli monetari senza precedenti: in 9 mesi, sono stati programmati acquisti di assets per 1.850 miliardi di euro fino al marzo 2022. Le emissioni nette di debito pubblico nell’Eurozona quest’anno sono state del tutto coperte da Francoforte. Per non parlare delle nuove aste T-Ltro e Peltro, fiumi di liquidità a beneficio ancora una volta anche dei titoli di stato, oltre che degli altri asset finanziari.

Fatto sta che il BTp a 10 anni rendeva l’1,40% a inizio anno ed è sceso fino a un minimo dello 0,50%, offrendo oggi in area 0,60%. Il costo medio ponderato delle 551 miliardi di euro di emissioni (record assoluto per l’Italia) si è contratto dallo 0,93% del 2019 allo 0,59%. A novembre, si è portato allo 0,32%. Più bassi i rendimenti, più alti i prezzi. Dunque, mai al Tesoro era andata così bene, a fronte di un periodo economico mai così pessimo dalla Seconda Guerra Mondiale.

Previsioni BTp nel 2021 tra BCE, tenuta del governo ed efficacia del vaccino anti-Covid

Previsioni per il 2021

E nel 2021? Esistono principalmente due scenari: 1) la pandemia si arresta grazie alle vaccinazioni di massa, le cui campagne nazionali sono state avviate in questi giorni; 2) la pandemia continua a rappresentare un rischio per l’economia europea. Nel primo caso, il maggiore appetito per il rischio spingerebbe gli investitori a puntare su assets diversi dalle obbligazioni di stato, come le azioni e le obbligazioni corporate, “high yield” ed emergenti.

Nel secondo caso, i capitali resterebbero bloccati nei “porti sicuri”, cioè titoli di stato e semmai obbligazioni corporate “high grade”.

Ma per i BTp, la situazione si mostra un po’ peculiare. Da un lato, sono titoli di stato, dall’altro sono percepiti più rischiosi di quelli del debito nel resto d’Europa. E per questo, ancora oggi offrono rendimenti più alti. I decennali spagnoli e portoghesi, ad esempio, ormai oscillano intorno allo zero. La curva tedesca resta interamente negativa. Sulle lunghissime scadenze, persino i bond della Grecia rendono meno dei BTp. Questo significa che l’appetito per il rischio farebbe defluire i capitali dai mercati sovrani, ma non del tutto da quello italiano, grazie alla caccia al rendimento tra gli investitori.

Lo scenario migliore per i nostri bond sarebbe quello di una ripresa economica europea senza inflazione italiana. In quel caso, i rendimenti reali dei BTp resterebbero elevati in un ambiente di maggiore propensione al rischio. I fondi uscirebbero dai Bund e dagli Oat francesi, dirigendosi verso i titoli di stato ancora redditizi, vale a dire le lunghe scadenze di Spagna e Portogallo e la curva italiana già dal tratto medio-lungo (7-10 anni). Con la ripresa del PIL, poi, i nostri bond verrebbero percepiti un po’ meno rischiosi di oggi e, a quel punto, i rendimenti risulterebbero ancora più interessanti. E la BCE non dovrebbe giocare brutti scherzi fino ai prossimi 15 mesi come minimo.

Questo BTp farebbe il botto nel 2021 con la ripresa dell’economia europea

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