La pensione con l’Ape sociale è una misura destinata a diverse categorie di soggetti, tra cui i disoccupati. L’anticipo pensionistico per chi ha perso involontariamente il lavoro ed è passato dalla Naspi è, infatti, una realtà concreta.
Tuttavia, esiste una categoria di lavoratori che, pur convivendo strutturalmente con la Naspi, di fatto non riesce quasi mai ad accedere all’Ape sociale. Si tratta dei lavoratori stagionali del settore turistico: cuochi, camerieri, addetti di sala, personale alberghiero.
Una situazione che genera forte frustrazione, soprattutto per chi ha già maturato i requisiti anagrafici e contributivi, ma si vede comunque escluso.
Niente pensione Ape sociale per gli stagionali del turismo, ecco perché
È difficile fornire una risposta definitiva senza analizzare nel dettaglio la posizione contributiva del singolo lavoratore.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il Patronato ha ragione quando esclude gli stagionali dall’Ape sociale.
Il motivo sta in una regola poco conosciuta ma decisiva, che spesso porta al rigetto delle domande.
In sostanza, non basta aver terminato la Naspi o aver raggiunto i requisiti principali: esistono condizioni aggiuntive che incidono in modo determinante, soprattutto per chi ha carriere discontinue.
Ape sociale per disoccupati, il triste destino dei lavoratori stagionali
L’Ape sociale è riservata a quattro categorie:
- lavoratori con mansioni gravose;
- caregiver;
- invalidi;
- disoccupati.
Per questi ultimi, i requisiti principali sono:
- aver percepito integralmente la Naspi spettante;
- avere almeno 63 anni e 5 mesi di età;
- possedere almeno 30 anni di contributi.
In linea teorica, quindi, un disoccupato che termina la Naspi può accedere all’Ape sociale e uscire definitivamente dal lavoro. Anche perché la misura prevede il divieto quasi totale di lavorare, salvo attività autonome occasionali entro 5.000 euro annui.
Sulla carta, tutto sembra lineare. Nella pratica, però, le cose cambiano.
Perché l’anticipo pensionistico diventa complicato per gli stagionali?
Il vero ostacolo per i lavoratori stagionali è un requisito spesso sottovalutato:
per accedere all’Ape sociale come disoccupati, è necessario aver svolto almeno 18 mesi di lavoro nei 36 mesi precedenti la cessazione dell’ultimo rapporto.
Ed è qui che il sistema si inceppa.
Chi lavora 4 o 5 mesi all’anno, come accade nel turismo stagionale, difficilmente riesce a raggiungere questa soglia. Anche sommando più stagioni, i periodi lavorati restano insufficienti rispetto ai 18 mesi richiesti nel triennio.
Di conseguenza:
- anche se si percepisce tutta la Naspi;
- anche se si hanno oltre 30 anni di contributi;
- anche se si raggiunge l’età richiesta;
l’accesso all’Ape sociale diventa praticamente impossibile.
È una esclusione non esplicita, ma sostanziale: una regola tecnica che, nei fatti, taglia fuori un’intera categoria di lavoratori che vive proprio di alternanza tra lavoro e disoccupazione.